Connect with us

Cronaca

Stefano Cucchi:dopo 9 lunghi anni confessato il pestaggio. Era necessario un film per ottenere giustizia?

“Adesso sappiamo come è morto Stefano Cucchi, lo ha raccontato ai giudici un carabiniere che si chiama Francesco Tedesco, ci ha pensato 9 anni prima di parlare. E’ il 13 ottobre 2009, sera tardi e siamo nel luogo più sicuro del mondo: una caserma dei carabinieri. Lì dentro c’è lo stato che ti protegge, lì dentro nessuno può farti del male.”

Published

on

“Adesso sappiamo come è morto Stefano Cucchi, lo ha raccontato ai giudici un carabiniere che si chiama Francesco Tedesco, ci ha pensato 9 anni prima di parlare. E’ il 13 ottobre 2009, sera tardi e siamo nel luogo più sicuro del mondo: una caserma dei carabinieri. Lì dentro c’è lo stato che ti protegge, lì dentro nessuno può farti del male.”

In quella caserma dopo un banale diverbio per le impronte digitali: uno schiaffo, un calcio all’altezza dell’ano, delle urla che ordinano di fermarsi, una caduta in terra sul bacino. Lì su quel pavimento freddo c’è Stefano Cucchi, in piedi ci sono i militari Raffaele d’Alessandro e Alessio di Bernardo. Il 22 ottobre 2009 Stefano viene trovato morto in una stanza all’interno dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove era ricoverato da quattro giorni. Già il 16 ottobre, durante l’udienza di convalida del fermo, era apparso in precarie condizioni. Al momento del decesso il ragazzo pesava appena 37 chili. Da qui per la famiglia e la sorella Ilaria inizierà una lunga odissea : il processo del marzo 2011, la prima sentenza il 5 giugno 2013, l’assoluzione di tutti gli imputati il 31 ottobre 2014 e il processo bis del febbraio 2017 conclusosi con un rinvio a giudizio dei cinque imputati. Nonostante i vari depistaggi, come l’annotazione sparita in cui già nel 2009 il carabiniere Tedesco aveva segnalato il pestaggio di Cucchi, Ilaria continua a lottare per cercare di ottenere la verità su quanto accaduto al fratello Stefano.
“Fu un’azione combinata, prima un calcio violento e poi botte alla testa così forti che ho sentito il rumore“
è stata la conferma decisiva di Francesco Tedesco, carabiniere imputato di omicidio preterintenzionale nei confronti del geometra trentenne Stefano Cucchi.

Un colpo di scena nella tragica vicenda, in cui è stato coinvolto anche l’appuntato andriese Riccardo Casamassima, il teste chiave che con la sua testimonianza ha fatto riaprire il processo sul decesso di Stefano Cucchi. In un video pubblicato nel giugno scorso, lo stesso Casamassima in divisa, aveva lanciato un appello per la sua drammatica situazione, subito dopo aver raccontato del pestaggio del geometra trentenne ad opera dei suoi colleghi.“Per aver fatto il mio dovere, come uomo e come carabiniere per aver testimoniato nel processo relativo a Stefano Cucchi, morto perché pestato dai miei colleghi, mi ritrovo a subire un sacco di conseguenze – aveva dichiarato l’appuntato – “Avevo manifestato le mie paure prima del processo del 15 maggio, paure che si sono concretizzate perché mi è stato notificato un trasferimento presso la scuola allievi ufficiali – aveva spiegato -. Sarò allontanato da casa e demansionato, andrò a lavorare a scuola dopo essere stato per 20 anni in strada. E’ scandaloso“. Il carabiniere, ha subito anche minacce senza ricevere alcun tipo di aiuto. “Mi appello alle cariche dello Stato, ai ministri Salvini e Di Maio e al presidente del Consiglio Conte: è giusto che una persona onesta debba subire questo trattamento? Mi stanno distruggendo. Mi recherò al comando generale per incontrare il nuovo comandante generale. Se non mi verranno date delle spiegazioni – aveva annunciato – sarò costretto ad andare in Procura e a denunciare quello che sta succedendo perché il processo Cucchi è ancora aperto e quindi una qualsiasi azione fatta nei miei confronti lo va a compromettere. Per giustificare il trasferimento lo motivano giudicandomi ‘poco esemplare e inadeguato al senso della disciplina’“. Vi sembra forse giustizia questa?
Andrea e Paolo

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

Trending