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Cronaca

Il sorriso di un sognatore

Il corpo di un ragazzo di quattordici anni ritrovato nel carrello di un aereo atterrato a Parigi: un sognatore libero di volare nel cielo

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Sono le sei di mattina, sembra una mattina come tutte le altre nell’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi. Le piste di atterraggio e di decollo del secondo aeroporto più grande d’Europa sono come sempre affollate. Tra tutti gli aerei, ce n’è uno in particolare che è appena arrivato dalla Costa D’Avorio. I passeggeri sono già scesi e il personale dell’aeroporto sta facendo le ricognizioni di routine sul veicolo. Ad un certo punto qualcuno di loro nota qualcosa di strano all’interno del carrello dell’aereo, si avvicina e dinnanzi ai propri occhi si ritrova un piccolo corpicino senza vita di un bambino di quattordici anni.

Il ragazzo si chiamava Ani Guibanhi Laurent e prima del decollo dell’aereo dalla capitale della Costa D’Avorio con tutte le sue forze si è aggrappato al carrello dell’aereo. In fondo era un piccolo sacrificio per raggiungere la sognata Europa. Un piccolo sforzo che l’avrebbe condotto in quel favoloso posto di cui aveva sentito tanto parlare, dove tanti erano andati a cercare fortuna.

Ani era nato in uno dei tanti sobborghi di Abidjan, povero di nascita ma ricco di immaginazione. Mentre si recava a scuola guardava sicuramente sognando ad occhi aperti gli aerei che passavano sopra la sua testa e che si perdevano in quel cielo azzurro sconfinato. Chissà quante volte avrà sognato di prenderne uno, andare via e iniziare una nuova vita. Una speranza che ardeva forte nel cuore dell’ Ani, un sogno che prima o poi avrebbe realizzato.

Quando la notizia del ritrovamento del corpicino di Ani è arrivata ai vertici della compagnia Air France proprietaria del veicolo è stata subito diramata una nota in cui si diceva che il corpo di un clandestino era stato ritrovato nel carrello di uno dei loro aerei atterrato a Parigi. Si può definire un ragazzino, un sognatore con una parola così riduttiva e fredda?

Sapete è facile per noi occidentali, noi che per puro caso siamo nati in una parte del mondo rispetto ad un altra parlare, giudicare. Io vorrei provare a immedesimarmi nei panni di Ani, anzi per meglio dire nei quattro stracci che portava addosso: dei pantaloncini e una maglietta che magari indossava da settimane. Vorrei cercare di immedesimarmi nella sua vita lontano dagli agi a cui tutti noi siamo abituati.

Vivere dentro una piccola stanza con un tetto in lamiera che quando piove sembra venire giù. Vorrei provare a emozionarmi dinnanzi ad un pezzo di pane, riuscito a portare a casa con fatica quando va bene. Altrimenti restare a digiuno perché la fortuna di avere qualcosa sotto i denti da mangiare non capita tutti i giorni. Nonostante tutto questo vorrei provare ad avere sempre il sorriso sulle labbra, a vedere un aereo in cielo e sognare, un giorno, di poterlo prendere e magari di avere una vita migliore che mi stia aspettando dall’altra parte del mondo.

Sapete cosa ha spinto Ani a scavalcare la rete dell’aeroporto e fare una corsa disperata verso il carrello dell’aereo prima che il pilota lo richiudesse? La speranza: una vita migliore, magari chissà avere la possibilità di un pasto quotidiano. In questo momento immagino la felicità di Ani non appena il carrello dell’aereo si è richiuso. Finalmente i suoi sogni si sarebbero realizzati: solamente poche ore lo separavano dalla sua nuova vita.

E cosa sono poche ore d’attesa rannicchiati su sè stessi se dopo si è certi che finalmente il vento della fortuna aveva cambiato direzione? Chissà a cosa avrà pensato il giovane Ani mentre l’aereo si alzava sempre di più, forse alla sua nuova casa che lo attendeva. Sapete man mano che si sale la temperatura scende, a 10.000 mila metri d’altezza raggiunge anche i -50°. Già intorno i -40° il corpo non riesce più a termoregolarsi così cerca di scaricare tutto il suo calore, arrivano febbre, sudorazione poi convulsioni, svenimento. Chissà Ani a cosa avrà pensato quando gli iniziava a mancare l’ossigeno, quando le sue orecchie iniziavamo a sanguinare per la pressione.

Io sono sicuro che aveva ancora quel suo sorriso sulle labbra, quel suo sorriso che ha portato via con se nella sua nuova casa, quello stesso sorriso che possibilmente aveva con sè quando il suo corpicino senza vita è stato ritrovato, quel suo sorriso che spero nessuno di noi riuscirà mai a dimenticare.

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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