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Economia

La Manovra di Bilancio per il triennio 2019-2021: PARTE II

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Photo: Shutterstock

Articolo del professore Giuseppe Chirichiello

La legge di bilancio sul triennio 2019-2021 è stata approvata dalla camera in via definitiva il 30 dicembre 2018 e firmata dal Presidente della Repubblica il 31 dicembre 2018, ultimo giorno utile per evitare l’esercizio provvisorio. Il quadro macroeconomico ed i saldi di bilancio definitivi che ne sono risultati sono notevolmente diversi dal precedente progetto presentato inizialmente alle camere ed
all’UE, e che erano stati oggetto di commento in una precedente nota pubblicata su questo
blog. Occorre perciò aggiornare quelle considerazioni alla luce delle sostanziali modifiche che
sono intervenute. Prima di esaminare tali modifiche, e cercare di analizzarne il significato, va premesso che, ora che i dati sono definitivi, è possibile affermare che le modifiche al progetto originario sono mirate a preservare “obiettivi particolari”, di tipo politico, piuttosto che realizzare
obiettivi economici, necessari ed urgenti per il paese. A sostegno della predetta interpretazione, possono addursi due chiavi di lettura. La prima chiave di lettura è che l’intera manovra è orientata a preservare, ma in forma molto ridotta, la realizzazione dei due provvedimenti che il governo ritiene qualificanti per la propria azione: il reddito di cittadinanza e le modifiche del sistema pensionistico
(cosiddetta “quota cento”). Nel riformulare la manovra, il governo, come nella versione iniziale, ha subordinato al raggiungimento di detti obiettivi altri possibili aspetti che potevano essere opportunamente rivisti, come ad es. gli investimenti ed altri interventi per rilanciare la crescita e
l’occupazione. La seconda chiave di lettura è che l’insieme dei provvedimenti rivisti in bilancio sono stati ridisegnati per adeguare i saldi finanziari alle richieste europee. In prima battuta, infatti, detti saldi finanziari sono stati considerati dalla Commissione Europea “un’inosservanza particolarmente grave” alle regole relative al debito pubblico, alle quali l’Italia deve attenersi in quanto paese appartenente all’UE e soprattutto all’Eurosistema. Nel prosieguo di questo scritto si cercherà di fornire documentazioni e argomentazioni a sostegno delle chiavi di lettura appena indicate. Le principali modifiche della legge finanziaria 2019 al disegno di legge di bilancio iniziale ed agli obiettivi della NADEF Prenderemo qui a riferimento gli stessi “aggregati finanziari” già considerati nella nota precedente, nel presupposto che il lettore sia già edotto sulle ragioni della considerazione
di tali aggregati e sul loro significato.Nella tabella 1 sono posti a confronto i valori iniziali degli aggregati di finanza pubblica, quelli contenuti nel disegno di legge di bilancio sottoposta inizialmente all’approvazione del parlamento, e gli stessi valori contenuti nel cosiddetto “maxi-emendamento”, il cui testo approvato costituisce infine l’effettiva legge del bilancio pubblico per il triennio 2019-2021.
                   Tabella 1- dati aggregati della manovra di bilancio 2018 per il 2019-2021

              (mezzi di finanziamento e interventi, valori in milioni di euro)

2019 2020 2021
Testo iniziale Valore definitivo Testo iniziale Valore definitivo Testo iniziale Valore definitivo
Totale Mezzi di finanziamento 22.764,2 27.744,8   26.368,1  34.505,7   18.566, 0 32.660,3
Totale Interventi  50.757,9 47.194,2        52.632,0 48.822,3 48.577,7 46.946,1
Saldo netto da finanziare  -27.993,7 -19.449,4 -26.263,9 -14.316,6 -30.011,7 -14.285,8
Fabbisogno -22.132,1 -11.827,6 -26.918,1 -14.631,0 -25.631,7 -9.596,5
Indebitamento netto  -21.847,1 -11.542,6 -26.795,3 -14.508,2 -25.269,9 -9.234,7


Fonte: elaborazione su dati NADEF 2018 e Aggiornamento del Quadro Macroeconomico e di Finanza Pubblica dicembre 2018-MEF  

