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Società

La responsabilità sociale si insegna a scuola?

Con l’apertura delle iscrizioni per le scuole primarie e secondarie del nostro Paese, all’alba del 2020 ci si interroga ancora se la scuola responsabilizzi i ragazzi nel loro rapporto con la società.

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Scegliere la scuola giusta. Sembra questo il tema su cui ricade l’attenzione di molti genitori nel momento in cui i figli si accingono a scegliere il percorso di studi più adatto a loro. Si danno consigli e pareri in base al percorso migliore da affrontare per lo sviluppo della propria individualità e professionalità. Purtroppo però non si sente a sufficienza parlare della scuola migliore in funzione della crescita che quest’ultima può portare ai ragazzi dal punto di vista sociale e relazionale. E allora sorge una domanda spontanea: la scuola italiana si preoccupa di fornire gli strumenti ai cittadini di domani per poter comprendere cosa vuol dire la vita in comunità, il rispetto delle regole, delle leggi, della Costituzione?

La situazione attuale

Un primo, timido passo si è cercato di fare con l’istituzione di Educazione Civica come materia obbligatoria per tutti gli istituti superiori, ma ancora non basta. Com’è possibile che la scuola immagini un’educazione basata ancora sulla lezione frontale di materie principalmente teoriche, senza riuscire a far toccare ai ragazzi anche l’esperienza di comunità, l’approfondimento sui valori che fondano la nostra democrazia, le dinamiche che si instaurano nei gruppi sociali?

Una nuova visione

Non è necessario fornire un’approfondita conoscenza di Diritto ed Economia per far comprendere come relazionarsi con il mondo; basterebbe instaurare una materia tanto dinamica quanto stimolante che possa far sperimentare ai ragazzi le regole del gioco nella comunità in cui si trovano. Già, “le regole del gioco”: il sistema scolastico italiano oggi è come un maestro che illustra all’allievo le dinamiche fisiche e matematiche dello spostamento di una pedina su un tabellone da gioco, senza però insegnargli le regole del gioco.

Educare sempre

Tutto parte dal corpo docenti e dalla visione dei dirigenti scolastici: proprio loro avrebbero gli strumenti per iniziare a cambiare il sistema, a vedere i ragazzi non più come un’audience passivo dinanzi alla propria lezione ma come futuri cittadini da educare e istruire. Già, l'”educazione”: l’educazione è un percorso di crescita personale e collettivo, che sviluppa la morale e l’etica di ciascuno di noi; non termina in un determinato momento della propria vita, perciò non dovrebbe terminare, a maggior ragione, in un determinato periodo della propria formazione.

Si dice troppo spesso la frase “la scuola superiore dovrebbe istruire e non educare”, invece sta proprio qui il punto cruciale: immaginare la scuola e, perché no, il percorso universitario non solo come un momento di formazione professionale ma anche come un importantissimo periodo di crescita individuale e collettiva, favorendo lo sviluppo del personale bagaglio morale, etico ed intellettuale.
Perché il buon esempio deve venire sempre dall’alto.

Appassionato di relazioni di genere, psicologia sociale e politica internazionale, scrivo sul blog nazionale della community dei Millennials su queste tematiche. Sono nato a Trieste il 27 luglio 1997 e sono stato Senatore Accademico all'Università degli Studi di Trieste dall'aprile 2019 all'ottobre 2020. Ho conseguito il 15 ottobre 2020 nella stessa università la laurea triennale in Scienze Politiche e dell'Amministrazione, con una tesi in sociologia politica. Attualmente frequento il corso magistrale in Comunicazione Giornalistica, Pubblica e d'Impresa all'Università di Bologna. Sono iscritto al partito Italia Viva dal settembre 2019 e sono attivista presso l'associazione di promozione sociale RIME di Trieste. Dal gennaio 2020 sono anche responsabile dell'Ufficio Stampa dell'associazione ProgettiAmo Trieste e dal novembre 2019 coordino a livello locale un gruppo di discussione politica tra giovani.

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