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Politica

Una chiacchierata con Arianna Furi, fondatrice di Millennials e a soli 20 anni già dirigente del Pd

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Photo: Shutterstock

Negli scorsi giorni abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare Arianna Furi,che a soli 20 anni è la più giovane componente della Direzione nazionale del Partito Democratico.Arianna fa politica da quando ha 14 anni, nel 2016 è entrata nella Direzione nazionale dei Giovani Democratici e nel 2017 ha fondato i “Millennials”, una community che conta più di 6000 ragazze e ragazzi in tutta Italia con l’obiettivo di portare i ragazzi della generazione contemporanea verso nuove forme di impegno politico. Insomma una persona che ha molto in comune con questo blog, dato che come abbiamo ribadito più volte il nostro obbiettivo è quello di avvicinare i giovani alla politica. Ringraziamo Arianna per la sua disponibilità nei nostro confronti e , detto ciò, buona lettura!

1)A soli 20 anni è la dirigente più giovane del partito democratico, come si sente ad aver raggiunto questo importante traguardo?

-Sono molto grata al mio Partito per aver creduto a tal punto nella mia generazione da coinvolgerla negli organi decisionali. Se ci pensate nessun Partito/ Movimento ha mai fatto una cosa del genere. È molto facile parlare dei giovani, di come la nostra generazione vada coinvolta, ma farlo sul serio, investire su un gruppo di ragazzi che a loro volta che coinvolgono altri, è totalmente diverso.

2)Lei è anche la fondatrice di Millennials, una comunità che conta già 6000 giovani e che ha l’obiettivo di avvicinare i giovani alla politica. Secondo lei perché i giovani si interessano meno alla politica rispetto gli anni passati dominate da ideologie differenti?

-Secondo me non è vero che i giovani oggi si interessano meno alla politica rispetto agli anni passati (penso ai miei genitori); credo che siano semplicemente cambiate le forme di partecipazione e di attivismo. Ciò che la politica fatica a fare è adeguarsi a questo mondo che cambia così velocemente. Non è detto che “attivismo” per un ragazzo di 18 anni oggi significhi necessariamente scendere in piazza a manifestare. Con la community dei Millennials abbiamo fatto cambiare idea 3 volte ad un Ministro (Bonisoli) che voleva cancellare il Bonus Coltura ai 18enni, mobilitando più di 50.000 ragazzi in tutta Italia. Alcuni sono scesi in piazza a protestare, altri l’hanno fatto con un video sui social, nella classe del loro liceo o nell’aula della loro università. Le modalità cambiano ma l’impegno dei giovani e la loro volontà di combattere per qualcosa in cui credono rimane.

3)Per quanto riguarda il Partito Democratico, dove lei ha un ruolo all’interno della presidenza del partito, quale ritiene sia stata la causa della perdita alle elezioni del 4 marzo?

-Di analisi politica che abbiamo fatta anche troppa. È arrivato il momento di mettere da parti l’analisi e di proporre seriamente qualcosa per il futuro del nostro Paese che corre il rischio di essere lasciato in mano alla destra e ai populismi più estremi. Abbiamo perso, è vero. Ma nella vita si perde e si vince, non è la fine del mondo. Secondo me è giusto imparare dagli errori commessi, ma l’errore che non va fatto è ripudiare tutto ciò che si è fatto in passato. Siamo stati il Governo riformista per eccellenza ed è giusto rivendicare tutto ciò che è stato fatto. Se proprio dobbiamo lamentarci di qualcosa allora lamentiamoci del fatto che non abbiamo potuto fare di più.

4)Secondo lei, perché l’elettorato di sinistra ha scelto di votare per il Movimento 5 stelle, una forza populista che molti definiscono “la nuova sinistra”?

– Io non credo a questo mito della sinistra che si sposta sui 5 stelle. Credo ci sia parte di elettorato nel nostro Paese che potremmo definire “mobile”, ovvero che potrebbe spostarsi su un partito o su un altro a seconda della situazione e del tipo di elezioni. Alle persone bisogna parlare indipendentemente dal loro orientamento politico. Sei di destra? Sei di sinistra? È indifferente, il mio obiettivo deve essere lavorare con te, ascoltarti affinché tu possa condividere le mie battaglie. Dobbiamo tornare a parlare con i cittadini senza prima appiccicargli un’etichetta addosso in base all’orientamento politico.

5)Non le sembra che il Partito Democratico dopo la sconfitta del 4 marzo non abbia saputo organizzarsi e a differenza di qualcuno, tra i quali si distingue il sen.Matteo Renzi, non è stato in grado di fare una forte opposizione?

-Siamo in una fase congressuale, quindi è naturale vedere divergenze di pensiero all’interno di uno stesso Partito. Non va scambiata per disorganizzazione. Attendiamo il post congresso, quando avremo finalmente un segretario che spero sarà sostenuto da tutti indipendentemente da chi ognuno di noi sosterrà alle primarie del 3 marzo.

6)Tra poco ci saranno le primarie del Pd, molti sono i candidati, secondo lei chi dovrebbe “mettersi” alle guida del Partito Democratico?

-Io sostengo senza alcun dubbio Roberto Giachetti ed Anna Ascani. Roberto ha la grinta giusta per guidare il Pd in questo momento, ha esperienza, storia, ma anche visione di futuro. Anna è la parte più fresca e giovanile che c’è nel Partito, fa parte della mia generazione in un certo senso, ed è la dimostrazione di come essere donna ed essere giovane possano e debbano essere un valore aggiunto al proprio percorso politico partendo da una grande capacità di studio e di competenza su temi concreti.

7)Secondo Lei sarebbe un vantaggio se Renzi dovesse abbandonare il PD, formando un nuovo partito, oppure riterrebbe questo un fattore negativo ?

-Per ora è fantapolitica. Pensiamo ai problemi seri del nostro paese, pensiamo a come riportare i giovani a sognare e a credere nella politica. Poi potremmo pensare a tutto il resto.

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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