Si ricorderà che, ai fini della valutazione della Commissione Europea della manovra di bilancio, occorre prendere a riferimento i valori dell’aggregato indebitamento netto. Ponendo a confronto i valori del testo iniziale con quelli del testo definitivo, si nota che il saldo della manovra su tutto l’arco del triennio si riduce in modo significativo. Risulta infatti che l’indebitamento netto nella manovra in versione rivista è inferiore di:
– circa 10 mld nel 2019;
– circa 12 mld nel 2020, e
– circa 16 mld nel 2021.
In rapporto al PiI, l’indebitamento netto programmatico è fissato al 2,04 per cento nel 2019, all’1,84 nel 2020 e all’1,53 nel 2021, in riduzione rispetto ai valori della Nota di aggiornamento del DEF.
L’andamento dell’indebitamento netto strutturale, cioè dell’indebitamento netto che appare nella tabella 1 “depurato” delle componenti una tantum e della componente dovuta all’andamento ciclico dell’economia (pari rispettivamente a -0,8 per il 2019, -0,6 per il 2020, e -0,6 per il 2021 rispetto al Pil) è mostrato (in % rispetto al Pil e tenuto conto di possibili arrotondamenti) nella tabella 2

                     Tabella 2   Indebitamento netto strutturale- % rispetto al Pil

Indebitamento netto strutturale tendenziale (*) – NADEF Indebitamento netto strutturale programmatico–

valore definitivo

Differenza annua nelle previsioni aggiornate
2019 -1,7 -1,3  -0,4
2020 -1,7 -1,2  -0,5
2021 -0,5 -1,0   0,5

 (*) Al netto delle misure una tantum e della componente ciclica

Fonte: elaborazione su dati NADEF 2018 e Aggiornamento del Quadro Macroeconomico e di Finanza Pubblica dicembre 2018-MEF

Rispetto agli iniziali obiettivi contenuti nella NADEF (Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza) si nota una correzione dell’indebitamento netto strutturale al “ribasso”, e dunque un miglioramento, negli anni 2019 e 2020, ed una correzione al “rialzo” per il 2021, anno per il quale evidentemente la stima di un indebitamento netto strutturale pari allo 0,5% del Pil è stata ritenuta troppo ottimistica. In generale si evidenzia una correzione di quasi mezzo punto percentuale per ognuno degli anni del triennio 2019-2021. Per quanto riguarda le stime del rapporto debito/Pil anch’esse sono state riviste in senso meno ottimistico come mostra la tabella 3

Tabella 3- Andamento del rapporto debito/Pil nel triennio 2019-2021

Debito pubblico (lordo di sostegni) (*) – Quadro Programmatico iniziale Debito pubblico (lordo di sostegni) (*) – Quadro Programmatico definitivo
2019 130,0 130,70%
2020 128,1 129,20%
2021 126,7 128,20

Fonte: Fonte: elaborazione su dati NADEF 2018 e Aggiornamento del Quadro Macroeconomico e di Finanza Pubblica dicembre 2018-MEF


Rispetto alle stime nella NADEF, i dati definitivi di tabella 4 sono aggiornati al rialzo. Infatti, la revisione, nel triennio 2019-2021, evidenzia rispetto ai dati inziali un costante peggioramento del rapporto debito/Pil. La tendenza generale stimata nel triennio rimane quella di una lieve riduzione del
rapporto, ma è molto meno marcata di quanto inizialmente programmato dal governo. Le stime più attendibili dovrebbero, però, attenuare la valutazione negativa prima ottenuta in sede europea. Per quel che riguarda gli interessi sul debito pubblico, le stime dell’iniziale quadro programmatico risultano sostanzialmente confermate, con un peso lievemente crescente del rapporto della spesa per interessi del debito pubblico rispetto al PIL nel 2021.

