Connect with us

Cittadini

L’importanza del voto in una democrazia indiretta

Perché andare a votare? Quali sono i sistemi elettorali in vigore? Come funziona una democrazia rappresentativa indiretta?

Published

on

La democrazia può essere compiutamente realizzata solo con l’attiva partecipazione del popolo alla vita politica del paese, questo può avvenire attraverso istituti di democrazia diretta (come il referendum) o indiretta: quando cittadini elettori, attraverso i partiti politici, scelgono i propri rappresentanti nel parlamento. Coloro che verranno eletti, in base all’articolo 67 della Costituzione, andranno a rappresentare la Nazione cioè il corpo elettorale.

Sembra tutto molto lineare e coerente, ma non funziona così. Sappiamo che non tutti i cittadini votano come sappiamo anche che in base alla legge elettorale che sarà in vigore al momento del voto saremo più o meno liberi di esprimere la nostra preferenza a riguardo di un candidato. Perché puoi essere il partito politico con le idee migliori e innovative, ma se poi obblighi l’elettore a votare per un candidato  che rappresenta poco la visione politica di quel partito, viene ad evidenziarsi meno il concetto di democrazia indiretta. 

Ma quindi conviene non votare o andare a votare, anche se i candidati all’interno della lista non ci interessano e non ci piacciono?

Potremmo anche non votare è pur sempre un diritto, ma anche se noi non ci interessassimo di politica la politica sempre e comunque si interesserà di noi.

Quindi è spontanea, a questo punto, la risposta alla domanda di prima. Bisogna votare! Bisogna farlo con saggezza avendo chiaro il sistema elettorale in vigore in quel determinato momento e in quella determinata elezione che può essere a livello locale o nazionale. È importante avere chiara l’idea che i partiti hanno su di noi e cosa vorrebbero andare a fare in caso di vittoria. Potremmo anche trovarci di fronte alla situazione nella quale ci sono partiti che non ci piacciono e partiti che ci piacciono meno.

Trovandoci in una situazione simile potremmo essere indotti a salire sul carro dei vincitori e in base sondaggi votare il partito che viene dato come vincente, magari proprio per questo non andare o nemmeno a votare perché tanto dai sondaggi ci sembra chiaro chi sarà il partito vincente. Permettetemi di dirvi che funziona proprio così, ma non dovrebbe funzionare così perché noi non saremo rappresentati o saremo rappresentati da partiti che non ci ispirano per nulla, magari anche con numeri elevati all’interno dell’assemblea nazionale.

Noi  possiamo far sì che non accada, possiamo votare per il partito meno peggio, applicando la logica e  capendo il sistema elettorale e anche in base ai sondaggi.

È meglio che l’organo legislativo non appartenga ad un colore unico ma che funzioni con la stessa logica dell’assemblea costituente, ossia che funzioni attraverso il compromesso tra più visioni politiche affinché si rappresenti tutto il corpo elettorale e non solo quello che ha votato per il partito vincente.

Abbiamo viste tante elezioni e sappiamo che votano circa la metà delle persone che dispongono di questo diritto e che nessun partito ottiene molto più della metà, a volte neanche la metà, delle preferenze espresse e quindi non può una forza politica che rappresenta circa un quarto della Nazione pretendere di rappresentare le volontà del Paese. C’è bisogno di un insieme di visioni politiche che collaborino tra di loro per rappresentare gli interessi di tutti.

Come si fa ad impedire che l’interno del parlamento ci sia solo una visione politica?

Capendo i sistemi elettorali che ci sono in vigore, ossia l’insieme delle regole e delle procedure che determinano le modalità di voto e stabiliscono i criteri in base ai quali i voti verranno tradotti in seggi. Distinguiamo tre sistemi elettorali principali:

  • sistemi a maggioranza assoluta dove per l’attribuzione del seggio si richiede che in quella determinata circoscrizione un candidato ottenga il 50% +1 dei suffragi espressi e possiamo trovare questo tipo di sistema nei collegi uninominali, nel caso non si raggiunga al primo turno la maggioranza assoluta potrebbe essere previsto un secondo turno tra i due più votati;
  • sistemi a maggioranza relativa dove per l’attribuzione del seggio è richiesta una maggioranza anche inferiore ossia come chi prende anche un voto in più rispetto agli altri potrà ottenere il saggio (ad esempio nel caso avessimo cinque candidati e la suddivisione dei voti fosse la seguente: 30, 25, 20, 15, e 10 risulterebbe eletto colui che ha ottenuto 30 voti). Troviamo questo sistema nei collegi uninominali, dove si attribuisce un solo seggio;
  • sistemi proporzionali sono quelli che consentono maggiormente la rappresentanza di più forze politiche perché tende ad assicurare a ciascun partito un numero di seggi proporzionale ai voti effettivamente ricevuti. Creano frammentazione di partiti, necessità di coalizioni e difficoltà di intesa tra le forze politiche che formano una maggioranza per governare. 

Spesso troviamo leggi elettorali che hanno al loro  interno una fusione di più sistemi elettorali, ma ci pare ovvio che con un sistema a maggioritario si faciliti la governabilità di un Paese da parte del partito vincente. Con un maggioritario si andrebbe però a creare una rappresentanza di pochi e se riprendessimo l’esempio di prima sarebbero rappresentanti solo 30 dei votanti su 100, senza tener conto di coloro che non hanno votato oppure non avevano il diritto di farlo.

Diventa perciò necessario fare attenzione a mantenere sia l’equilibrio democratico che la governabilità, da qui nascono le grandi intese, governi come lega-m5s o quello attuale pd-iv-leu-m5s nascono dall’idea di rappresentare la maggioranza degli elettori. Questo permette che la governabilità venga effettuata tenendo conto di più visioni politiche, ma sentiamo spesso parlare di minoranza. Quest’ultima è formata da coloro che “non sono al Governo” e quindi sarà sempre e comunque una voce di critica al governo, perché la politica funziona così: come una competizione.

In un paese democratico che ascolta la voce di tutti, indirettamente, abbiamo il bisogno che seppur una fazione politica non è al Governo, essa vada ascoltata e soprattutto capita. Trovare un compromesso è il principio alla base  della democrazia rappresentantiva indiretta. 

Classe '99, studio Giurisprudenza a Torino, nel tempo libero mi occupo di politica, tecnologia, marketing e comunicazione. Tifoso della Juventus.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trending