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Cultura

Italia fra emigrazione e immigrazione

Una riflessione sulla nostra Italia, un tempo terra di emigranti e oggi terra di immigrati.

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“Ahi serva italia,di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta non donna di provincia ma bordello”. Con questa frase Dante Alighieri definisce la nostra Italia, terra di nessuno ma al contempo terra di tutti.” La penisola che non c’è” come direbbe il cantautore Giorgio Gaber è stata sempre protagonista di molti fenomeni, tra cui l’emigrazione dei propri abitanti verso i paesi più lontani come l’America. La corrente migratoria italiana si è verificata tra l’ottocento e il novecento ed è “partita” dal Sud Italia.

Come riporta Ciccotti nel settimanale La Voce del 1911 a spingere i contadini ad abbandonare la loro terra in cui erano nati e cresciuti erano per esempio i sistemi arretrati di agricoltura, i sistemi tributari che ricadevano sulle spalle dei poveri contadini e i sistemi amministrativi che erano ancora caratterizzati da usi e abusi feudali. In quegli anni un misero contadino, senza mai essere uscito fuori dal paese che abitava, presi i suoi risparmi si recava verso l’ignoto, che poteva essere per esempio l’America o l’Australia, a cercare una vita migliore.

I contadini che sentivano raccontare in paese le storie di chi aveva trovato “la sua fortuna” all’estero sognavano di vedere l’America. Al contempo stesso quella povera gente che si era imbarcata sui transatlantici per raggiungerla immaginava come poteva essere quella meravigliosa terra. Quando si vedeva dalla nave la statua della libertà, come racconta il film Novecento, c’era qualcuno che gridava perchè l’aveva avvistata per primo.

Al suo grido tutti si giravano e credevano i loro sogni realizzati. Però non avevano ancora fatto i conti con la dura realtà: anche se si trovavano in America solo pochi diventavano pienamente americani e come narra Carlo Levi nel suo libro “Cristo si è fermato ad Eboli” molti quando ritornavano,dopo vent’anni, nella loro patria erano identici a quando erano partiti. Il tempo che in America non passava mai, ora per loro volava velocemente e così comperata, con i pochi risparmi del loro duro lavoro in America, una terra e sposata una ragazza che conoscevano da bambini decidevano di rimanere per sempre nella loro terra anche se dopo pochissimo tempo la miseria ritornava. E’ facile notare come l’Italia da terra di emigranti è divenuta terra di immigrati.

Dopo gli anni ’50 infatti in Italia ci fu un “boom economico” e migliorarono le condizioni di vita degli italiani. Il Nord si sviluppò maggiormente del Sud Italia, crebbe l’occupazione e gli italiani abbandonarono i lavori più dequalificati e faticosi(lavoro domestico, agricoltura, pesca, commercio ambulante), Inoltre per ragioni turistiche l’Italia aprì le sue frontiere favorendo l’ingresso degli immigrati. In modo che l’Italia oggi rappresenta la terra che qualcuno in qualche paese dell’Africa, dell’Arabia, della Siria sogna di raggiungere alla ricerca di una vita migliore. Così come i meridionali che emigravano in America erano “ammassati” nella terza classe dei transatlantici, oggi gli immigrati che cercano di raggiungere l’Italia sono “ammassati” dentro piccoli barconi che in mare aperto facilmente si ribaltano.

Essi presi tutti i loro pochi averi, come i meriodionali italiani di un tempo, si imbarcano cercando la vita o quanto meno cercando di dare una speranza ai loro figli, come racconta Mirco il cane nella sua canzone seconda classificata al festival di Sanremo nelle nuove proposte, e molto spesso trovano la morte. Oppure se la fortuna è dalla loro parte riescono a raggiungere le coste italiane e trovano noi italiani, che come gli americani del novecento, giudichiamo questa povera gente, che ha rischiato anche la vita per raggiungere la nostra terra e scappare via dalla sua patria dove oltre alla guerra c’è molta miseria, classificandola come” gente che viene a rubare il lavoro agli italiani” o direttamente come “terroristi” e per esprimere questo con le parole del cantautore De Andrè ”sentendoci come Gesù nel tempio” e avendo dimenticato che prima gli emigrati siamo stati noi italiani.

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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