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Economia

Il Debito Pubblico

Si, noi italiani ne siamo terrorizzati! Ma, sappiamo con certezza in cosa consiste il debito pubblico? E soprattutto, quando dobbiamo iniziare a preoccuparci? Con lo scopo di rispondere in modo celere ed esaustivo a queste domande, entreremo nel mondo dell’economia pubblica e scopriremo le varie dinamiche legate al debito.

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Si, noi italiani ne siamo terrorizzati! Ma, sappiamo con certezza in cosa consiste il debito pubblico? E soprattutto, quando dobbiamo iniziare a preoccuparci? Con lo scopo di rispondere in modo celere ed esaustivo a queste domande, entreremo nel mondo dell’economia pubblica e scopriremo le varie dinamiche legate al debito.

Nel fare questo articolo ho anche utilizzato i dati elaborati da un mio collega, Antonio Dore, che ringrazio. Infine nelle conclusioni, (presa dall’euforia dell’argomento che ritengo fondamentale e ricorrente), mi sono lasciata andare in un monito a nome di tutti i giovani italiani.

Ma cos’é il DEBITO PUBBLICO?

Lo studio del debito pubblico e della crescita economica ci aiuta da sempre a capire le dinamiche economico finanziare, che contribuiscono a formare l’economia pubblica di un paese.

  1. Il DEBITO PUBBLICO rappresenta la consistenza delle passività finanziarie lorde attinenti al settore delle amministrazioni pubbliche, registrate al valore nominale e consolidate tra le unità appartenenti allo stesso settore;
  2. è l’ammontare complessivo che il governo centrale e le amministrazioni pubbliche accumulano nel corso degli anni;
  3. è ciò che viene contratto da uno Stato per far fronte al proprio fabbisogno.

MA PRINCIPALMENTE diciamo che, attraverso il debito pubblico, ogni Stato finanzia la propria crescita economica, i diversi servizi che offre ai cittadini e di conseguenza i suoi investimenti.

Le passività finanziarie lorde che compongono il debito sono:

  1. titoli;
  2. depositi e monete;
  3. prestiti
Perché ci dobbiamo preoccupare di un debito elevato?
  • aumenta la spesa per interessi e quindi la pressione fiscale;
  • possono salire i tassi di interesse (crowding out);
  • possono crearsi situazioni di instabilità del debito e manifestarsi crisi finanziarie.

Quali sono le conseguenze per la crescita economica di un elevato debito pubblico? È vero che l’economia rallenta quando il debito è troppo alto? La risposta non è semplice, ma è fondamentale per capire se politiche fiscali espansive, che fanno aumentare l’indebitamento pubblico corrente, possono avere effetti di lungo periodo sul benessere e sulla crescita economica.

A riguardo, gli economisti di Harvard Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff ci mostrarono, nel 2010, che esiste una correlazione negativa tra debito pubblico e crescita economica. Analizziamola nel dettaglio!

Il debito ci aiuta a capire “lo stato di salute” dell’economia di un paese e ci indica il rapporto tra entrate/uscite, mentre il Pil ci fa comprendere le potenzialità di recupero. In altre parole, il confronto con il PIL, non solo illustra quanto si spende e quanto si produce, ma anche quanto un paese sia capace di un azione di rientro dal debito stesso.

Il rapporto debito/PIL dipende da quattro fattori:

  1. la politica fiscale del passato;
  2. la politica monetaria corrente;
  3. la crescita dell’economia;
  4. la politica fiscale del governo in carica (a)

Un valore non crescente del debito pubblico/PIL è compatibile con un disavanzo primario costante rispetto al PIL solo se la CRESCITA DELL’ECONOMIA è maggiore della politica monetaria corrente. Se, invece, accade l’esatto contrario il rapporto debito pubblico/PIL cresce e può essere controllato solo realizzando avanzi primari.

In altre parole, se il debito aumenta ogni anno NON è preoccupante se, allo stesso tempo, anche le altre grandezze dell’economia, e in particolare il livello del prodotto interno lordo tendono a crescere (per esempio il reddito cresce ogni anno al tasso costante).

I problemi, invece, sorgono se il debito tende a crescere in misura più veloce del reddito, determinando un rapporto debito/PIL che tende all’infinito. Ecco perché si analizza il rapporto debito/PIL. Ciò che ci deve spaventare non è tanto il debito, ma la sua rapida crescita rispetto al reddito, ossia appunto.

Ma, secondo gli studiosi, la relazione non è evidente fintanto che il debito pubblico non supera il 90 % del Pil. Infatti, nei loro articoli accademici, Reinhart e Rogoff, si sono sempre dimostrati molto cauti nel suggerire che una semplice correlazione implichi un nesso di causalità dall’alto debito alla bassa crescita. Ciò nonostante, i loro risultati sono stati spesso utilizzati per sostenere politiche di austerità e rigore fiscale.

