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Conquistare la libertà di esser donna, battaglia contro quale nemico?

Cosa vuol dire nascere donna? Cosa vuol dire sentirsi dire che non puoi fare determinate cose? Perché deve esserci qualcuno a scegliere per noi?

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Nascere donna non è semplice. Ti abituano, fin da piccola, a giocare con la cucina, a far la mamma, la brava donnina di casa. Nascere e crescere donna non è semplice: mentre ai tuoi fratelli, amici e compagni di gioco viene permesso di poter sognare di esser un astronauta, di poter conquistare il mondo con un libro o con un pallone da calcio, a te viene spiegato che per vivere una vita dignitosa devi sposare un medico, un magistrato, un architetto.

Nascere e crescere donna non è mai semplice: sei costretta a guardare, al liceo, compagni di scuola meno meritevoli, espansivi o capaci esser scelti perché, siamo sinceri, l’uomo al potere è sempre più attraente. Nascere e vivere da donna non è mai semplice: sei costretta a scegliere tra far la madre e la moglie o avere una carriera, una carriera spesso sotto pagata, una carriera a rischio licenziamento, una carriera che non potrà esser mai paragonata a quella di un uomo di tuo pari livello.

Nascere, crescere e vivere da donna è complicato: non puoi permetterti di mostrarti fragile, in cerca di aiuto. Non puoi permetterti di esser bella: attireresti i commenti più idioti. Non puoi permetterti di esser sveglia e capace: sei una donna, non puoi esserlo più di un uomo.

Non puoi permetterti di scegliere la vita che vorresti vivere: qualche altro lo farà per te, sempre. Non puoi permetterti di lottare per la tua condizione, per una realtà ingiusta: avresti solo voglia di apparire. Non puoi permetterti un paio di tacchi alti, un rossetto rosso, una scollatura più profonda: il rozzo di turno è lì, è sempre in attesa di ferirti, è sempre in attesa di mostrarti quanto la sua virilità sia pessima, di poco gusto.

Non puoi permetterti di esser un pizzico narcisista, di stare in pace con te stessa e di metterti in gioco: saresti ridicola. Non puoi permetterti di sbagliare con tuo figlio: non saresti una buona madre, una madre amorevole, una madre degna di esser chiamata tale. Non puoi scegliere quando avere un figlio: sei criticabile in qualsiasi scelta. Non puoi permetterti di aver paura, paura della vita, paura di te stessa, paura della realtà: saresti una persona stupida, noiosa, vigliacca.

Non puoi permetterti il lusso di piangere in pubblico: non siamo più ai tempi dell’asilo. Non puoi permetterti di provar rancore, di provar invidia: le persone insicure lo fanno. Non puoi permetterti di lottare per le pari opportunità: le vuoi? Allora prova a metterti nei miei panni.
E se tutte queste critiche arrivassero da chi si professa femminista? Se tutte queste critiche, queste paranoie infinite, queste problematiche nascessero da chi ci sta accanto, da chi ha il potere di distruggerti?

Se il nemico- se mai ce ne fosse uno- non fosse l’uomo maschilista, la terribile figura a cui dar ogni colpa? L’uomo, in molte occasioni, è nemico della donna ma, spesso, anche la donna è nemica di se stessa. La società è nemica della donna, le leggi sono nemiche della donna, la Chiesa è nemica della donna. In questa visione in cui tutti siamo colpevoli, in cui tutti commettiamo errori, siamo davvero sicuri che la strada da percorrere sia quella di attaccare il nemico?

Perché, se così fosse, probabilmente ogni donna dovrebbe mettersi difronte uno specchio ed iniziare ad insultare la propria immagine per tutte le volte che ha criticato, invidiato, odiato un’altra donna, per ogni volta in cui ha rinunciato ad una parte di se stessa per accontentare un compagno, un marito, un padre, per ogni volta che siamo state colpevoli di esser vulnerabili e abbiamo lasciato al nemico il potere di colpirci. Ma, mi chiedo, se iniziassimo ad ignorare il nemico, chiunque esso sia?

Se iniziassimo, da noi stesse, a lottare per la conquista dei diritti che ancora mancano nelle nostre vite?

Se iniziassimo a creare il nostro futuro, passo dopo passo, insegnando alle bambine che potrebbero realizzare qualsiasi loro desiderio studiando, informandosi e leggendo? Se iniziassimo a creare un futuro dove ogni donna è libera di poter esser tale, è libera da ogni preconcetto, giudizio o violenza? Se iniziassimo a creare un futuro gradualmente ed in sinergia con il mondo maschile, con un mondo che non è completamente nostro nemico?

Se iniziassimo a costruire un futuro con pari opportunità, senza pretendere di ribaltare l’intero sistema? Se iniziassimo a far comprendere che riflettere un minuto in più, prima di rapportarsi con una donna è indispensabile? Se iniziassimo ad allontanare chi tenta di colpirci offendendo ciò che realmente siamo o ciò che proviamo a fare? Se allontanassimo da noi stessi i maschilisti e combattessimo insieme a chi ha davvero voglia di aiutarci? Se allontanassimo chi si professa femminista, chi fa parte di determinate associazioni ma, nella realtà, fa ben poco per prendersi cura e sostenere chi ha accanto?

Se iniziassimo a collaborare con chi, finalmente, riesce a darci una possibilità? Se iniziassimo a non creare false aspettative, false illusioni e falsi miti? Siamo sinceri: un mondo governato da sole donne non sarebbe un mondo migliore, non finché le donne continuano a criticare altre donne, non finché le donne continuano a creder di esser superiori. Ogni donna che professa ciò gioca soltanto a far la maschilista femminista. E’ necessario cambiare il gioco, non le pedine. A questo punto non pretendete il potere, non mostratevi superiori: lottiamo per conquistare questo futuro insieme all’universo maschile. Da esso, invece, iniziate a pretendere maggior comprensione, un mazzo di fiori e una carezza in più.

Giovane imprenditrice trapanese e studentessa di scienze politiche animata da un entusiasmo senza confini. Nata in Sicilia, in una terra ricca di storia e di bellezza che, purtroppo, continua a non permettere ad una giovane ragazza dai tratti normanni di potersi esprimere, di poter lottare, di poter migliorare quell'angolo di paradiso in cui vive. Vivo una realtà che ha provato, più volte, a tapparmi le ali, a scoraggiarmi, ad ammutolirmi senza, però, alcun risultato: il verbo arrendersi non fa parte del mio dizionario. Caparbietà e costanza sono i tratti che più amo di me.

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