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Cittadini

L’identità siciliana tra appalti truccati e odore di arancine

La Sicilia: terra incantevole dai colori e dagli odori sopraffini, ancora oggi dentro una voragine mafiosa distruttiva.

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“Amunì, viri soccu poi fari”
Ogni sabato sera sempre la stessa storia a Grotta Perciata, ogni giorno sempre la stessa ciclica storia in tutta la Sicilia: l’affannosa ricerca dell’amico, del favore, della famosa raccomandazione.
E’ intrinseco nell’atteggiamento dei siciliani, intrinseco in chi è stato cresciuto in questa giungla, intrinseco in chi, purtroppo, non se ne rende neanche conto.
Sono una ragazza di ventisei anni, una ragazza nata e cresciuta in quel piccolo angolo di paradiso terrestre dimenticato, troppo spesso, dallo Stato italiano, quel piccolo angolo di paradiso da cui, purtroppo, i ragazzi continuano a fuggire. Sono nata in quella terra che ti accoglie tra la brezza marina e l’odore di arancina al mattino, quell’odore che non risulta mai troppo nauseante.

Sono cresciuta in una terra ricca di sapori sopraffini, di musica regalata dalle onde del mare che, delicatamente, continuano a sbattere sugli scogli, di colori regalati dalla luna piena che, impetuosa, regala la propria luce agli abissi, illuminando Cofano e le meraviglie attorno ad esso. Sono stata concepita in una terra che potrebbe esser descritta come un’opera d’arte, come una poesia mai portata a termine.

Sono cresciuta in una terra tanto carica di incanto quanto di ignoranza. Sono cresciuta e continuo a vivere in una terra in cui, ancora oggi, continua a prevalere un prototipo di visione distorta della realtà, in una terra in cui la MAFIA ha ucciso uomini, padri, fratelli, bambini, Giudici, Presidenti. Ho la sfortuna di vivere in una terra in cui la mafia ha abbandonato le lupare e l’acido, mutando la propria forma fino a renderci, tutti quanti, protagonisti dell’atteggiamento intrinseco ad essa.

Questa magica cornice dai colori raffinati, ancora oggi, è inghiottita da una voragine distruttiva che trangugia sogni, soldi, speranze e prospettive. Oggi la mafia si è trasformata diventando un atteggiamento, un fenomeno contro cui non si riesce a lottare, a vincere. Oggi per mafia si intende un comportamento, un modo di fare e d’intendere la società civile, lo Stato, il senso civico e morale del cittadino. La mafia, oggi, si è trasformata in “Chiama e viri soccu po fari l’amico tuo..”, in uno sporco provincialismo che tende ai favoritismi, un provincialismo che umilia il merito e le capacità, un provincialismo clientelare che continua ad allontanarci dal resto del mondo, ad umiliarci.

Ancora oggi, la mafia è protagonista indiscussa di troppe gare di appalto dove, per inaccettabile disonestà, vince il fratello o il marito di una determinata persona, di un determinato sindaco, di un determinato deputato. La mafia continua ad opprimere ogni volta che un onorevole, un giudice, un assessore incassa una mazzetta.

È protagonista indiscussa nella vita dei comuni quando, per avere ciò che ti spetta, devi per forza chiamare il conoscente e metter la buona parola, dove non puoi permetterti di criticare l’operato di un sindaco: attireresti solo una becera ed ignorante vendetta che può consumarsi tramite una diffamazione social o in comportamenti intollerabili volti a far zittire il nemico. E la vendetta della mafia è sempre esasperata: se, nei loro confronti, sbagli uno te la faranno pagare cento.

La mafia, ancora oggi, continua a strangolare le nuove generazioni, ad uccidere brutalmente ogni possibilità di costruire un futuro. Non permette un processo di evoluzione tecnologica ed infrastrutturale: inventa scuse, addossa la colpa allo Stato Italiano, addossa la colpa ad un sabotatore inesistente. Essa vive ancora nelle scuole, negli atteggiamenti di alcuni insegnanti per cui “Ah, tu si u figghio ri..” e per questo motivo hai un voto in più, hai il merito che, se fossi stato figlio di un falegname o di un pastore, non avresti mai ottenuto.

Ed esiste anche tra i bambini più piccoli che subiscono l’arroganza di altri compagni e, piuttosto che riferirlo all’insegnante di turno, restano in silenzio per paura di esser considerati “sbirri”. La mafia esiste, esiste ancora in quelle stanze buie cariche di muffa dove ci si incontra per dei summit pre elettorali ma, nello stesso tempo, esiste in tutte quelle stanze calde e ben profumate dei più lussuosi palazzi siciliani. Leggiamo, continuamente, di continui arresti per corruzione, voto di scambio, favoreggiamento mafioso.

