Connect with us

Cittadini

Per non dimenticare, mai

Piersanti Mattarella, quando svolgere il proprio dovere non vuol dire ricevere la giusta ricompensa

Published

on

Sono consapevole che sono trascorsi alcuni giorni dalla commemorazione di Piersanti Mattarella e vi garantisco che il ritardo con cui sto scrivendo è voluto. E’ facile ricordare Mattarella nel giorno della sua morte, più difficile farlo in un giorno senza infamia e senza lode come oggi. Persone come lui devono essere ricordate ogni giorno.

LA LOTTA ALLA MAFIA – Dal suo esordio in politica regionale ( Giugno 1967 ) al suo assassinio (6 Gennaio 1980 ), Piersanti Mattarella è stato esempio di onestà e rispetto al dovere. Iniziò la sua attività politica come deputato all’ARS ( Assemblea Regionale Siciliana ), facendo parte della commissione Legislativa regionale e della Giunta per il bilancio. Nel 1970 fu nominato relatore della legge sul bilancio di previsione della regione, rilevando numerose criticità.

Mattarella, costatando che i deputati regionali cercavano di proporre leggi pro domo sua perchè troppo legati al territorio, propose una riforma elettorale con collegi più ampi di quelli provinciali. Oltre a questo, chiese anche una rotazione degli incarichi della giunta con limitazione temporale e un diverso modo di scegliere gli assessori regionali, al fine di evitare la possibilità di accordi sottobanco.

Eletto presidente della Regione Siciliana ( 9 Febbraio 1978 ), inserì nuovi e rigidi criteri per la nomina dei dirigenti pubblici, oltre che promulgare nuove leggi. Tra queste si ricordano la legge urbanistica regionale n.71 e la legge degli appalti. La prima limitava gli indici di edificabilità dei terreni agricoli, affidava ai costruttori oneri per opere di urbanizzazione prima a carico di enti pubblici e costituiva un ostacolo quasi insormontabile per speculatori e costruttori abusive. La seconda invece riformava il sistema di collaudo delle opere pubbliche, grazie al quale sono stati scoperti diversi illeciti tramite inchieste sui beneficiari dei contributi regionali.

Tutto ciò che è stato sin qui riportato non è tutto il lavoro svolto da Mattarella come presidente della Regione Siciliana, ma solo la parte che più di tutte contrastava il potere di Cosa nostra, in quanto riduceva il controllo del territorio e sottoponeva a maggiori controlli quei settori, come l’edilizia, che erano soliti tenere in pugno.

La lotta di Mattarella contro la mafia non si limita alle leggi, ma si estende anche nei suoi discorsi pubblici. Non si può dimenticare la dura arringa contro Cosa nostra a Cinisi, paese di Peppino Impastato, da poco ucciso, o il suo comportamento a Villa Igiea durante la Conferenza regionale dell’agricoltura. Qui, dopo che il deputato Pio La Torre accusò di corruzione l’assessore all’agricoltura Giuseppe Aleppo, il presidente Mattarella non difese a spada tratta il suo assessore, come in molti si aspettavano, ma rincarò la dose, invitando alla legalità nella gestione dei contributi agricoli regionali.

La sua voglia insaziabile di giustizia lo rendeva una figura scomoda per Cosa nostra, che ordinò così il suo assassinio. Così il 6 Gennaio 1980 un sicario uccise Mattarella in Via Libertà a Palermo all’interno di una Fiat 132 mentre stava andando a messa con la moglie, i figli e la suocera.

Il corpo di Piersanti Mattarella preso dal fratello Sergio dall’interno di quella Fiat 132

POPOLO, AGO DELLA BILANCIA– Mattarella aveva un sogno: voleva la Sicilia libera dalla corruzione. Era consapevole di quanto fosse pericoloso il suo sogno, ma non ha mai smesso di crederci. Nato e cresciuto in Sicilia, conosceva la sua terra come le sue tasche e l’amava con tutto il cuore. Grazie a questo, sapeva con quali leggi chi e dove colpire. Ogni riforma era una ferita a chi costituiva l’erba cattiva della Sicilia di allora.

L’ uccisione di Mattarella per Cosa nostra è stata una vittoria, un motivo di vanto. Alla fine è vero: è stata una vittoria, dei codardi però. Dante Alighieri scriveva “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Sconfiggere un rivale con dei colpi di pistola è da bruti, ma non c’è nulla da stupirsi … “persone” così non possono conoscere virtù e conoscenza. In questo scontro l’unico vincitore è stato Mattarella, ma il nostro comportamento ha reso il suo successo una cocente sconfitta. Non servono a nulla le manifestazioni, i riti religiosi o le tante prosopopee in ricordo di Piersanti o dei vari Peppino Impastato, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino e Giuseppe Fava.

La mafia si combatte giurando fedeltà alla giustizia e all’onestà ogni giorno ed in ogni circostanza. Cosa nostra è come una tigre di carta: ha un aspetto inquietante, ma non può uccidere. Si nutre della nostra paura ed è grazie ad essa che diventa una tigre spietata, infatti, come affermava Paolo Borsellino

Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo“.

Ricordatevi che siamo quel che facciamo, non quel che vogliamo ed in questo caso non c’è aggettivo più consono di “vile” per descrivere questo comportamento. Adesso tocca a noi scegliere se vivere miseramente da vili o voler ambire a qualcosa di più. Piersanti Mattarella ha dato la vita per l’Italia, adesso è dovere dell’Italia far vedere che vale la morte di Uomini come lui.

La lotta alla criminalità organizzata è molto difficile, perché la criminalità è organizzata, ma noi no.

Antonio Amurri

Studente di professioni sanitarie, ma con un occhio di riguardo verso tutto ciò che mi circonda. Durante il mio percorso ho notato che, secondo molti, pochi cittadini impegnati non sono in grado di poter cambiare qualcosa all'interno della società. Sono qui, in collaborazione con la Politica del Popolo, per far capire che vive non chi resta in silenzio, ma solo chi lotta per far sentire la propria voce.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trending