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La nostra intervista a Matteo Ciacci, il capo di Stato più giovane della storia

La nostra intervista al capo di Stato più giovane della storia, Matteo Ciacci.

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Cari amici,
oggi abbiamo avuto l’ onore di parlare con Matteo Ciacci, Capo di Stato della Repubblica di San Marino. E’ stato sicuramente piacevole discutere con lui, in quanto a soli 27 anni è riuscito a raggiungere un traguardo così importante. In verità abbiamo provato un profondo senso di ammirazione nei suoi confronti poiché si é dimostrato nel rispondere alle nostre domande molto gentile e umile. Inoltre, per noi che siamo due giovani con la passione per la politica, è stato un grande piacere entrare in contatto con una personalità capace di divenire capo partito solamente a 22 anni e successivamente, 5 primavere più tardi di raggiungere la carica massima nel proprio Paese. Questa è la chiara testimonianza che esistono ancora oggi giovani capaci di realizzarsi nella politica, proprio la politica che da molti viene definita rovina delle nuove generazioni, ladra del futuro dei ragazzi.

-A soli 27 anni è divenuto il capo di stato della repubblica di San Marino, cosa significa questo per lei?

E’ una bella soddisfazione, una grande emozione continuare a rappresentare attraverso la più alta carica dello Stato il mio Paese. É un onore e oltre a questo ci sarà molto da lavorare per essere all’altezza del compito. Ho un collega che sicuramente mi aiuterà a operare al meglio. Questo è un incarico rappresentativo ma è comunque molto sentito dalla popolazione, è anche una delle cariche più amate e questo fa assolutamente piacere.

-Quale orgoglio è per lei e San Marino avere come ambasciatore Andrea Bocelli?

E’ un orgoglio enorme, oltretutto il maestro Bocelli è entrato recentemente nell’ambito diplomatico della Repubblica di San Marino. Potrà dare sicuramente un contributo in ambito culturale e artistico molto importante. Abbiamo bisogno di persone e di personalità di pregio che possano proiettare la Repubblica di San marino per quello che è: un’antica terra della libertà che guarda al mondo, all’oceano internazionale, che è capace di raccontare la propria storia, la propria tradizione, le proprie pecurietà in maniera assolutamente così positiva e multidinamica.

-Quali sono le cose positive e negative nell’amministrare San Marino?

Le cose positive sono sicuramente il rapporto diretto con la popolazione, la comunità fatta di grandi persone che hanno saputo “tirarsi su le maniche” nei momenti di difficoltà perchè comunque in storia è un ambiente pure antico, vorrei ricordare che l’anno della fondazione della nostra Repubblica è il 3 settembre del 301 d.c quindi parliamo di tantissimi anni di storia ed evidentemente in questi alti e bassi che ci sono in una storia così millenaria, la nostra è una comunità che comunque con le sue caratteristiche ha sempre saputo emergere anche nei momenti di difficoltà. Stiamo vivendo, come un po’ tutti i paesi, un momento di difficoltà ma anche da questo punto di vista si è cercato di cambiare un sistema, si è cercato di mettere in campo una serie di politiche legate all’economia, al lavoro, allo sviluppo, alla trasparenza e alla legalità che ci daranno sicuramente ampi risultati. Le cose negative: è chiaro che le nostre piccole dimensioni possono portare anche a essere sempre legati a scelte geopolitiche pure di altri stati limitrofi. E quindi dobbiamo favorire la nostra autonomia ma è bello che la sovranità di San Marino venga riconosciuta non solo dal popolo Sanmarinese ma anche nei vari contesti internazionali.

Quale orientamento politico italiano lei guarda con maggiore approvazione?

