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Cultura

Reddito di cittadinanza: assistenzialismo o assistenza?

La frattura tra Nord e Sud non potrà di certo essere risanata esclusivamente attraverso la rimozione del vocabolo “Nord” dall’acronimo della “Lega”.

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La frattura tra Nord e Sud non potrà di certo essere risanata esclusivamente attraverso la rimozione del vocabolo “Nord” dall’acronimo della “Lega”. Il Mezzogiorno è stato, infatti, sin dai tempi immediatamente successivi all’Unità d’Italia, terra dalle infinite risorse e, pertanto, ampiamente sfruttata dal Settentrione, che ha avuto così modo di svilupparsi ed innovarsi, mentre da Roma in giù, la situazione è rimasta per più di un secolo economicamente retrograda. Oggi assistiamo, tra i vari fenomeni che investono il nostro Paese, dalla Val D’Aosta sino a Portopalo di Capo Passero, dalla punta più in alto a quella più estrema, insomma, del territorio nazionale alla vasta diffusione di un problema comune: la disoccupazione, soprattutto tra i giovani. Tuttavia, un lume di speranza sembra si stia accendendo: difatti, tra le soluzioni proposte dal “giovane” governo (Lega-M5S), vi è l’estensione del “reddito di cittadinanza”, una sorta di “sussidio”, sostenuto in primis dai grillini, che si pone l’obiettivo, non soltanto di ridurre la mancanza di occupazione, ma, proprio incrementare il lavoro, specie, appunto, al Sud, che sarebbe la zona prevalentemente interessata alla messa in atto di tale decreto.

“ Le spese che non si possono fare per il reddito di cittadinanza, sono esclusivamente quelle per il gioco d’azzardo. È una piaga sociale che stiamo combattendo e abbiamo già reso illegale qualsiasi forma di pubblicità all’azzardo!”

Così commenta il vicepremier pentastellato, Luigi Di Maio, insistendo sull’immoralità della spesa di denaro nell’ambito poc’anzi citato e mettendo un freno alle lingue che accusano il sistema di “denaro concesso fin troppo facilmente”. Il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico sembra essere parecchio determinato nel procedere a pieno ritmo su tale rotta. Smentite anche le ipotesi di presunti “dissapori” all’interno del “triumvirato” Conte-Salvini-Di Maio. Questi ultimi precisano, inoltre, che senza alcun dubbio questo “contributo statale” non è da attribuire a coloro che “se ne stanno comodi sulla poltrona di casa”. Di Maio, in qualità di uomo del meridione, del resto, conosce abbastanza bene le varie dinamiche di concessioni e favoritismi dati in cambio di consensi e, per tale ragione, si dice assolutamente di convinto di volerli abbattere. Ad ogni modo, tre sono, almeno per il momento, i requisti necessari previsti dal contratto di Governo per il reddito minimo. Il primo è, senz’altro, il possesso della cittadinanza italiana e, ad averne diritto, saranno anche gli stranieri che vivono in Italia da almeno dieci anni. Il secondo è detenere un reddito annuo al di sotto della cosiddetta “soglia di povertà”. Infine, terzo requisito, la tanto citata ricerca del lavoro, nonché involontarietà della disoccupazione. Per coloro i quali dichiarano il falso, vi è la possibilità di scontare fino a sei anni di reclusione. Contrariati, Fratelli d’Italia ed il PD, che, nell’esprimere il suo dissenso, definisce la Manovra tutta “un ingiusto ed irresponsabile spreco di miliardi che pone ai margini le imprese, le famiglie ed, in particolar modo, il Sud”. I primi menzionati, invece, dal canto loro ribadiscono il motto “si all’assistenzialismo, no all’assistenza”. Noi, cittadini, non possiamo far altro che attendere i frutti di tale mossa. L’unica certezza è quella che, in ogni caso, il lavoro costituisce l’unica strada per prosciugare la disoccupazione.
Chiara

Fondatore e direttore del sito www.lapoliticadelpopolo.it Coltivo quotidianamente la mia passione per la politica, l'attualità e l'informazione, cercando di coinvolgere sempre più i giovani.

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