Tabella 4- Interessi sul debito pubblico

 nel triennio di programma 

Interessi sul debito pubblico – Quadro Programmatico iniziale Interessi sul debito pubblico – Quadro Programmatico definitivo
2019 3,7 3,7
2020 3,8 3,8
2021 3,9 4,0

Fonte: Fonte: elaborazione su dati NADEF 2018 e Aggiornamento del Quadro Macroeconomico e di Finanza Pubblica dicembre 2018-MEF


Infine, la revisione ha interessato anche le stime del Pil reale. L’andamento del Pil nel triennio è sintetizzato nella tabella 5. Il dato complessivo che si ricava è quello di una sostanziale riduzione delle previsioni di crescita, molto più realistiche ed in linea con le tendenze dell’economia, anche se, ancora una volta, le nuove stime potrebbero rivelarsi anch’esse troppo ottimiste, in vista del rapido
mutamento delle prospettive sia dell’economia interna che internazionale che si sta registrando agli inizi del 2019.

Tabella 5 Andamento del Pil reale e Pil monetario

    variazione annua % Quadro programmatico

2019 2020 2021
Testo iniziale Valore definitivo Testo iniziale Valore definitivo Testo iniziale Valore definitivo
Pil reale 1,5 1,0 1,6 1,1 1,4 1,0
Deflatore del Pil  1,6 1,3 1,9    1,8   1,7  1,6    
Pil Monetario  3,1 2,3 3,5 2,9 3,1  2,6

Fonte: elaborazione su dati NADEF 2018 e Aggiornamento del Quadro Macroeconomico e di Finanza Pubblica dicembre 2018-MEF


Rimane ancora da chiedersi quali sono stati gli interventi specifici che hanno contribuito a
determinare le riduzioni dei precedenti dati aggregati, e che danno il segno dell’effettiva
inversione della manovra rispetto ai progetti iniziali.

Principali interventi di modifica rispetto all’iniziale disegno di legge di bilancioadottati dal governo Conte


Le principali misure di intervento rispetto alle previsioni della NADEF hanno riguardato sia le entrate che le spese programmate. Con riferimento alle entrate, gli interventi più importanti comprendono: la revisione delle cd. clausole di salvaguardia IVA per gli anni 2020 e 2021; l’introduzione di una web tax; l’abrogazione del credito di imposta relativo alle deduzioni forfettarie in materia di Irap riconosciute in favore dei soggetti passivi che impiegano lavoratori dipendenti a tempo indeterminato in alcune regioni; l’abrogazione del credito di imposta in favore dei soggetti che compiono investimenti in beni strumentali nuovi; aumenti del prelievo fiscale nel settore dei giochi; entrate aggiuntive da dismissioni immobiliari.Dal lato delle spese, sono stati riconsiderati alcuni fondi già previsti (Fondo di sviluppo e coesione, Fondo di cofinanziamento nazionale, Fondi FS) ed inoltre sono state previste misure di contenimento della spesa pensionistica, sia nelle modalità di uno schema di riduzione della indicizzazione rispetto alla perdita di potere d’acquisto, sia una riduzione dei trattamenti pensionistici più elevati. Altri interventi hanno riguardato i fondi assegnati alle Regioni per la mitigazione dei rischi ambientali, nonché il rinvio delle assunzioni al 15 novembre 2019 per le amministrazioni centrali e al 1° dicembre 2019 per le università. Dall’allegato 1 alla lettera del governo alla Commissione Europea del 18 dicembre 2018 si ricava la tabella 6 seguente che racchiude il dettaglio delle voci e dell’ammontare dei rispettivi interventi

Tabella 6 stima degli impatti finanziari delle misure emendative al ddl di bilancio 2019-2021