La politica italiana sta vivendo un momento,secondo me, di transizione, di cambiamento. Stanno emergendo forze che sono un po’ di rottura con il sistema. Onestamente sarei stato molto indeciso nelle ultime elezioni del 4 marzo 2018 rispetto la mia preferenza di voto. Credo che per il ruolo che andrò a ricoprire il rapporto con l’Italia evidentemente sarà strategico per poter rilanciare a pieno la nostra economia, il nostro territorio. Quindi da questo punto di vista io faccio parte del Movimento Civico. Il Movimento Civico che ha voluto ormai cinque, sei anni fa gettare un po’ il cuore oltre l’ostacolo. Nel senso che ha voluto cercare di impostare un nuovo modo di far politica dove l’onestà e la capacità di fare le cose possono andare di pari passo. Quindi si mette in risalto l’ onestà, la serietà, il rigore, il buon esempio, la credibilità delle persone e la capacità di fare le cose ma anche pragmatismo, tanta concretezza, un programma chiaro e dettagliato con proposte serie e compatibili con il nostro territorio e le nostre risorse.

Portatore di questi valori in Italia è soprattutto il Movimento 5 stelle, lei cosa ne pensa?

Il Movimento 5 Stelle ha avuto un ottimo risultato elettorale e sicuramente è un “fenomeno” che va guardato con attenzione. Ha all’interno del suo programma elettorale delle proposte che evidentemente possono essere assolutamente interessanti. Però credo che la cosa più valida sia questo approccio, un po’ simile al nostro, di rottura rispetto al passato, al di la della politica tradizionale che chiaramente non ha ottenuto quello che poteva realmente raggiungere. Quindi di contrasto, la politica tradizionale, quella fatta di proposte, fatta di concretezza, fatta di persone per bene è a mio avviso un valore aggiunto in generale di ogni movimento civico. Credo adesso con tutta l’umiltà del caso e parlandone da fuori, perché poi non è bello dare giudizi sulle altre forze politiche, però credo che sia un approccio di rottura anche quello del Movimento 5 Stelle.

-Ritornando a San Marino quale progresso civico ed etico sogna per i suoi cittadini?

Il progresso civico ed etico a mio avviso c’è stato, nel senso che abbiamo avuto anche noi una crisi morale e dei valori e soprattutto è coincisa con una crisi economica dove ci si è dovuti un po’ reinventare rispetto a quello che proprio la crisi ha portato. Io credo dal punto di vista politico, istituzionale e anche imprenditoriale che San Marino ne sia uscito con i suoi valori: quello riconosciuto nella propria identità e dalla capacità di essere comunque, anche nei momenti complicati, comunità e quindi parlare tutti la stessa lingua. In prospettiva credo che i margini di miglioramento, soprattutto per la nostra economia sono enormi. Stiamo impostando un lavoro ormai da un anno e mezzo che ci vede come forza di maggioranza di questo Paese. Stiamo improntando il lavoro appunto sulla trasparenza, sull’internazionalizzazione del sistema e sulla capacità di essere estremamente innovati. Mi riferisco per esempio all’ordinamento della burocrazia, all’innovazione, a una serie di normative che agevolino gli investimenti perché evidentemente pur non rispettando le nostre peculiarità dobbiamo guardare fuori.

-Che ruolo ha San Marino nella globalizzazione?

San Marino ha evidentemente un piccolo ruolo, un ruolo legato alla sua connotazione geografica e alla sua conformazione strutturale in termine di popolazione, in termine di territorio 61 km2 per 33.000 mila abitanti. Quindi il compito di San Marino, io penso, sia legato a quello che siamo, siamo nella Repubblica italiana che può essere talvolta anche un Paese positivo dato che per esempio nell’ambito italiano abbiamo 4000 frontalieri che tutti i giorni varcano il confine e lavorano in Repubblica. Abbiamo scambi internazionali e comunque sussistono quotidianamente, partecipiamo al Consiglio d’Europa, stiamo lavorando per un accordo in associazione con l’Unione Europea, stiamo diventando diciamo patrimonio dell’Unesco, abbiamo oltretutto un altro aspetto importante, cioè il fatto che partecipiamo ad altri organismi internazionali. Quindi sono tutte situazioni che noi vogliamo tenere in considerazione e quindi in termini economici penso sia un lavoro di rapporti internazionali di politica estera. San Marino il vantaggio che può dare è quello di avere un bel rapporto con le istituzioni, di essere un bel Paese dove c’è sicurezza, dove c’è comunque un territorio agevole. Inoltre vogliamo assicurare che San marino vuole investire e diventare economicamente un piccolo punto di riferimento magari su alcuni settori.

