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Politica

Un Futuro negato ai giovani, la politica e i giochi di potere

Non sempre la politica lascia spazio ai giovani e questa è una situazione molto ricorrente soprattutto nel meridione. Esistono centinaia di ragazzi che desiderano lottare per la propria terra ma se non divinizzi chi ha il potere non puoi fare politica.

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31 dicembre 2019. Sono davanti al mio Macbook, ascolto meravigliata il nostro Presidente della Repubblica, non mi ha mai deluso. Ascolto con attenzione meticolosa ogni sua frase, ogni parola detta al posto giusto e al momento giusto. Ispira fiducia, continua a regalare speranza in questa fase incerta e pericolosa per la nostra Italia, per il nostro futuro. Ci sono piccoli concetti che mi fanno emozionare, sobbalzare, piangere. “Spazio e fiducia ai giovani, ai quali sovente viene chiesta responsabilità ma a cui, nel contempo, dobbiamo affidare responsabilità“.

Ed ecco che lì, inesorabilmente, iniziano le lacrime, iniziano a mescolarsi pensieri contrastanti, pensieri carichi di rabbia, carichi di speranza, carichi di delusione ma anche di forza e testardaggine.
L’Italia ha bisogno di un vento nuovo, un vento di rinnovamento che possa permettere alla mia generazione, alle generazioni future e a quelle precedenti di poter vivere, respirare e non semplicemente sopravvivere combattendo una lotta giornaliera contro corruzione, mancanza di lavoro, tasse in continuo aumento ed esodo continuo.

L’emergenza per l’Italia non è l’immigrazione, non sono quegli uomini che arrivano nei nostri porti alla ricerca di pace: la vera emergenza è una classe di giovani che non riesce a trovare spazio, non riesce a trovare ragioni per restare, per lottare. La vera emergenza riguarda tutti i ragazzi italiani, tutte quelle famiglie costrette a vedere i propri figli scappare via dal proprio porto, scappare via dalla propria terra natale. La vera emergenza riguarda chi prova a lottare ma viene, puntualmente, bloccato da chi, carico di potere e divinizzato, non riesce a dar spazio per colpa di un egoismo e un egocentrismo smisurato. La vera emergenza della politica italiana, specialmente nel meridione, riguarda la voglia di lottare messa a tacere da determinate figure politiche.

Esistono centinaia di ragazzi, centinaia di figure nelle numerose province meridionali che desiderano poter lottare per la propria terra, desiderano provare a far respirare il tanto agognato vento di cambiamento ma, ad oggi, se non divinizzi chi sta al potere, chi ha il potere di distruggerti, non puoi far politica, non puoi provare a cambiare la realtà. Se non divinizzi determinate figure politiche, determinati atteggiamenti che possono esser sbagliati, non coerenti, ingiusti allora vieni fatto fuori, vieni ammutolito perchè, alla fine, i giochi di palazzo sono sempre più reali, sempre più divertenti. Onestà intellettuale, onestà civica, onestà verso se stessi e verso il prossimo: ecco cosa manca nella struttura politica odierna. Organizzano scuole, organizzano manifestazioni, eventi, dibattiti, sono presenti davanti le videocamere e i giornalisti circondati dai giovani più volenterosi, più combattivi e testardi ma nel momento in cui si devono affidare responsabilità i giovani scompaiono dai loro pensieri.

O scompaiono quelli che non sono adulatori, scompaiono quelli con una determinata forza interna che non riescono a sottostare a delle strane e confuse regole imposte, che non riescono a tacere quando la politica diventa solo voglia di primeggiare, di emergere, voglia di videocamere e giornalisti. Per quello ci sono determinati programmi televisivi, con ben conosciute figure che possono dar spazio, giornalmente, e far crescere l’ego di queste figure. La politica, intesa come potere che deve avere, come fine ultimo, quello di dedicarsi ai governati, non può limitarsi a delle semplici apparizioni televisive, a delle semplici interviste.

La politica deve esser altro: la politica non può limitarsi ai giochi di potere dentro lussuosi palazzi.

I ruoli politici, da senatori, deputati, governanti, non possono esser intesi come vittorie personali: è un mandato, una missione per i governati, per il bene ultimo della loro realtà e del loro futuro. Se non si riesce a capire tutto ciò, se non si riesce a dare i meriti e le responsabilità a chi ne ha le capacità, la voglia e la forza allora, forse, è meglio farsi da parte. Ma capisco anche che la poltrona sia comoda, fin troppo comoda, calda e ricca: solo una persona stolta andrebbe via da quella posizione, solo una persona stolta ma onesta potrebbe riuscire a capire che la nostra Bella Italia ha bisogno di venti di rinnovamento.


E ci ritroviamo, alla fine così: chi ha il potere ne assume sempre di più, distrugge i sogni dei ragazzi, i sogni delle giovani menti forti e speranzose che, spettatori inermi di questo spettacolo, cercano una via di fuga da un’Italia che non li merita, non li supporta, non li comprende e non li aiuta. Vogliamo davvero questo? Vogliamo davvero vivere un futuro simile? Vogliamo davvero lasciare tutto nelle mani di determinate forze e figure politiche? Vogliamo davvero continuare queste guerre intestine contro chi ha davvero voglia di scuotere la realtà?

Vogliamo davvero lasciar morire il nostro futuro? Vogliamo davvero lasciare ancora spazio a corruzione, malavita, potere malsano? Allora diamo spazio, fiducia e responsabilità ai giovani: supportateci, affidateci compiti, affidateci incarichi e non colpevolizzate chi non la pensa come voi, chi ha il coraggio di analizzare razionalmente ciò che succede senza mai venerare o santificare. Non è l’Italia che meritiamo, non è l’Italia che i nostri figli meritano, non è un’Italia che può sopravvivere, non è un’Italia che guarda al futuro.

Giovane imprenditrice trapanese e studentessa di scienze politiche animata da un entusiasmo senza confini. Nata in Sicilia, in una terra ricca di storia e di bellezza che, purtroppo, continua a non permettere ad una giovane ragazza dai tratti normanni di potersi esprimere, di poter lottare, di poter migliorare quell'angolo di paradiso in cui vive. Vivo una realtà che ha provato, più volte, a tapparmi le ali, a scoraggiarmi, ad ammutolirmi senza, però, alcun risultato: il verbo arrendersi non fa parte del mio dizionario. Caparbietà e costanza sono i tratti che più amo di me.

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