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Cronaca

Cresce la rabbia dei Pastori Sardi per le promesse non mantenute

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Photo: Shutterstock

Sono passati cinque mesi dalle proteste dei pastori sardi dovute all’abbassamento del prezzo del latte. Malgrado le varie promesse elettorali del ministro dell’interno e leader della Lega, Matteo Salvini ad oggi quasi nulla è cambiato: non vi è stato l’aumento del prezzo del latte e i pastori sono rimasti nuovamente soli a far fronte alle spese per la produzione. Nei scorsi giorni, a proposito di questa vicenda, abbiamo avuto il piacere di intervistare il Vice Presidente del Consorzio Sardo Grano Cappelli ed esponente del Movimento Pastori Sardi, Roberto Congia che lo scorso 12 aprile insieme al leader del Movimento Pastori Sardi nonché presidente dell’ ASPI, Felice Floris si era recato ad un’incontro voluto dal senatore ex pentastellato Saverio De Bonis per cercare una soluzione ed elaborare una Riforma Agraria, di cui ad oggi non vi è traccia.

Per capire tutto quello di cui parleremo è essenziale capire il fulcro della questione: il prezzo del latte di capra e di pecora che come ci dice Roberto:” viene calcolato in base al prezzo di vendita dei formaggi. Invece secondo me andrebbe calcolato secondo i costi di produzione. Il prezzo dei formaggi andrebbe calcolato in base ai costi del latte, così come funziona in tutti gli altri settori.”

1) A febbraio il prezzo era crollato a 60 centesimi al litro, perché questo prezzo non è sufficiente?

-A febbraio il prezzo del latte è crollato a 60 centesimi perché è crollato il prezzo del pecorino romano a causa di una produzione incontrollata e di una politica di vendita completamente sbagliata da parte del mondo della trasformazione che non si preoccupa di seguire l’ andamento dei mercati, scaricando i loro errori sul prezzo del latte e mantenendo intatti i loro margini di guadagno. 60 centesimi non sono sufficienti perché per produrre un litro di latte occorrono oltre 90 centesimi.

2)Potrebbe elencare alcune delle spese che vengono sostenute per la produzione del latte?

-Per la produzione di un litro di latte un’ azienda deve sostenere spese per mangimi, foraggi, semenze per i pascoli, energia elettrica, manodopera (di solito uso familiare, perché è impossibile poter pagare degli operai), acqua, detersivi e eventuali spese che concorrono al costo di produzione di un litro di latte a seconda delle impostazioni e dimensioni delle aziende che vanno con una forbice tra gli 85 e 95 centesimi a litro.

3) Oltre l’incontro a Roma, vi è stata data la possibilità di interloquire con il governo e cercare una soluzione?

– Prima dell’incontro a Roma,il movimento pastori sardi ha incontrato (* il 10 febbraio) nell’aeroporto militare di Decimomannu il presidente del consiglio Giuseppe Conte, il ministro delle politiche agricole Centinaio ed il ministro per lo sviluppo del sud Lezzi spiegando loro che cos’è la pastorizia in Sardegna, che cosa rappresenta per l’ economia sarda, quanti operatori impiega tra produzione diretta, trasformazione e indotto (oltre centomila lavoratori).Unico settore produttivo soprattutto dopo la chiusura di molte fabbriche ( uniche industrie che non hanno mai visto crisi, non hanno mai messo dipendenti in cassa integrazione in Sardegna sono i caseifici).
Abbiamo inoltre evidenziato la figura del pastore come custode e conservatore del territorio e dell’ ambiente.
Abbiamo chiesto al governo che intervenisse con fondi e leggi ad hoc per salvaguardare il pastoralismo e regolamentare il prezzo del latte in Sardegna al fine di evitare anche lo spopolamento di piccoli comuni dove l’unico settore produttivo è la pastorizia.

4) Cos’è successo durante l’incontro a Roma con il ministro Salvini?

– L’11 febbraio il più grande sindacato nazionale è andato a trovare il ministro Salvini portandosi dietro alcuni pastori della protesta accondiscendenti e spostando di fatto la vertenza dal governo e ministero dell’ agricoltura al Viminale, creando dei tavoli prefettizi, dove si è escluso il movimento pastori sardi e discutendo solo del prezzo del latte. Il ministro Salvini promise di portare Il prezzo del latte da 60 centesimi a un euro e questo non è avvenuto (nel tavolo del prefetto a Sassari le organizzazioni sindacali, con alcuni pastori della protesta scelti dalle stesse organizzazioni sindacali, che incontrarono Salvini raggiunsero un accordo di 74 centesimi per litro, accordo che il movimento pastori non ha mai sottoscritto e riconosciuto).

5) Date le promesse non mantenute cosa avete intenzione di fare ? Rivedremo di nuovo gli scenari di febbraio ?

-Il movimento pastori sardi sta effettuando degli incontri zonali tra pastori, promuovendo una legge regionale sul pastoralismo al fine di scrivere questa legge col contributo di tutti i pastori sardi, riprendendo gli argomenti del tavolo di Decimomannu, per organizzare una grande mobilitazione a Cagliari davanti al consiglio regionale, per portare alla loro attenzione questa legge.

Non so se si verserà ancora del latte in strada, la rabbia dei pastori però è tanta e ci saranno sicuramente delle azioni clamorose ed incontrollabili.
6) Quali sono, secondo lei, le possibili soluzioni?

-Secondo me, tra le possibili soluzioni vi è quella che il governo e la regione facciano una legge regionale sul pastoralismo, che riconosca il pastore come custode dell’ambiente, che regolamenti la circolazione del latte tal quale, in maniera da evitare speculazioni da parte dei trasformatori che spesso e volentieri, anziché trasformare questo latte lo piazzano nei mercati esteri facendo concorrenza ai gruppi latte e facendo abbassare il prezzo del latte non solo in Sardegna ma anche nel resto d’Italia. Infatti nei decenni precedenti c’erano in Sardegna diversi gruppi latte, organizzazioni di produttori, che esportavano latte nei mercati internazionali a prezzi vantaggiosi mantenendo alto il prezzo del latte anche in Sardegna; da quando i trasformatori hanno iniziato ad esportare anche loro latte tal quale di fatto hanno fatto morire molti gruppi latte e di fatto hanno assunto un monopolio della commercializzazione del latte.

Paolo Di Falco

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