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Politica

La deputata Pini ci parla del “Congedo di paternità”

In questi giorni uno dei temi più discussi e sulla bocca di tutti è la proposta di legge “Congedo di paternità” che la deputata del Partito Democratico Giuditta Pini ha depositato alla Camera negli scorsi giorni.

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Photo: Shutterstock

In questi giorni uno dei temi più discussi e sulla bocca di tutti è la proposta di legge “Congedo di paternità” che la deputata del Partito Democratico Giuditta Pini ha depositato alla Camera negli scorsi giorni. Questa proposta ha la sua finalità nell’estendere anche ai padri il congedo parentale obbligatorio di quattro mesi.
Questo potrebbe essere poi richiesto dal genitore già dopo il parto o quando il congedo di maternità sarà terminato.
Secondo i calcoli i costi della legge sarebbero pari a un miliardo di euro a decorrere dal 2019, essi sarebbero poi coperti da un’aliquota marginale per i redditi superiori a un milione di euro. La stessa deputata Pini ci ha direttamente affermato, nel corso dell’intervista qua sotto riportata, come la sua speranza sia che almeno questa volta si vada oltre le “barriere di partito”, affinché uomini e donne abbiano lo stesso trattamento sul posto di lavoro e possano sostenersi a vicenda quando mettono al mondo un figlio.

1) Com’è nata la sua passione per la politica?

-Da quando ho frequentato le superiori ho sempre partecipato molto attivamente alla vita politica e alle manifestazioni che c’erano fuori dalla scuola. Quando ero piccolina per esempio c’era il G8, movimento no global… Insomma è da sempre che mi interesso al dibattito politico.

2)La sua proposta di Legge propone la parità dei sessi in campo lavorativo per quanto riguarda il congedo paternità/maternità. Alcuni la definiscono una legge femminista, lei concorda con quest’affermazione o vorrebbe attribuire un altro aggettivo?

-Mi fa sicuramente piacere se la definiscono una legge femminista, credo che sia una legge che se è approvata è giusta a prescindere che uno si un uomo o una donna, che sia femminista o meno. E’ una legge giusta che dovrebbe servire al nostro Paese per diminuire il divario che c’è di trattamento, sia a lavoro che a casa, di uomini e donne.

3) Pensa che i giornali e i media abbiano esposto chiaramente la sua proposta o intende “precisare” qualche passaggio?

-Per quello che ho visto e ho letto l’hanno esposta bene. E’ una proposta molto semplice e prevede sostanzialmente l’estensione del congedo di paternità, che oggi è di tre/cinque giorni a quattro mesi. Lo rende obbligatorio e ha una copertura che viene presa dall’aumento dell’aliquota irpef per i redditi più alti.

4) Polemica di questi giorni sulla sua proposta di legge è che se gli uomini andassero a casa per quattro mesi ci sarebbero delle ripercussioni sull’economia italiana. Lei cosa ne pensa?

-Innanzitutto siamo un Paese a forte denatalità per cui banalmente non è così. Seconda questione: le imprese italiane hanno una forte manodopera che va benissimo e inoltre molte volte discriminano l’assunzione di donne proprio perché c’è il “rischio” che queste abbiano un figlio e che quindi stiano a casa. In questo modo anche le industrie italiane dovrebbero iniziare a fare i conti con il fatto che le persone hanno una vita anche fuori dall’orario di lavoro e organizzandosi di conseguenza. Dopo di che non credo visto che, come dicevo prima, abbiamo uno dei tassi di natalità più bassi del mondo (anzi addirittura siamo in negativo) che questo creerebbe delle ripercussioni sull’industria manifatturiera italiana; le industrie sono perfettamente in grado di reggere a quattro mesi per gli uomini che diventano padri.

5)Secondo lei la sua proposta di legge abbatterà le divisioni tra i partiti?

-Spero di sì, credo che sia una proposta molto semplice che tra l’altro prende “il via” da una direttiva europea che ci chiede che l’Italia si conformi a molti altri Paesi europei che presentano già la stessa normativa. Inoltre credo che, come dicono a parole, i partiti di destra essendo a favore della famiglia, cercano nuovi strumenti per far sì che fare un figlio in questo Paese non sia più una fonte di discriminazione ma sia fonte d’integrazione. Quindi credo che sia una legge su cui ci possa essere grande convergenza. L’unico punto su cui non potrebbero essere d’accordo è come viene finanziata ma su questo si può assolutamente discutere

6) L’altro ieri è stata la giornata internazionale della donna; i giovani della Lega di Crotone avevano pubblicato un volantino che tendeva a trasmettere l’immagine di una “donna medievale” e così i Millennials hanno replicato a ciò ribattendo ogni loro precedente affermazione e anzi creando un nuovo volantino. Cosa ne pensa?

-La risposta dei Millennials è stata molto intelligente perché fa vedere che i giovani della Lega di Crotone non sono i giovani italiani e poi perché ribalta gli stereotipi che loro usano e dà una nuova lettura, cerca di dare una nuova prospettiva alla visione dell’uomo e della donna in Italia e nel 2019. Direi che era ora che qualcuno lo facesse.

7) In merito al Partito Democratico pensa che il nuovo segretario, Nicola Zingaretti, possa dare unità al Partito?

-Spero di sì e spero che non solo lui la dia ma che ci sia da parte di tutti noi, che ne facciamo parte “una mano”, un “aiuto” nei suoi confronti. Abbiamo già visto Segretari vincere con il 70% ma poi dal giorno dopo hanno avuto problemi di gestione. Ognuno di noi è parte dei problemi e delle soluzioni di quei problemi del Partito Democratico. Quindi spero che lui tenti di “costruire l’unità” e che ognuno di noi dia una mano, in tal senso, perché altrimenti diventa complicato.

8)Sarebbe d’accordo con la proposta di Arianna Furi, fondatrice dei Millennials, di fare un tavolo al Nazareno con le associazioni giovani (che coinvolgono ragazzi tra i 15 e i 26 anni) e dopo un confronto di idee, provare a portarne qualcuna avanti?

-Sì certo. Credo che più ci apriamo, meno abbiamo paura di discutere e più forti siamo. Quindi sicuramente ogni proposta di dialogo con associazioni, organizzazioni è sempre una buona proposta.

9) Quale messaggio vuole lanciare ai giovani?

Un mio messaggio è che anche se non ci si occupa di politica, la politica si occupa di te. Quindi è importantissimo partecipare, soprattutto se si vuole cambiare la realtà in cui si vive. Anche se per esempio, come molto spesso accade, si dice io voterei Pd però non mi piacciono alcune scelte, alcune facce. Questo è un motivo in più per prendere la tessera e darci una mano a cambiarlo e a portarlo avanti. Perché ogni proposta, ogni decisione e ognuno di noi può cambiare sia il dibattito interno del partito sia il dibattito del Paese e anche il futuro del nostro Paese.

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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