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Il terrorismo e l’ Isis

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Cari amici, oggi vorremmo partire dalle dichiarazioni rilasciate dal Ministro dell’ Interno italiano, Marco Minniti , al termine del G7 dei Ministri dell’ Interno che si è tenuto ad Ischia.

Egli ha affermato che “oggi ha cominciato a fare i primissimi passi una grande alleanza trai governi e grandi provider nel nome dei principi della libertà”. Questa “alleanza” avrebbe la finalità di bloccare, nel mondo dell’ internet, tutti i contenuti a sfondo terroristico. “Internet è uno straordinario veicolo di libertà che non può essere messo in discussione. Possiamo vincere questa partita col Malware del terrore e dell’ odio “, ha poi aggiunto Minniti.


Ma cosa prevede il terrorismo? Da dove nasce? E per quale scopo ? Ci sono pensieri così elementari che non vengono più pensati, se non quando la tela della vita quotidiana si strappa. Uno è questo: la convivenza umana, la quale si fonda sul presupposto, scontato, che fra gli uomini ci sia una “simpatia reciproca”. Senza questa simpatia preventiva, la convivenza umana non ci sarebbe. Il terrorismo ha in odio questa e perciò sceglie luoghi comuni della mobilità umana: autobus, metropolitana, un bar, un treno … con l’ intenzione di rendere insicuri e angosciare le attività della vita quotidiana. L’ obiettivo più casuale è l’ obiettivo preferito. Non i grandi della terra, ma i veri bersagli sono i corpi martoriati o bruciati della povera gente. La definizione “terrorismo” non è cinica e varia a seconda del punto di vista.

Infatti chi da una parta è indicato come terrorista, dall’ altra può essere considerato combattente per la libertà.. Sì, ma quale libertà ? Per anni l’ Europa e gli USA hanno appoggiato tiranni corrotti: Gheddafi in Libia, Saddam Hussein in Iraq, oggi il presidente della Siria Assad. Interessi economici hanno determinato scelte e posizionamenti; quando il quadro politico è mutato l’ idea è stata di riportare l’ ordine (il nostro ordine) con i bombardamenti aerei e i droni.

Secondo noi è una strana, quanto impensabile, l’ idea di risolvere una guerra civile in atto bombardando e sostituendo un governo “amico” con un altro. Anni fa Jacques Derrida disse: “esistono stati canaglia? Se la ragione del più forte è sempre la migliore… allora sì. Insomma, Il caos nelle terre di confine tra Siria ed Iraq è frutto anche dei nostri errori”. Certo poi c’è la questione del fanatismo islamico, ma intanto vanno capite le ragioni economiche -il dato strutturale per dirla in termini marxisti- alla base del conflitto. Infatti la guerra, secondo noi, è mossa da interessi economici velati da motivi religiosi. La religione è usata, è strumentalizzata.

Ma chi finanzia l’ Isis? Tra i finanzieri, secondo molti, c’erano Turchia, Arabia Saudita, paesi amici degli Stati Uniti. Finanziavano l’ Isis in funzione anti-sciita, vero, ma le armi sono state usate per compiere attentati come quello di Parigi per esempio. Da qui la situazione paradossale, di una grande potenza -l’ America- che esprime solidarietà alle vittime francesi uccise con le armi degli amici turchi e sauditi. Si può essere solidali (contemporaneamente) con gli Stati che finanziano il terrore e con chi lo subisce?


Un’ altra questione fondamentale è la risposta allo stato islamico e ai suoi “seguaci”, strumentalizzati per fini di potere dal califfo. Questa questione non si risolve con le armi ma secondo noi con l’ integrazione. Basti pensare ai musulmani in Europa moderati. L’ Isis è nemico dei musulmani. Infatti li vorrebbe fanatici, pronti alla morte. Perché l’ Isis è integralismo, teocrazia, indistinzione tra politica e religione, cioè medioevo. Molto importante è quindi la distinzione tra Islam buono e “Islam fanatico”. Dobbiamo opporci a una guerra di religione contro il mondo islamico; lo scontro è con la minoranza d’ integralisti che ha creato lo stato islamico. Il nemico va circoscritto: non è il semplice musulmano

Fondatore e direttore del sito www.lapoliticadelpopolo.it Coltivo quotidianamente la mia passione per la politica, l'attualità e l'informazione, cercando di coinvolgere sempre più i giovani.

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