Oggi la mafia ti aiuta ad esser eletto, è pronta a consegnarti tutti i voti che sono necessari, ad una condizione: l’aiuto all’amico non deve mai mancare. Nel corso dei decenni la mafia si è trasformata nel mancato rispetto delle regole, nel cercare una giustizia personale perché insoddisfatti da quella esecutiva. Si racchiude in tutte quelle volte che attraversiamo il semaforo con il rosso, quando cerchiamo di scavalcare la fila al supermercato, quando gettiamo una carta fuori dal finestrino, incuranti della gravità che ognuno di questi singoli atteggiamenti può provocare.

E’ più forte di noi: non riusciamo ad aspettare il turno alle Poste, con il nostro smartphone tra le mani, non riusciamo a non chiamare l’amico impiegato alla Sovraintendenza per richiedere un favore. Se c’è una strada da percorrere più breve, perché non utilizzarla? La mafia, ancora oggi, non conosce educazione ed onestà: calpesta la dignità del singolo, della società per occuparsi delle “proprie cose”. Continua ad uccidere con l’arma subdola del ricatto e lo fa tutti i giorni, in tutte le città siciliane.

Il pensare mafioso è un modo di essere, di sentire e di agire ormai diffuso da Trapani a Siracusa, passando da Palermo e non tralasciando Enna: ha avuto la capacità di mimetizzarsi all’interno di una realtà civile determinando una barriera di silenzio che l’ha resa invisibile. Ma esser invisibile non significa esser assente. Il fenomeno mafioso è una modalità distorta di vivere la propria identità: elevi te stesso, i tuoi interessi a discapito di chi ti sta accanto, a discapito della legge, delle regole, dei valori umani.

Non riconosce qualità agli altri che sono visti solo come meri strumenti per esercitare il proprio potere. La mafia, ancora oggi, necessità di una catalogazione di tutte le persone in “amici” e “nemici” con la differenza che ai primi si può sempre perdonare tutto, concedere tutto perché parte integrante di un cerchio magico, i secondi, invece, spesso vengono diffamati ed esclusi da ogni attività o pensiero degli appartenenti al cerchio. Essa continua a nutrirsi grazie agli “yes man”, adepti, devoti, persone spesso incapaci che hanno il compito di obbedire silenziosamente, persone alla ricerca di una elevazione sociale, alla ricerca di una vita agiata, del favore per il posto fisso del figlio nelle forze armate o nei concorsi truccati di medicina.

La mafia continua a mietere vittime, continua a far scappare le giovani ed argute menti da questa terra maledetta: mentre certuni ricoprono determinate cariche importanti nonostante siano sprovvisti dei requisiti e delle capacità, altri sono costretti ad andare via, a scappare da una mentalità ancora oggi sconvolgente, ancora oggi arcaica e carica di ignoranza. In Sicilia, oltre a quel meraviglioso odore di arancine preparate dalle mani sapienti delle nostre nonne, continuiamo a respirare puzza di mafia perché non riusciamo a liberarci e ad opporci, in prima persona, a questi atteggiamenti.

“La Sicilia è una Terra irredimibile”

Sciascia scrisse così, descrivendo questa Terra meravigliosa ma in balia dell’assurdo. Una Terra che continua a spezzare le ali a chi ha voglia di volare, a spezzare i sogni di chi crede che una società nuova, una società diversa è possibile realizzarla. La mafia si nasconde, ancora oggi, nelle discariche abusive e in quegli esseri immondi che hanno causato le lacrime di una ragazza di ventisei anni, in quegli esseri che decidono che uccidere Lillo era la cosa giusta da fare per poter ammutolire quella ragazza utopista. Però, sorpresa, io sono ancora qui, forte ed in cerca di giustizia. Ma questa è un’altra storia che, prometto, non tarderà ad esser raccontata.

Giovane imprenditrice trapanese e studentessa di scienze politiche animata da un entusiasmo senza confini. Nata in Sicilia, in una terra ricca di storia e di bellezza che, purtroppo, continua a non permettere ad una giovane ragazza dai tratti normanni di potersi esprimere, di poter lottare, di poter migliorare quell'angolo di paradiso in cui vive. Vivo una realtà che ha provato, più volte, a tapparmi le ali, a scoraggiarmi, ad ammutolirmi senza, però, alcun risultato: il verbo arrendersi non fa parte del mio dizionario. Caparbietà e costanza sono i tratti che più amo di me.

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