     Fonte: Allegato 1- lettera del governo alla Commissione Europea del 18.12. 2018


 La seguente legenda servirà da guida alla lettura della tabella 6
Il punto 1 segnala le modifiche dei saldi dovute all’esame parlamentare (lettura Camera);
I punti 2 e 3 riguardano la revisione operata sul triennio dell’onere annuo delle misure relative al Fondo per il reddito di cittadinanza e a quello per gli interventi pensionistici;
I punti 4 e 5 riportano gli effetti della revisione della indicizzazione dei trattamenti pensionistici e di riduzione dei trattamenti più elevati;
Il punto 6 riporta gli effetti sulle risorse delle Regioni per la realizzazione degli interventi di mitigazione dei rischi ambientali e idrogeologici;
Il punto 7 riporta gli effetti del piano straordinario di dismissioni immobiliari; 
Il punto 8 riguarda la revisione delle cd. clausole di salvaguardia IVA. A partire dal primo gennaio 2019 l’aliquota Iva agevolata del 10% salirà all’11,5% a partire dal 2019 e al 13% a partire dal 2020.  L’aliquota Iva ordinaria del 22% passerà, invece al 24,2% a partire dal primo gennaio 2019, al 24,9% a partire dal primo gennaio 2020 e al 25% a partire dal primo gennaio 2021;
Il punto 9 misura gli effetti dell’istituzione di un’imposta sui servizi digitali gravante sui soggetti che prestano servizi digitali e che superano determinate soglie di ricavi;
– Il punto 10 misura gli effetti dell’abrogazione del credito di imposta relativo alle deduzioni forfetarie in materia di Irap riconosciute in favore dei soggetti passivi che impiegano lavoratori dipendenti a tempo indeterminato in alcune regioni del sud-Italia (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia);
– Il punto 11 riguarda l’abrogazione del credito di imposta in favore dei soggetti che compiono investimenti in beni strumentali nuovi; 
-Il punto 12 riporta gli effetti dell’abrogazione dell’aliquota ridotta IRES in favore degli enti non commerciali;
– Il punto 13 riguarda l’aumento del prelievo nel settore dei giochi e dell’introduzione dal 1° gennaio 2019 l’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse;
– Il punto 14) quantifica gli effetti relativi al rinvio della presa di servizio degli assunti al 15 novembre 2019   per le amministrazioni centrali;
– Il punto 15 è una stima delle maggiori entrate fiscali e contributive per 150 milioni di euro, per ciascuno degli anni del periodo 2019-2021, derivanti dell’assunzione di personale destinato a rafforzare le attività dei Centri per l’impiego il cui onere era inserito al lordo di tali entrate nella tabella consegnata il 12 dicembre;
– Il punto 16 riguarda la riduzione del Fondo per favorire lo sviluppo del capitale immateriale, la competitività e la produttività di 75 milioni di euro per l’anno 2019 e di 25 milioni di euro per l’anno 2020;
– Il punto 17 registra per l’anno 2019 l’esito della rimodulazione delle disponibilità di cassa del Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale destinate a finanziare misure per il superamento di squilibri socio-economici territoriali;
– Il punto 18 indica la rimodulazione delle risorse destinate alla società Ferrovie dello Stato per l’anno 2019;
– Il punto 19 registra la rimodulazione della quota nazionale per il finanziamento delle politiche comunitarie, con una riduzione di 850 milioni di euro per l’anno 2019 e un incremento per gli anni dal 2020 e 2021 di 150 milioni di euro;



L’Europa, il suo ruolo nella manovra di bilancio, e le ragioni di natura istituzionale della revisione della manovra di bilancio

