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L’Afghanistan: gli orrori di una guerra dimenticata per troppo tempo

Proviamo a raccontarvi in questo articolo gli orrori di una guerra dimenticati per troppo a lungo attraverso le parole del giornalista Carmen Gentile che gli ha vissuti in prima persona.

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Cari amici,
sotto gli occhi di tutti noi occidentali in Afghanistan si consuma una guerra dal 2001. La chiamano una guerra contro il terrorismo scaturita dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Fatto sta che dopo quell’attentato l’America, prima Potenza del mondo, non poteva starsene in silenzio ma doveva dimostrare al mondo intero “la sua forza”. Così da allora continua in un silenzio che non fa più clamore questa guerra e tante persone continuano a perdere la vita.

Nei giorni scorsi, per ridare all’Afghanistan un po’ di attenzione in più, abbiamo intervistato Carmen Gentile, un reporter che ha coperto entrambe le guerre in Afghanistan e in Iraq e collaboratore di alcune importanti testate giornalistiche tra cui il New York Times, Time, USA Today…

Il viaggio in Afghanistan di Carmen come ci ha raccontato lui stesso inizia nel 2005, l’anno precedente aveva seguito il sanguinoso colpo di stato ad Haiti.” Lì ho scoperto di avere talento per riferire riguardo conflitti nei quali cui riuscivo a tenere sotto controllo le mie paure e portare a termine il lavoro.” Secondo voi, in che condizioni si trovano i villaggi?
Alcuni villaggi sono un raggruppamento di capanne di pietra senza elettricità e un pozzo vicino. Altri hanno strutture più moderne. Alcuni villaggi accolgono e sostengono i Talebani, mentre altri ,se vogliono sopravvivere, devono meramente accettarli.

Da queste parole di Carmen capiamo la condizione della popolazione che si trova coinvolta in un conflitto dalle dimensioni internazionali infatti “le vittime civili sono una sfortunata conseguenza di ogni conflitto. Purtroppo non possono essere evitate, specialmente in Afghanistan, dove i soldati si mescolano alla popolazione civile.” Molti sono i presidenti che durante la loro campagna elettorale prometto l’invio di più truppe o la ritirata delle truppe, fatto sta che la situazione non cambia:” La NATO dovrebbe inviare più truppe? No. A meno che non abbiano intenzione di stanziare un milione di soldati per i prossimi 100 anni. Questo potrebbe cambiare le cose laggiù.

Ma contro chi si sta combattendo questa guerra? E chi sono questi “Talebani”? La parola taliban significa”studente” in lingua pashtun, quindi i talebani sono gli studenti delle scuole coraniche che nel 1996 entrarono a Kabul e instaurarono una specie di emirato afghano riconosciuto solo da Pakistan e Arabia Saudita. Essi vennero cacciati da Kabul con l’offensiva anglo-americana nel 2001.
Spesso noi occidentali tendiamo a fare una rappresentazione errata della realtà: per esempio immaginiamo i talebani come persone crudeli pronti con le loro sciabole ad attaccare il nemico a bordo dei loro cammelli invece no, infatti come ci assicura il reporter:” Ho incontrato e intervistato alcuni membri talebani, alcuni dei quali molto educati e accomodanti quando li ho interrogati.


Negli anni scorsi inoltre si è sparsa la voce che i militari a fine missione lucrano sull’oppio che portano in grande quantità in Europa e in America sapendo di non dover passare alcun controllo doganale. I direttori delle agenzie internazionali presenti a Kabul sanno tutto, ma sono costretti a tacere. Obama, in un sussulto, apparente, di dignità, nel 2009 decise di abbandonare la linea del disinteresse, e approvò un intervento “selettivo” ovvero volto a colpire solo i signori della droga legati ai talebani, che però rappresentano appena circa il 10% del totale. Per gli altri, ovvero per il 90% dei trafficanti, tutto come prima.” Non conosco soldati che abbiano contrabbandato oppiacei negli Stati Uniti dopo le missioni. Il rischio è troppo alto. Inoltre, ci sono già grandi quantità di oppiacei ed Eroina disponibili negli USA. Non vi è alcun profitto nel portarne piccole quantità di nascosto dall’ Afghanistan.

Il libro di Carmen, uscito a maggio si intitola “ Blinsided by the Taliban” dal titolo si capisce che questa esperienza in Afghanistan gli ha lascito qualcosa non solo a livello psicologico ma anche fisicamente in quanto è stato colpito da una granata a propulsione a razzo:” In quel momento ho pensato che sarei morto e nelle frazioni di secondo prima che il razzo mi colpisse sono entrato in uno stato di calma e ho accettato il fatto che la mia vita fosse finita.” Nonostante questo Carmen ci ribatte che ” L’Afghanistan è uno dei paesi più belli che io abbia mai visto. Ne sento la mancanza ogni giorno e aspetto con ansia il prossimo viaggio.” Insomma dalle parole di Carmen possiamo cercare di capire in parte gli orrori della guerra in Afghanistan dove:

” Le persone muoiono, vengono mutilate, allontanate dalle loro case e il mondo continua a girare.”

Ringraziamo Carmen Gentile per la sua collaborazione e soprattutto le nostre traduttrici: Sara Barbato e Marta Fisicaro senza le quali non sarebbe stato possibile realizzare quest’articolo.

Montagne rugginose
per troppo sangue sorbito
stanno truci di guardia
alle porte del deserto.
L’orgoglio ancestrale di fiere genti
freme ancora
alla ricerca di nuove prede,
da offrire alla memoria di nuove generazioni
allevate all’ombra di secolari tradizioni.

Cannoni arrugginiti di carri armati
i nudi alberi
e carcasse brunite dal fuoco
la sola vegetazione
dietro a cui giocano al jihad
bambini vecchi,
orfani di sogni,
saltellando sull’unica gamba
rimasta integra.

Lo sguardo febbrile negli occhi sensuali
non va oltre la più vicina
mina antiuomo
di fabbricazione italiana,
il piatto ordigno metallico su cui
hanno già conosciuto la pietas
della lontana civiltà occidentale:
non la morte compassionevole,
ma la sofferenza salvifica
del mutilato.

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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