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Cronaca

Ecco chi era Sergio Marchionne

Chi era Sergio Marchionne? Un uomo straordinario che ci ha lasciato troppo presto

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“Care colleghe, cari colleghi,
questa è senza dubbio la lettera più difficile che abbia mai scritto. È con profonda tristezza che vi devo dire che le condizioni del nostro Amministratore Delegato, Sergio Marchionne, che di recente si è sottoposto a un intervento chirurgico, sono purtroppo peggiorate nelle ultime ore e non gli permetteranno di rientrare in FCA. Negli ultimi 14 anni, prima in Fiat, poi in Chrysler e infine in FCA, Sergio è stato il miglior amministratore delegato che si potesse desiderare e, per me, un vero e proprio mentore, un collega e un caro amico. Ci siamo conosciuti in uno dei momenti più bui nella storia della Fiat ed è stato grazie al suo intelletto, alla sua perseveranza e alla sua leadership se siamo riusciti a salvare l’azienda.”


Inizia con queste parole la lettera che John Elkann ha scritto ai dipendenti di Fca dopo la nomina di Mike Manley come nuovo amministratore delegato della FCA. Nelle ultime ore l’attenzione è tutta puntata su Sergio, quello stesso Sergio che eravamo abituati a vedere con le cuffie nei box Ferrari e che probabilmente là non lo rivedremo più. Molti nelle ultime ore scrivono di lui e al suo nome allegano la parola “Irreversibile”. La parola chiave che racconta più di ogni altra quanto sia sottile il filo che tiene Sergio Marchionne legato alla vita e che ieri è stata usata per la prima volta da chi riesce ad andare oltre il muro del silenzio voluto dalla famiglia e dalla Fiat Chrysler. Ma chi era Sergio Marchionne?


Sergio figlio di un maresciallo dei carabinieri nasce a Chieti il 17 giugno 1952 e consegue tre lauree:in Legge alla Osgoode Hall Law School of York University, un Master in Business Administration (MBA) presso la University of Windsor e una laurea in filosofia conseguita presso l’Università di Toronto. A partire dal 2003, su designazione di Umberto Agnelli, Marchionne entra a far parte del Consiglio di Amministrazione del Lingotto Fiat. In seguito alla morte di Umberto Agnelli e alle dimissioni dell’amministratore delegato Giuseppe Morchio, che aveva lasciato l’azienda dopo il rifiuto della famiglia Agnelli di affidargli anche la carica di presidente, Sergio Marchionne viene nominato (1 giugno 2004) Amministratore delegato del Gruppo Fiat. Dopo alcuni contrasti con il dirigente tedesco Herbert Demel, nel 2005 assume anche la guida di Fiat Auto in prima persona. Durante la sua amministrazione, Fiat deve affrontare progetti che erano stati scartati in precedenza: Fiat 500, Lancia Fulvia Coupé, Fiat Croma e vengono prodotti in soli due anni molti nuovi modelli. In pieno periodo di crisi internazionale globale, nel mese di aprile del 2009 Marchionne effettua lunghe e travagliate trattative legate all’acquisizione della statunitense Chrysler con i sindacati ed il governo americani. Al termine delle trattativa viene raggiunto un accordo che prevede l’acquisizione da parte del Lingotto del 20% delle azioni Chrysler, in cambio del know how delle tecnologie torinesi, facendo nascere così il sesto gruppo automobilistico del mondo. Tale è l’importanza dell’accordo che è lo stesso Presidente degli Stati Uniti Barack Obama darne annuncio.

Nei giorni immediatamente successivi all’accordo con la casa automobilistica d’oltreoceano, l’AD di Fiat Group inizia trattative con i sindacati ed il governo tedeschi per una fusione tra la casa automobilistica piemontese e la tedesca Opel (facente parte del gruppo statunitense General Motors): l’obiettivo è quello di dare vita a un colosso del settore automobilistico capace di produrre 6 milioni di vetture all’anno. Nel settembre 2014 sostituisce Luca Montezemolo alla presidenza della Ferrari. A ricordare Sergio Marchionne su Facebook ci pensa anche l’ex presidente del consiglio Matteo Renzi che è stato da sempre un suo grande estimatore:

“Sergio Marchionne è stato un grandissimo protagonista della vita economica italiana. Chi lo nega, nega l’evidenza. Ha creato posti di lavoro, non cassintegrati. Perché il lavoro si crea con la fatica e con l’impegno, non con i sussidi. Ha salvato un’azienda, la Fiat, quando sembrava tecnicamente impossibile farlo. Ha subito l’odio ideologico di chi detesta le persone di talento. Chi in queste ore esprime il suo odio, anche sui social, si dimostra un uomo squallido.
Con Marchionne ho litigato talvolta, ho discusso sempre, ho lavorato molto. E molto bene. Ho imparato come mi capita sempre da persone che hanno una marcia in più. E gli sono grato per questo.
Tanto di cappello a un manager il cui lavoro resterà a lungo nella storia economica del nostro Paese.”

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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