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Economia

Crisi delle banche e politiche governative in Italia

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Photo: Shutterstock

Articolo del professore Giuseppe Chirichiello

La liquidazione delle due banche venete
Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono piccole-medie banche regionali, più volte sottoposte a ispezioni di vigilanza. Tra il 2007 e il 2017 sono state, infatti, condotte 9 ispezioni presso Banca Popolare di Vicenza, e 7 ispezioni presso Veneto Banca. Da tali ispezioni sono emerse criticità riferibili all’erogazione di crediti con modalità anomale, non di rado in conflitto di interessi, inadeguate modalità di determinazione del prezzo delle azioni (non quotate in borsa), operazioni di ricapitalizzazione c.d. “baciate”, consistenti in azioni proprie acquistate con fondi propri e non dedotte dal patrimonio, non di rado attraverso clienti a cui sono stati erogati prestiti finalizzati.

A seguito di comprehensive assessment del 2014, già visto per MPS, anche per le due banche nello scenario avverso sono emerse insufficienze patrimoniali (82 milioni per BPV e 714 milioni per VB) a cui si è cercato di porre rimedio con misure di rafforzamento di capitale. Tuttavia, come poi evidenziato in sede ispettiva, tali aumenti si sono rivelati ( per via dei “baci proibiti”) solo in parte validi ai fini del patrimonio di vigilanza.

Nel corso del 2015 inizia a deteriorarsi anche la posizione di liquidità delle due banche, soprattutto a causa di una forte diminuzione della raccolta. Nel frattempo vengono rinnovati gli organi amministrativi delle due banche che approvano un piano di rilancio, con la trasformazione in SpA, poi realizzata, un aumento di capitale e successiva quotazione in borsa.
Nel 2016 a seguito di ulteriore peggioramento della situazione complessiva, i rispettivi organi amministrativi elaborano un piano consistente in: la fusione tra i due intermediari; la richiesta di rilascio della garanzia dello Stato su nuove emissioni obbligazionarie; l’accesso a misure di ricapitalizzazione precauzionale. Il progetto, tuttavia, non va a buon fine per insufficiente adesione di risorse private, e ciò incrina ulteriormente la fiducia della clientela, con l’accelerazione della riduzione della raccolta.

Il 23 giugno 2017 la BCE dichiara lo stato di “dissesto o rischio di dissesto” per Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Ciò avviene a seguito sia della valutazione negativa della Commissione europea circa l’insufficienza di fondi privati in grado di coprire le perdite probabili da essa stimate, come invece richiesto dalla BRRD, sia della decisione del Comitato di risoluzione unico, che, nel confermare la valutazione negativa della Commissione Europea, dichiara che non sussiste l’interesse pubblico per l’avvio della procedura di risoluzione nei confronti delle due banche. Con d.l. 99/2017, su proposta della Banca d’Italia, il Ministero dell’economia e finanza pone definitivamente Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa.

La procedura di liquidazione prevede la cessione delle due banche e delle relative società controllate ad intermediario selezionato sulla base di una procedura aperta e trasparente, risultato essere Banca Intesa San Paolo. In virtù di tale cessione Banca Intesa San Paolo subentra nei rapporti delle banche cedenti con la clientela senza interruzione dei rapporti e dei servizi
Nel d.l. 99/2017, convertito in legge a luglio 2017, è inoltre prevista una iniezione di liquidità, pari a circa 4,3 miliardi di euro, e concessione di garanzie statali, per un importo massimo di 12,4 miliardi, sul finanziamento della massa fallimentare da parte di Banca Intesa, per garantire la continuità del sostegno del credito al territorio e per finanziare la gestione dei processi di ristrutturazione delle banche in liquidazione.