Nella nota precedente pubblicata su questo blog ponevo in evidenza che”Il ruolo della Commissione Europea, ed in generale dell’UE, meriterebbe un lungo discorso a sé. Qui mi limito a ricordare che esso è previsto dalle leggi italiane, attuative di trattati internazionali liberamente sottoscritti e di recepimento della normativa europea. Pertanto, la Commissione Europea, valutando negativamente la manovra di bilancio e preannunciando una procedura di infrazione per debito eccessivo ha reso ancora più scuro il prossimo orizzonte temporale del nostro paese e della nostra economia.
L’esito definitivo del dlb lo avremo con l’approvazione da parte del Parlamento, e la conclusione della “trattativa” tra governo italiano e Commissione Europea.”
Ora sappiamo che il confronto con la Commissione Europea si è (provvisoriamente) concluso con la proposta da parte del governo italiano di una profonda revisione della manovra di bilancio, attuata infine con l’approvazione della definitiva legge di bilancio. Questa constatazione ci offre l’occasione per considerare più da vicino il ruolo dell’Europa nella definizione del bilancio pubblico, tanto più che, si è detto, tale ruolo fornisce la principale chiave di lettura alla comprensione del perché è stato necessario da parte del governo di rivedere i saldi della finanza pubblica.
L’Italia ha aderito al trattato di Stabilità e Crescita (Trattato sulla Stabilità, sul Coordinamento e sulla Governance nell’Unione Economica e Monetaria, in sigla TSCG) sottoscritto inizialmente nel 2012 dai paesi dell’area dell’euro (Eurosistema) ed attualmente da quasi tutti i paesi UE (eccetto Croazia, Regno Unito e Repubblica Ceca). Con tale trattato si è radicalmente rivisto il precedente “Patto di Stabilità” del 1997 (adottato nel quadro del trattato di Maastricht, 1992) ed è stato introdotto il cosiddetto “semestre europeo”.
Il semestre europeo stabilisce una procedura di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio degli stati membri.
In conseguenza di tale procedura, tra i protagonisti della formazione legge di bilancio si annovera, a pieno titolo (politico e legale), anche l’Unione Europea (UE), attraverso i suoi organi, la Commissione europea ed il Consiglio Europeo, oltre al governo e parlamento nazionali.
A norma del TSCG richiamato, e della normativa attuativa del cosiddetto “six pack” (cinque regolamenti comunitari, rispettivamente n. 1177/2011, n. 1173/2011, n. 1174/2011, n. 1175/2011 e n. 1176/2011, e la direttiva n. 2011/85/UE) e “two pack” (i due regolamenti n. 472/2013 e n. 473/2013), il nostro paese (assieme agli altri appartenenti all’UE) deve trasmettere alla Commissione Europea e all’Eurogruppo (i ministri delle Finanze dei 19 Stati membri che adottano l’euro) entro il 15 ottobre  un Documento programmatico di bilancio per l’anno successivo.
 In tale documento sono riprodotti gli obiettivi contenuti nel disegno di legge di bilancio presentato al parlamento nazionale.
La partecipazione della Commissione Europea e l’Ecofin, al processo di definizione del bilancio pubblico italiano, non è un fatto meramente formale.
Detta partecipazione è prevista dal già richiamato semestre europeo il quale stabilisce un preciso crono-programma, articolato nelle seguenti fasi:
gennaio: presentazione da parte della Commissione dell’indagine annuale sulla crescita ( in realtà negli anni passati anticipata a Novembre).
febbraio/marzo: il Consiglio europeo elabora le linee guida di politica economica e
di bilancio a livello UE e a livello di singoli stati membri;
metà aprile: gli Stati membri sottopongono contestualmente i Piani nazionali di riforma (PNR, elaborati nell’ambito della nuova Strategia per la crescita e l’occupazione UE 2020) ed i Piani di stabilità e convergenza (PSC, elaborati nell’ambito del Patto di stabilità e crescita), tenendo conto delle linee guida dettate dal Consiglio europeo. Detti piani confluiscono come “sezioni” del già citato DEF;
inizio giugno: sulla base dei PNR e dei PSC, la Commissione europea elabora le raccomandazioni di politica economica e di bilancio rivolte ai singoli Stati membri;
giugno: il Consiglio ECOFIN e, per la parte che gli compete, il Consiglio Occupazione e affari sociali, approvano le raccomandazioni della Commissione europea, anche sulla base degli orientamenti espressi dal Consiglio europeo di giugno;