Il debito pubblico in Italia

Esso si è generato negli anni ottanta del Novecento, quando ci fu un aumento sostanziale del rapporto debito/PIL alimentato pericolosamente da un circolo vizioso debito-interessi-debito, con un consto del debito che si attestava sul 12%.

Dopo il 1995 comincia una fase di consolidamento perché iniziano a farsi sentire gli effetti delle operazioni del risanamento finanziario. A partire da questo anno, infatti, la variazione del debito comincia ad assumere segno negativo.

Questo virtuoso cammino si è, però, rallentato e invertito nel 2005, in cui si registra un aumento del rapporto, incompatibile con le prescrizioni del Patto di stabilità e crescita. Infine, la crisi finanziaria del 2008, che ha comportato una brusca caduta del prodotto, modifica radicalmente il quadro, arrivando nel 2014, ad avere un debito pari a 2135 miliardi di euro, 131,1% del PIL.

In Italia il debito è per 2/3 sottoscritto dai residenti e ha una durata media abbastanza elevata.

Ma allora è giusto l’allarme intorno alla dimensione del debito pubblico italiano? Che lezione possiamo trarre dalla teoria presente?

Beh ragazzi, un paese che osservi sempre e costantemente un bilancio in pareggio non avrebbe debito pubblico! ma la teoria ci insegna che il debito pubblico svolge una FUNZIONE POSITIVA nel sistema economico e che non è possibile indicare un valore ottimale del rapporto debito/PIL.

Il giudizio sull’onere e sul grado di pericolosità di un elevato debito deve essere differenziato a seconda che si ragioni in condizioni di normalità e di instabilità del sistema finanziario. La vera ragione di allarme, dunque, è la seconda condizione, e per quanto riguarda il debito pubblico la preoccupazione è che esso possa non essere rimborsato qualora la sua dinamica si avvitasse in una crescita senza fine.

Inoltre, la situazione finanziaria sarà tanto più problematica quanto più frequente sarà la necessità di emettere titoli non solo per finanziare i disavanzi ma anche per rinnovare il debito già emesso che viene a scadenza.

Conclusioni

Il debito pubblico nella storia del nostro paese è stato un fattore di notevole incidenza nei diversi momenti storici, il compito futuro che si chiede ai governi è quello di attivare una serie di politiche di riforme e d’investimento, invece della solita politica assistenziale che non ci fa crescere ma, anzi, ci paralizza sempre più. Tutto ciò in un ottica che garantisca alle generazioni prossime e al nostro paese una ripresa economica che, da una parte possa portare a una reale contrazione del debito e, dall’altra, sviluppo e crescita economica.

A mio riguardo al giorno d’oggi ci si concentra molto poco su questa problematica economica, che sta affliggendo inevitabilmente le nuove generazioni e continuerà a farlo in quelle future se, il governo attuale (e quello che verrà) non si impegna seriamente con l’attuazione di politiche concrete. Insomma, piuttosto che domandarvi se chiudere o meno i nostri porti all’arrivo degli emigrati (problema che a mio avviso non dovrebbe neanche essere sollevato), concentratevi su politiche di sviluppo, di incentivazione, su una concreta riforma della scuola, della sanità, dei trasporti, con un elenco che potrebbe continuare all’infinito visto i molteplici problemi che ci attanagliano. Tali interventi sono ancor più necessari nel Mezzogiorno, che è abbandonato a sé stesso, desolato, depravato, costretto ad assistere quotidianamente alla fuga dei cervelli al Nord Italia o all’estero e perdendo, in tal modo, una fonte essenziale: la potenzialità e l’energia che solamente le giovani menti possono offrire.

E allora “bando alle ciance”! Lancio un messaggio a nome di tutti i giovani italiani (e soprattutto del sud), al Presidente del Consiglio Conte, al Presidente della Repubblica Mattarella, al governo e a tutti i ministri che compongono il nostro sistema istituzionale: ASCOLTATECI, date VOCE e più FIDUCIA a una generazione che ha perso ogni speranza ma che ogni giorno cerca di dare il massimo per il suo paese.

Pensate meno a “scannarvi” tra voi attraverso tweet o post nei diversi canali social. Tornate a praticare la VERA politica consistente il confronto costruttivo, il dialogo civile, un linguaggio politico ricco di un vocabolario meno volgare e più serio e incisivo in modo che noi, POPOLO, possiamo ridarvi la fiducia che ormai da tempo avete perduto.

Pensate meno a problemi secondari che non dovrebbero neanche sussistere o essere sollevati, e concentrate le vostre attenzioni e azioni sulla vera ricchezza del Paese: i giovani!

Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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