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Diritto Pubblico

Il finanziamento della politica: un breve inquadramento

Da molto tempo si discute circa l’opportunità di reintrodurre il finanziamento pubblico ai partiti. In questo articolo cercheremo di capire le ragioni per cui è nato nonchè le fallacità del finanziamento privato.

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Che la politica abbia costi crescenti nelle moderne democrazie pluralistiche è cosa assai ovvia. Come sappiamo, un ruolo centrale nel sistema politico è giocato dai partiti necessitanti, sempre più, di ingenti risorse economiche.

Una delle prime domande che qualsiasi curioso, esperto o meno di politica, si pone è certamente quella di comprendere verso dove vengano incanalati tutti questi denari. La risposta al quesito è data da recentissime rilevazioni economiche che, come ci si poteva immaginare, hanno evidenziato una primissima destinazione nella “campagna elettorale” e una seconda nel mantenimento del complesso organizzativo che regge il partito.

È certamente incontestabile rilevare, allo stato attuale, che se non disponi di sufficienti mezzi di comunicazione politica hai già la matematica certezza di non avere possibilità di essere eletto. È proprio da una tale conclusione che discende la necessità, in una democrazia fondata sulla eguaglianza politica di tutti i cittadini, di fornire ai singoli partiti e candidati forme di sostegno, che chiameremo finanziamento pubblico, a carico del bilancio statale.

L’essenza di questo strumento, che è regola in tutti i paesi europei, è quella di evitare la creazione di situazioni monopolistiche in favore di chi gode delle maggiori risorse economiche al contempo, però, non può certamente passare inosservato il rischio che l’erogazione di tale “sussidio” comporta, ovvero il distaccamento progressivo dalle esigenze sociali e la trasformazione dei partiti in apparati burocratici autonomi e insensibili.

Queste e altre ragioni hanno formato la base argomentativa di chi si è sempre scagliato contro l’esistenza di un tale strumento, ed in vero dopo tante riforme e ripensamenti nel 2013, con il dl nr. 149 convertito nella legge 13/14, si è giunti alla sua abolizione e contestuale sostituzione con il finanziamento volontario dei privati.

In breve, il privato può devolvere il 2 per mille della propria imposta (IRPEF) ed effettuare ulteriori erogazioni liberali che, come ipotizzabile, sono favorite attraverso il riconoscimento di apposite detrazioni fiscali. Restano fermi i divieti di finanziamento, in favore di partiti e gruppi parlamentari, a carico di società con partecipazioni pubbliche superiori al 20%, enti pubblici e organi della pa.
Per la prima volta in assoluto sono stati introdotti limiti quantitativi inerenti il finanziamento dei privati, il cui tetto massimo è stato fissato in 100.000 €.

Possono intravedersi possibili rischi o deficit inerenti questa nuova metodologia di sostegno? La risposta non può che essere affermativa con riguardo a 2 elementi:

  • b) insufficienza delle risorse raccolte, che dimostra la scarsa attenzione e affezione alla politica da parte degli italiani.

©️ Riproduzione Riservata

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