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Politica

La lotta di classe e globalizzazione (pt.2)

Con diversi autori portatori di molteplici pensieri, si è così condotta un’analisi che ha riportato in auge il problema delle disuguaglianze di classe e delle loro relative lotte sempre più necessarie nella recente globalizzazione.

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Ricollegandoci all’articolo precedente, riguardante il tema de “la lotta di classe e globalizzazione” secondo il pensiero di Gallino, per motivi di semplificazione e per non appesantire troppo il lettore, oggi ci soffermeremo sulle analisi di altri quattro autori: Carlo Formenti, Domenico Losurdo, Raymond Aron e Felix Guattari.

Raymond Aron

Secondo l’autore il tema centrale della questione è la contraddizione per cui le società industriali, mentre promuovono l’uguaglianza politica dei cittadini, organizzano allo stesso tempo la gerarchia dei consumatori e dei produttori, determinando di fatto l’ineguaglianza sociale.

Tale diseguaglianza non è individuale, ma nasce all’interno delle classi che sono organizzate gerarchicamente nella società capitalistica.

Ma la classe operaia presenta un’unità, un senso di comunità che le altre classi non hanno, per cui, secondo Aron, la classe operaia e quella composta dai proprietari dei mezzi di produzione, non si scontrano in una lotta, poiché hanno interessi comuni – come quello della prosperità dell’impresa – anche se è naturale che ognuna di esse persegua l’obiettivo di massimizzare il proprio reddito nazionale.

In altre parole, secondo l’autore, è legittimo parlare di lotta di classe e di classi sociali nella odierna società industriale e propone di risolvere il problema dell’ineguaglianza attraverso il dialogo, la comunicazione, la rivalità o il conflitto, senza che nessun gruppo pretenda di essere in possesso della verità suprema.

Felix Guattari

Nel suo testo “Rivoluzione molecolare. La nuova lotta di classe” afferma che la caratteristica del capitalismo è la compartimentazione, perché essa cerca sempre di mettere ordine appellandosi a leggi universali.

Per “rivoluzione molecolare” si intende il “desiderio di rivoluzione”, che va condotta: “a tutti i livelli dell’economia desiderante contaminati dal capitalismo, a livello dell’individuo, della coppia, della famiglia, della scuole e così via“.

Rivoluzione del desiderio che, per essere produttiva, deve concatenarsi con la lotta di classe, altrimenti si determinerà il fallimento di entrambe.

Questa concatenazione è necessaria per il semplice fatto che il capitalismo per potersi riprodurre deve ottenere sia i mezzi di produzione e la forza-lavoro, sia l’asservimento del desiderio tramite la costruzione di “individui decodificati”, di corpi docili perfettamente rispondenti ai suoi bisogni, ai suoi processi. L’analisi microfisica risulta, quindi, il passo necessario per comprendere la natura anfibia del desiderio.

In altri termini, la Rivoluzione molecolare di Guattari è un modo per guardare la realtà senza le lenti deformanti delle classificazioni dominanti, è la capacità di inserire fenomeni isolati dai flussi socio-politici che sono perennemente recisi dalle macchine di stato.

Domenico Losurdo

Questo autore parla di “lotte di classe” al plurale, come un genus che può assumere diverse species : conflitti interni alle classi sfruttatrici; lotte di emancipazione dei popoli coloniali; della classe operaia; delle donne contro la “schiavitù domestica”.

Insomma, per Losurdo è fondamentale sviluppare la coscienza della molteplicità dei conflitti ed è necessario comprendere che ognuno di questi scontri, determinano insieme una gerarchizzazione della lotta di classe.

Il pensiero rivoluzionario si perde “nell’idealismo della prassi”, – verso il quale tendono a slittare anche Marx ed Engels quando parlano di un futuro mondo comunista in cui mercato, nazione, Stato e religione tendono a risultare plasmabili in modo illimitato dalla lotta di classe – che ha fatto si che il walfare, frutto delle lotte dei lavoratori, ha portato alla reazione delle classi dominanti generando così una situazione mondiale favorevole alla grande borghesia capitalistica, con la conseguenza della morte del walfare stesso.

La crisi attuale dovrebbe rilanciare le lotte di classe, oggi ostacolate da un populismo che vede l’eccellenza morale solo in chi è privo di potere e ricchezza indipendentemente da ogni analisi storica. Insomma, ciò che si deve biasimare non è lo sviluppo delle forze produttive, bensì l’uso capitalistico dell’industria e delle macchine.

Carlo Formenti

Nel suo libro “La variante populista” afferma che la guerra di classe contemporanea condotta dall’alto, ha stroncato l’antropologia delle classi subordinate (anche grazie all’aiuto di forze politiche che si dicono di sinistra), ha portato alla ripresa di guerre distruttive, a ondate migratorie ingestibili, all’insorgenza populista che rilancia il conflitto di classe come guerra fra chi sta in alto e chi sta in basso.

In pratica Formenti descrive il conflitto sociale contemporaneo come una guerra fra due mondi che, anche se intrattengono relazioni, appaiono incompatibili “nemici”. Il movimento operaio ha iniziato a perdere la sua lotta di classe, quando si è lasciato influenzare dalle categorie borghesi di modernità, progresso, innovazione, efficienza e così via.

Dunque, l’autore ritiene che l’antidoto per tale problema sarebbe quello di sviluppare delle sinistre alternative, cioè nuovi partiti federativi di formazioni populiste di sinistra come il M5S, per creare un progetto politico che ha l’idea di tenere insieme comunità operose e di cura, in modo da trasformare i luoghi in territori capaci di difendere la propria autonomia dai flussi e, al contempo, di interfacciarsi con questi ultimi, per ottenere risorse che servono alla riproduzione.

Per combattere il colonialismo del flussi, occorre partire dal basso, organizzando la lotta dei “nuovi barbari”; delle comunità del rancore, con partiti federativi di tipo nuovo – come il M5S – ; lottare contro l’Europa che conosciamo e agire per riconquistare la propria sovranità nazionale. Sono queste le condizioni che Formenti ritiene necessarie per creare il nuovo processo costituente.

Conclusione

Con diversi autori portatori di molteplici pensieri, si è così condotta un’analisi che ha riportato in auge il problema delle disuguaglianze di classe e delle loro relative lotte sempre più necessarie nella recente globalizzazione. Quest’ultima, infatti, ha determinato da una parte una liberalizzazione del commercio internazionale, e dall’altra, ha portato migliaia di lavoratori a emigrare per trovare un posto di lavoro e dunque poter sopravvivere.

Possiamo dunque affermare che, per questi autori, le lotte di classe sociali e le conseguenti lotte di classe esistono ancora, seppur in diverse forme e caratteristiche.

Qual è l’obiettivo? Scoprire un antidoto che risolva il problema principale generato da questa società industriale: la disuguaglianza!

Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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