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Cronaca

Le vite spezzate di Camilla e Gaia e quelle di una generazione in bilico

Le vite di tre ragazzi spezzate in un frangete di pochi secondi, una generazione che ama vivere in bilico non pensando al domani.

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E’ passata da poco la mezzanotte del 22 dicembre. Siamo a Roma, in corso Francia. Piove forte, l’asfalto è bagnato e due ragazze stanno tornando a casa. Non è ben chiara la dinamica, ma si pensa che quest’ultime abbiano scavalcato il guard-rail, semaforo rosso e una corsa per attraversare dall’altra parte. Forse per risparmiare tempo, forse per gioco ma sono bastati pochi secondi a mettere fine alla loro vita.

Infatti un ragazzo alla guida di un suv le ha travolte in pieno. Nonostante quest’ultimo si sia subito fermato a soccorrerle non c’è niente da fare. In un frangente di secondo Camilla Romagnoli e Gaia Von Freymann hanno perso la vita e il ragazzo alla guida del Suv, Pietro Genovese ha visto cambiare repentinamente la sua vita. Alcuni gironi dopo si è scoperto che Pietro Genovese sarebbe risultato positivo agli esami alcolemici e tossicologici.

Sembrerebbe un incidente stradale come tanti, ma questa tragedia ha avuto una grande rilevanza nell’opinione pubblica. E’ senz’altro una tragedia che fa riflettere: molti sono stati gli articoli scritti tra cui quello di Concita De Gregorio in cui si interroga su come possono i genitori mettere in guardia i propri figli “dall’ansia di provare il proibito”, bisogna consentire o proibire? Tollerare, pazientare o essere inflessibili? Domande che senza dubbio resteranno senza una risposta.

Alcuni giorni dopo inoltre si è scoperto che è in voga una sorta di sfida su quel tratto di strada: i ragazzi attraverserebbero le due carreggiate di Corso Francia mentre il semaforo per i pedoni è rosso, sfidando la sorte. Un’amica di Gaia, Cecilia ha inoltre detto che in molti scelgono di farlo perché si arriva prima sulla strada di casa, scavalcando il guardrail piuttosto che raggiungere le strisce pedonali e poi perché lo trovano divertente. I ragazzi prendono la rincorsa e credono che andare veloce e guardare ai due lati della strada possa essere una certezza per riuscire ad attraversare indenni. Ha poi aggiunto:

“È assurdo che debbano morire due ragazze per insegnare a noi adolescenti a non rischiare la vita”

Un gioco, una sfida, una leggerezza molto comune tra la nostra generazione. Una generazione, tra cui mi annovero io stesso, che non ha bene in mente quanto sia grande il valore della vita. Una generazione che non crede alle “inutili” raccomandazioni dei genitori perché crede che divertirsi sia molto più importante. Però non è ben chiaro il concetto di divertimento in sé. Divertimento forse vuol dire passare notti da ubriachi insieme ad un gruppo di amici? E poi magari postare su instagram una serie di storie facendo vedere agli altri quando ci si diverta.

O forse l’dea di divertimento coincide con l’idea di sfidare senza un perché apparente il destino, senza pensare al domani. Poi magari capitano tragedie come queste e c’è chi si ferma a riflettere e pensare che “al loro posto potevo anche esserci io“. Si vanno a cercare tutte le dinamiche dell’incidente, ogni singolo dettaglio che i media sono in grado di fornirci e iniziano una serie di domande a girare in testa. Peccato che non capita a tutti di riflettere, la maggior parte tende a sorvolare su queste notizie. Forse anche perché si ha paura di affrontare la realtà e si preferisce fuggire.

Fuggire da essa spesso anche tramite l’alcool, varie sostanze che purtroppo nonostante i vari proclami del politico di turno, dobbiamo ammettere che sono alla portata di tutti. Fuggire dalla vita nell’età adolescenziale è forse uno dei più grandi paradossi che possa esistere. Anche perché all’età di 15/16 anni, dove hai tutta una vita da vivere non sai neanche lontanamente il significato della parola vita.

Fuggire dalla vita e poi troppo spesso capita che decida lei di fuggire dal nostro corpo. Bastano pochi attimi per spezzare delle vite, ma come si fa a evitare delle simili tragedie? Io credo che nessuno di noi abbia la risposta in tasca o almeno io di sicuro credo di non averla. Forse bisognerebbe riflettere un po’ di più prima di fare qualche determinata, forse bisognerebbe disobbedire al “divertimento”, forse bisognerebbe qualche volta prendere in mano la propria vita e non lasciarla scappare.

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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