seconda metà dell’anno (c.d. semestre nazionale): gli Stati membri approvano le rispettive leggi di bilancio, tenendo conto delle raccomandazioni ricevute.
Nella “Indagine annuale sulla crescita” dell’anno successivo, la Commissione dà conto dei progressi conseguiti dai Paesi membri nell’attuazione delle raccomandazioni stesse.
La fase nella quale va inserita la legge di bilancio dell’attuale governo, appena approvata in parlamento, è quella relativa al  “semestre nazionale”.
Detta fase, in virtù del novellato TSCG del 2012 e dei cosiddetti “six pact” e “two pack”, prevede, nell’ambito di una procedura per la sorveglianza sugli squilibri macroeconomici (comprendente dei meccanismi di allerta e di sanzione) degli adempimenti del nostro governo nei confronti della Commissione Europea ed Ecofin,
Nei regolamenti indicati gli squilibri macroeconomici sono definiti come “ogni tendenza che possa determinare sviluppi negativi sul corretto funzionamento dell’economia di uno Stato, dell’Unione economica e monetaria o dell’intera Unione”.
Qualora la Commissione ritenga che uno Stato presenti degli squilibri, ne informa il Consiglio e l’Eurogruppo, nonché il Parlamento europeo, avviando una procedura che prevede l’attuazione, da parte dello Stato in questione, di un piano d’azione correttivo.
In caso di inadempienza, il Paese membro può essere condannato al pagamento di un’ammenda pari allo 0,1% del PIL realizzato nell’anno precedente.
In particolare, oltre alla tempistica del semestre europeo, è disposta (nel Regolamento UE n. 473/2013) la presentazione di un Progetto di Documento programmatico di bilancio (DPB) per l’anno successivo alla Commissione e all’Eurogruppo entro il 15 ottobre. Il parere della Commissione è adottato entro il 30 novembre.
 Gli Stati membri sono invitati a tener conto del parere della Commissione.
In sede di decisione circa l’esistenza di un disavanzo eccessivo nello Stato membro interessato, la Commissione valuta in che misura il parere precedentemente comunicato è tenuto in considerazione nella legge di bilancio di uno Stato membro. In genere il mancato seguito alle indicazioni impartite dalla Commissione è considerato una circostanza aggravante.
 Rispetto alla “raccomandazione” ed al “parere” del Consiglio Europeo del luglio 2018, le modificazioni attuate dal governo in carica sono state intese come segnale di voler “infrangere le regole” da parte del governo italiano, con conseguente comunicazione della Commissione UE di voler sottoporre all’approvazione dell’Ecofin l’apertura di una procedura di infrazione “per deficit e debito pubblico eccessivi”.
La vicenda è ben documentata da un fitto scambio di lettere tra i membri responsabili della Commissione UE, da un lato, ed il capo del governo italiano ed il ministro dell’Economia Tria, dall’altro. D’altronde, se si guarda agli impegni presi con l’UE, come la stessa Commissione nella raccomandazione di giugno-luglio 2018 ricorda “Secondo le autorità italiane il disavanzo nominale dovrebbe migliorare, passando … allo 0,8% nel 2019, raggiungendo una posizione di sostanziale equilibrio entro il 2020.”
 Ancora nella stessa si evidenzia che “l’obiettivo di bilancio a medio termine, ossia il pareggio di bilancio in termini strutturali, dovrebbe essere raggiunto entro il 2020 e mantenuto nel 2021, mentre il saldo strutturale ricalcolato indica un leggero disavanzo strutturale (0,2% del PIL) in entrambi gli anni.
… il rapporto debito pubblico/PIL dovrebbe continuare a scendere di un punto percentuale del PIL dal 130,8 nel 2018 per attestarsi al 122,0% nel 2021, anche grazie a proventi delle privatizzazioni pari allo 0,3% all’anno per il periodo 2018-2020.
Confrontando questi impegni assunti nel DEF (dal governo precedente) con quelli enunciati nell’iniziale NADEF (dal governo incarica) si comprendono le ragioni per le quali la Commissione UE ha osservato che “…[nel] documento programmatico di bilancio riveduto che l’Italia aveva presentato il 13 novembre, [si] conferma[ ] l’esistenza di un'”inosservanza particolarmente grave” delle raccomandazioni rivolte dal Consiglio dell’Unione europea all’Italia il 13 luglio.”
 Formalmente la vicenda si è conclusa con una sorta di “tregua”, e la comunicazione da parte del governo italiano delle modifiche alla legge di bilancio concordate con la Commissione UE, poi confluite nel maxiemendamento che è diventato il testo della legge di bilancio in vigore con riferimento al triennio 2019-2021.