-Ritornando alla sua elezione, come ha fatto una figura come la sua ad affermarsi così presto nel mondo della politica?

Io penso che con l’impegno e il lavoro alla fine si ottengono sempre i risultati. Il sacrifico paga sempre nella vita però penso che sia giusto così. C’è stata una ventata nuova, specialmente nelle ultime elezioni in cui la classe politica era capeggiata dalla democrazia cristiana e dall’area socialista e non è stata più scelta per governare il paese. Il governo del Paese è andato a tre forze nuove che compongono la nostra coalizione la quale aveva un programma serio, a mio avviso anche estremamente pragmatico e anche un forte rinnovamento nelle persone e per esempio il nostro Congresso di Stato che è il governo, è composto da persone tutte nuove di cui tanti di questi sono giovani, non della mia età ma c’é anche qualche under 40. Un movimento che ha fatto, io credo bene in questi ultimi anni e con tanta umiltà, perchè poi noi giovani abbiamo un entusiasmo ma dobbiamo anche essere capaci di ascoltare, cerchiamo di fare il nostro meglio e perciò con umiltà, sacrifico, dedizione, studio e formazione continua perchè non bisogna sentirsi “arrivati”, soprattutto noi giovani che abbiamo molto tempo davanti per poter fare tante belle cose.

-Oggi molti giovani pensano che la politica sia noiosa e inconcludente. Perché secondo lei si è diffuso questo pensiero?

Perché la politica soprattutto quella tradizionale e parallelamente ci inserisco anche la crisi economica, non ha saputo dare quelle risposte. Ed è per questo che sono nati per esempio i movimenti e quindi qualche organizzazione politica che fosse un po’ diversa rispetto al solito. Diciamo che questa “disillusione” da parte dei giovani la comprendo e l’ho anche vissuta in prima persona. Però credo anche che tanti giovani ora si stiano impegnando e questa è una cosa molto bella o almeno bisogna cercare di lavorare affinché questo avvenga. Credo che la risposta non sia quella dell’astensione o dell’osservatore da fuori ma dell’impegno, non solo politico ma in tutto: nel volontariato e in ogni ambito in cui ognuno può essere un buon cittadino . L’importante è essere un buon cittadino, il quale si interessa e vuole cercare di cambiare le cose nel suo piccolo, nelle sue funzioni. Io credo che i giovani in questo senso possano dare un grande contributo, saranno la classe dirigente del domani.

-Quale sua visone della vita vuole trasmettere ai giovani che leggeranno questa intervista?

Io sono un ragazzo normalissimo come tutti, non voglio adesso nemmeno esagerare nelle mie valutazioni, voglio essere e rimanere tale, mi sembra giusto così. Io penso che non ho niente da insegnare ma voglio solo dire che dalla mia piccolissima esperienza il lavoro paga. Anche dopo, con i sacrifici, io credo si ottengano i risultati, non si deve mollare. Tutti i giorni deve essere un sfida ed io penso che poi un giovane possa veramente emergere. Nel mio caso non sono miracolato, nel tempo ho fatto campagne elettorali, c’è stato un impegno. Io sono stato nel 2012 rappresentante per la prima volta del nostro movimento che ho contribuito a fondare. Nella mia breve esperienza politica ero molto giovane avevo intenzione di non candidarmi ma ho lavorato da sotto affinché le mie idee, le proposte emergessero nel programma elettorale del movimento. Poi nei tempi giusti ho avuto la possibilità di coordinare il movimento a 22/23 anni ed ero capo del gruppo, poi successivamente nel 2016 eletto in Consiglio. Adesso mi è arrivata questa bellissima opportunità quindi, sicuramente nel mio caso, il lavoro ha pagato. Questo è un bel messaggio e spero di riuscire a interpretarlo concretamente.

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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