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Cultura

La lotta di classe e globalizzazione

Nella recente globalizzazione si può ancora parlare di lotta di classe e soprattutto di classi sociali? Attraverso il pensiero di diversi autori riporteremo diverse posizioni che ci mostrano quanto in realtà questo sia un fenomeno ancora attuale

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Questo articolo riguarda lo studio e l’analisi della teoria di classe marxiana attraverso diversi autori che, riprendono tale pensiero con l’obiettivo di verificare se esso è attuale nella recente globalizzazione. Per motivi di semplificazione e, per non appesantire troppo il lettore, suddividerò l’articolo in cinque parti, quanti sono gli autori che riporterò in analisi. Dunque, oggi ci soffermeremo su un introduzione che ci rinfresca il pensiero di Marx e poi passeremo a un’analisi più attuale di Luciano Gallino ne “lotta di classe dopo la lotta di classe” . I prossimi articoli verteranno sempre sullo stesso tema ma con pensieri di altri 4 autori: Carlo Formenti, Domenico Losurdo, Raymond Aron e Felix Guattari.

La teoria marxiana sulla lotta di classe

Karl Marx e Friedrich Engels nel “Manifesto del partito comunista” si propongono di esporre gli scopi e i metodi dell’azione rivoluzionaria. Quest’ultima verrà condotta dalla classe proletaria per eliminare i meccanismi capitalistici, che portano a una caduta tendenziale del saggio di profitto, a una crisi di sovrapproduzione, a contraddizioni crescenti e all’alienazione dell’uomo:

  1. rispetto il capitale, ossia il prodotto che produce, perché non gli appartiene;
  2. rispetto all’attività che svolge, perché costrittiva, forzata;
  3. rispetto al prossimo, perché l’unico prossimo che conosce è il suo datore di lavoro che, oltretutto, lo tratta come se fosse una macchina. Determinando, dunque, rapporti conflittuali.

Per abolire tale situazione deve intervenire il comunismo, che non è un’ideale, ma un movimento reale che restituisce l’uomo a sé stesso, attraverso la soppressione della proprietà privata, che causa disuguaglianza all’interno della società.

Secondo Marx accadrà di sicuro una rivoluzione sociale, attraverso la quale gli operai potranno liberarsi delle <<loro catene>> e recuperare integralmente l’umanità dapprima soffocata e oppressa dal capitalismo. Infatti, esso trasforma ogni società a sua immagine e somiglianza, con uno sfruttamento crescente del proletariato, fondato sul concetto del plusvalore, ovverosia sull’idea che una quota del lavoro sia prestata ma non retribuita. Mi spiego meglio, se l’operaio lavora dieci viene pagato per cinque, mentre le altre cinque ore sono prestate gratuitamente e producono plus-lavoro ossia plus-valore e, quindi, più profitto e rendite. Questa è la logica dello sfruttamento del profitto spiegata da Marx nell’opera il Capitale.

Per questo Marx ritiene che sia fondamentale la trasformazione della classe operaia da classe per sé a classe in sé, ossia cosciente che i suoi membri detengono medesime condizioni e interessi, e rovesciare in modo violento il sistema esistente in nome della maggioranza della popolazione e redistribuire, così, la ricchezza prodotta. È per questo che Marx ed Engels concludono il Manifesto con un esortazione ed un comando:

“Proletari di tutto il mondo unitevi!”

Ma la lotta di classe esiste ancora? Esistono, oggi, le classi sociali? Dov’è oggi l’operaio?

Da queste osservazioni parte Luciano Gallino, affermando che nella nostra epoca la lotta di classe esiste, ma le sue caratteristiche sono cambiate: la classe dei cosiddetti “vincitori” (ossia i top manager, i grandi proprietari terrieri, i capitalisti per procura, i politici di primo piano), sta conducendo una lotta di classe contro i “perdenti” (le classi operaie, medie e contadine), con lo scopo dei primi di limitare o contrastare i secondi, ossia lo sviluppo delle classi sociali, che possono in qualche misura intaccare il suo potere di decidere che cosa convenga fare del capitale che controlla allo scopo di continuare ad accumularlo. in pratica, secondo Gallino, è cambiato l’attaccante e il difensore, il primo, che in passato era il salariato, oggi si difende sia dal padrone sia dallo Stato, che legifera invece a favore del produttore. Insomma, le parti si sono invertite! All’attacco è il capitale mentre il lavoro deve subire.

Anche se oggi le classi sociali sono meno percepibili ai nostri occhi (tanto che qualcuno afferma che non esistono più), esse esistono ancora, perché secondo l’autore, appartenere a una classe significa appartenere volenti o nolenti a una comunità di destino, e avere la possibilità di chi fa parte di quell’insieme di influire sul destino e di poterlo anche cambiare.

In sostanza stiamo assistendo ad una contro-rivoluzione in cui: classi dominanti si sono mobilitate e hanno cominciato loro a condurre una lotta di classe dall’alto per recuperare il terreno perduto. In questo modo si è tentato di contenere i salari reali; si sono reintrodotte condizioni di lavoro più rigide nelle fabbriche e negli uffici; si è fatta salire la quota dei profitti sul PIL. Questa è la prova tangibile che la lotta di classe non è scomparsa, ma esiste in forme diverse rispetto a quelle condotte nei secoli scorsi. È ciò che intende Gallino con “lotta di classe dopo la lotta di classe”.

Dunque, il problema principale è la classe dominante, ossia la classe capitalistica transnazionale, che è ormai globale. Mentre la classe operaia è oggi frammentata, dispersa, a causa della globalizzazione che ha generato due fazioni di lavoratori; coloro che lavorano nei paesi emergenti e coloro, invece, che lavorano nei paesi sviluppati.

Secondo Gallino, quindi, l’obiettivo che le grandi imprese americane ed europee, attraverso la globalizzazione e l’ideologia neoliberale, vogliono raggiungere è quello di far incontrare i due mondi del lavoro sulla parte inferiore della scala anziché su quelle più alte. In altre parole lo scopo è quello di peggiorare le condizioni di lavoro e di vita della classe dei lavoratori “benestanti”.

Allora come risolvere questa situazione? Attraverso una democrazia partecipativa che garantisca la dialettica tra la classe in sé, coscienti di essere divise da un conflitto strutturale. Perché oggi si assiste a una pesante crisi del capitalismo che crea una grande contraddizione: da un lato c’è un numero elevatissimo di capitale che cerca lavoro; dall’altro ci sono masse di individui disoccupati. Dunque, le classi sociali dovrebbero richiedere una riforma fiscale, che migliori le loro condizioni economiche, e condurre una battaglia nella sua direzione originaria, con manifestazioni di massa che siano chiaramente attribuibili ad una classe unita e compatta, la classe operaia.

Ora, avendo rinfrescato Marx e riportato il pensiero di Gallino che ritiene che oggi, in un mondo ormai globalizzato, esista una lotta di classe “alla rovescia”, voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con l’autore? Oppure ritenete che le classi oggi siano pura utopia?

Aspetto una vostra risposta, e ricordate che la prossima settimana vi presenterò lo stesso tema, ma dal punto di vista di un altro straordinario autore.

Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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