Sono stati esclusi dalla cessione, i crediti deteriorati (17,5 e 9,6 miliardi al lordo e al netto delle rettifiche, rispettivamente) che sono stati trasferiti alla Società di Gestione delle Attività (SGA), società di recupero crediti interamente controllata dallo Stato. I proventi derivanti dall’attività di recupero delle attività deteriorate verranno utilizzati per rimborsare i creditori delle banche in liquidazione, tra cui rientra anche lo Stato, che potrebbe così recuperare parte delle somme versate.
Il decreto del Governo prevede anche un meccanismo di ristoro per gli investitori al dettaglio che hanno sottoscritto o acquistato obbligazioni subordinate direttamente dalle due banche in liquidazione prima della data di pubblicazione della BRRD e ne hanno conservato la titolarità fino all’avvio della liquidazione.

Con l’avvio della procedura di liquidazione il costo della crisi è stato fatto ricadere in primo luogo sugli azionisti proprietari e sui sottoscrittori di obbligazioni subordinate, i cui diritti potranno essere soddisfatti solo nell’ipotesi in cui in primo luogo lo Stato recuperi integralmente le somme versate e siano anche soddisfatte tutte le pretese degli altri creditori. Nel complesso, la soluzione adottata è stata finalizzata a:

-preservare la continuità aziendale;
-evitare gravi ricadute della crisi sul tessuto produttivo locale;
-salvaguardare l’occupazione del personale dipendente;
-minimizzare il costo di soluzione della crisi.

Si informano i lettori che il prof. Giuseppe Chirichiello pubblicherà il proseguo di questo articolo riguardante la crisi delle banche il prossimo giovedì.

Il professore Giuseppe Chirichiello é un economista italiano e professore alla Sapienza Università di Roma (SUR). Ha studiato a SUR e ha ottenuto una laurea in Economia e Commercio presso la Facoltà di Economia e Commercio (Università di Roma Sapienza, Italia) nel 1971 (sotto la supervisione di Manlio Resta e Fausto Vicarelli). Nel 1972, è stato insignito del Premio ” Cassa di Risparmio di Roma ” del 1971 come migliore tesi di laurea in Economia per l’anno accademico 1971.Coordinatore in più periodi dell’Istituto di economia e finanza presso la facoltà di giurisprudenza della SUR , è stato per oltre un decennio Presidente del Nucleo di valutazione, poi Comitato di Monitoraggio, della Facoltà di Legge del SUR ed Executive Dean per le strutture alla Facoltà di Legge di SUR. È Presidente del Laboratorio “Carlo Pace”. È revisore dei progetti scientifici PRIN presso il Ministero della ricerca scientifica italiano. È stato membro del GI e del gruppo di controllo dell’Università [Gruppo Ispettivo Ateneo]]. È soggetto ad oggi di registrazioni biografiche in Who’s Who in the World e in Who’s Who in Science and Engineering fin dal 1997 e dal 1998/99. È stato membro dei comitati scientifici (SC) del Dottorato di ricerca in diritto commerciale e dell’economia – Facoltà di Giurisprudenza (Diritto commerciale ed economia), del SC di Master di Scienze della Sicurezza ambientale (Scienze di Sicurezza ambientale), del di Diritto privato europeo. È stato membro della giunta del dipartimento DSG presso la facoltà di giurisprudenza di SUR dal 2003 al 2006 e della giunta del dipartimento DIGEF dal 2012 al 2014. È stato membro di varie commissioni nazionali di P & T per docenti, professori associati e professore ordinario nel periodo dal 1986 al 2008. È stato membro del comitato e del consiglio scientifico del Centro di economia sperimentale dell’Università LUISS di Roma, per gli anni 1989-1996. È stato membro del comitato scientifico e coordinatore della sezione per la teoria monetaria e responsabile della ricerca del CNR “Fondamenti di teoria monetaria e politica monetaria in entrambe le aspettative razionali e modelli di disequilibrio” presso OCSM, Università LUISS di Roma, per gli anni 1989-1996. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche, con oltre 55 opere, tra articoli e libri, anche in inglese tra cui due libri scientifici con editore internazionale.

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