 Considerazioni conclusive 

La manovra di bilancio per il momento è compiuta, ma i suoi effetti si manifesteranno nel tempo, e su tali possibili effetti restano valide le considerazioni già avanzate nel precedente scritto.
Si può qui aggiungere che gli aggiustamenti attuati con la legge di bilancio in vigore, rispetto al progetto iniziale di dlb, vanno accolti positivamente, per due ragioni.
In primo luogo, le previsioni meno “ottimistiche” sui saldi di finanza pubblica e sull’andamento dell’economia rendono la manovra più credibile agli occhi degli operatori finanziari nazionali ed internazionali. Questa maggiore credibilità dovrebbe disinnescare il timore dello spread al rialzo. Come già osservavo, uno spread al rialzo determina importanti oneri aggiuntivi nella gestione del “servizio del debito” in termini di maggiore spesa per interessi sul debito pubblico.
In secondo luogo, il riallineamento dell’indebitamento netto verso limiti più accettabili per la Commissione Europea ha, per il momento, evitato la procedura d’infrazione, con i rispettivi costi finanziari, ma soprattutto con i costi di carattere politico, nella forma di isolamento del nostro paese rispetto ai paesi dell’UE.
Resta tuttavia da osservare che entrambe le  questioni, dello spread e dell’isolamento rispetto agli altri paesi dell’Europa, e lo scontro con la Commissione Europea, sono entrambe state determinate da scelte governative.
Il “residuo” che oggi rimane di tali vicende è uno spread più alto in media di 100 punti base rispetto alla fase ante inizio procedura di bilancio, ed un aumento di diffidenza dell’Europa verso le politiche di bilancio italiane, che non esclude tensioni future.
Entrambi hanno comportato dei costi effettivi, già sostenuti dal nostro sistema, e forse si potevano evitare, concependo fin dall’inizio la stessa manovra che infine il governo è stato “indotto” a ri-varare, questa volta però sotto l’attenta “supervisione” Europea.
Infine, restano tutti da scrivere i capitoli relativi agli effetti ed attuazione del reddito di cittadinanza, della “quota cento”, e soprattutto delle deflagranti “clausole di salvaguardia” su Iva e accise per il 2019 ed il 2021, in uno sfondo che preannuncia una recessione prossima ventura.
 Se dovessi fare un pronostico, direi che le prospettive non appaiono molto rosee. 

 Il professore Giuseppe Chirichiello é un economista italiano e professore alla Sapienza Università di Roma (SUR). Ha studiato a SUR e ha ottenuto una laurea in Economia e Commercio presso la Facoltà di Economia e Commercio (Università di Roma Sapienza, Italia) nel 1971 (sotto la supervisione di Manlio Resta e Fausto Vicarelli). Nel 1972, è stato insignito del Premio ” Cassa di Risparmio di Roma ” del 1971 come migliore tesi di laurea in Economia per l’anno accademico 1971.Coordinatore in più periodi dell’Istituto di economia e finanza presso la facoltà di giurisprudenza della SUR , è stato per oltre un decennio Presidente del Nucleo di valutazione, poi Comitato di Monitoraggio, della Facoltà di Legge del SUR  ed Executive Dean per le strutture alla Facoltà di Legge di SUR. È Presidente del Laboratorio “Carlo Pace”. È revisore dei progetti scientifici PRIN presso il Ministero della ricerca scientifica italiano. È stato membro del GI e del gruppo di controllo dell’Università [Gruppo Ispettivo Ateneo]]. È soggetto ad oggi di registrazioni biografiche in Who’s Who in the World e in Who’s Who in Science and Engineering fin dal 1997 e dal 1998/99. È stato membro dei comitati scientifici (SC) del Dottorato di ricerca in diritto commerciale e dell’economia – Facoltà di Giurisprudenza (Diritto commerciale ed economia), del SC di Master di Scienze della Sicurezza ambientale (Scienze di Sicurezza ambientale), del di Diritto privato europeo. È stato membro della giunta del dipartimento DSG presso la facoltà di giurisprudenza di SUR dal 2003 al 2006 e della giunta del dipartimento DIGEF dal 2012 al 2014. È stato membro di varie commissioni nazionali di P & T per docenti, professori associati e professore ordinario nel periodo dal 1986 al 2008. È stato membro del comitato e del consiglio scientifico del Centro di economia sperimentale dell’Università LUISS di Roma, per gli anni 1989-1996.  È stato membro del comitato scientifico e coordinatore della sezione per la teoria monetaria e responsabile della ricerca del CNR “Fondamenti di teoria monetaria e politica monetaria in entrambe le aspettative razionali e modelli di disequilibrio” presso OCSM, Università LUISS di Roma, per gli anni 1989-1996. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche, con oltre 55 opere, tra articoli e libri, anche in inglese tra cui due libri scientifici con editore internazionale.

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