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Cronaca

Il maestro senza vergogna di Foligno e il corridore australiano Peter Norman

In una scuola di Foligno un maestro, colui a cui è affidato il compito di educare, istruire le nuove generazioni, appena entrato in classe ha rivolto la sua attenzione su un bambino di colore e dopo aver chiesto alla classe se fosse brutto,per non guardarlo, lo ha fatto alzare e lo ha costretto per tutto il tempo della lezione a guardare verso la finestra.

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Photo: Shutterstock

In una scuola di Foligno un maestro, colui a cui è affidato il compito di educare, istruire le nuove generazioni, appena entrato in classe ha rivolto la sua attenzione su un bambino di colore e dopo aver chiesto alla classe se fosse brutto,per non guardarlo, lo ha fatto alzare e lo ha costretto per tutto il tempo della lezione a guardare verso la finestra. Un altro episodio di razzismo che si verifica nella nostra Italia,in una scuola, luogo in cui si dovrebbe insegnare a capire che non esiste una “razza” superiore o cavolate del genere. Ad affermarlo non siamo noi, nè nessun politico di turno ma bensì la scienza: gli uomini non sono stati isolati abbastanza a lungo da creare varietà genetiche distinte. L’uomo è da sempre in continuo movimento e le varietà continuano a diluirsi una nell’altra, questo perché le civiltà non sono strutture chiuse ma aperte. Un dato di fatto è che secondo il rapporto di Amnesty International l’Italia è “intrisa di ostilità, razzismo, xenofobia e paura ingiustificata dell’altro”.

In altre parole, quello che appena nel 2014 era un paese “orgoglioso di salvare le vite dei rifugiati, che considerava l’accoglienza un valore importante”, oggi è ostaggio della paura e schiavo dei discorsi xenofobi.

Se siamo arrivati a questo punto, dovremmo forse fermarci a riflettere, siamo diventati tutti un po’ razzisti per paura? Ma poi paura di che? Mi riferisco a te che stai leggendo: quante volta avrai sentito dire o avrai detto io non sono razzista ma..? O soprattutto quante volte, vedendo una persona di colore , dietro di te, l’avrai fissata girandoti magari una, due, tre volte come se avessi già identificato un nemico? Rifletti un momento: la criminalità è forse legata al colore della pelle? L’intelligenza forse dipende dalla tua pelle?

Sai il 16 ottobre 1968, anno in cui gli Stati Uniti sono coinvolti in una seri di scontri razziali, nello stadio Olimpico di Città del Messico i velocisti statunitensi Tommie Smith e John Carlos arrivarono primo e terzo nella finale dei 200 metri piani alle Olimpiadi. Smith aveva stabilito il nuovo record del mondo nonostante avesse un tendine infortunato. Carlos era arrivato dietro all’australiano Peter Norman. Dopo essere saliti sul podio per la premiazione Smith e Carlos ricevettero le medaglie, si girarono verso l’enorme bandiera statunitense appesa sopra gli spalti e aspettarono l’inizio dell’inno. Quando le note di The Star-Spangled Banner risuonarono nello stadio, Smith e Carlos abbassarono la testa e alzarono un pugno chiuso, indossando dei guanti neri, simbolo del black power. Non era mai accaduto che qualcuno prendesse posizione politica davanti a milioni di persone. In piedi sul podio del secondo posto c’è Peter Norman, prima della premiazione Smith e Carlos lo hanno avvicinato e lui ha ribadito di voler dimostrare il suo sostegno alla loro causa però Norman viene dall’Australia, un paese che ai tempi aveva leggi di segregazione razziali simili agli Stati Uniti. Norman decise di indossare il distintivo” Progetto olimpico per i diritti umani” e questa scelta segnò la sua vita. Se Smith e Carlos vengono subito espulsi dai giochi, lui “venne cancellato”. Fu bandito a vita dal team australiano, etichettato come “bianco estraneo alla società australiana” e la sua famiglia fu emarginata. Inoltre un infortunio gli causò una grave malattia e cadde in disgrazia. Gli venne data una sola possibilità:condannare il suo gesto, i suoi colleghi e “pentirsi”. Ma Norman si rifiutò e quando nel 2006 un attacco cardiaco lo colse, morì improvvisamente senza ricevere le scuse e il riscatto che meritava. Io penso che malgrado tutto quello che ha vissuto Norman non si è mai pentito di quello che ha fatto perché ha creduto nei suoi ideali di uguaglianza, fratellanza e non si è limitato solo a credere in dei valori astratti ma gli ha messi in pratica facendone colonna portante della sua vita. In questo momento mi immagino quel ragazzo nella scuola di Foligno dinnanzi la finestra: chissà a cosa avrà pensato guardando fuori. Forse a un mondo migliore, forse alla sua fortuna di poter guardare fuori e iniziare a sognare di perdersi in quel cielo azzurro, pieno di speranza, a differenza di quel maestro che forse da oggi in poi potrà guardarsi solo la sua anima malinconica,nera come la pelle di quel ragazzo.

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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