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Questione libica, dall’indipendenza ad oggi

Trattare in poche righe quella che viene definita come “la questione libica” è assai complicato, ma tentiamo comunque di darvi qualche spunto di riflessione.

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Trattare in poche righe quella che viene definita come “la questione libica” è assai complicato, ma tentiamo comunque di darvi qualche spunto di riflessione.

CENNI STORICI

La Libia dichiara ufficialmente l’indipendenza come Regno Unito di Libia (monarchia ereditaria e costituzionale, parlamentare con re Idris I) il 24 Dicembre del 1951.

La conquista dell’indipendenza venne preceduta da una risoluzione favorevole delle Nazione Unite del 1949, dalla Prima Assemblea nazionale del 1950 e dall’emanazione della costituzione dell’Ottobre del 1951. In conformità con il testo costituzionale, il nuovo stato aveva un governo federale, formato dai tre stati della Cirenaica, Tripolitani a e Fezzan autonomi, e con due città capitali, Tripoli e Bengasi. La Libia entra nella Lega Araba nel 1953 e due anni dopo nell’Onu. Il 25 aprile del 1963, però, una riforma abolì il sistema federale e il nome del paese venne modificato in Regno di Libia.

Nel 1969 iniziò il regime di Mu’ammar Gheddafi, politico e militare rivoluzionario libico, che fin da subito avviò un programma di nazionalizzazione delle grandi imprese e dei possedimenti italiani. Vennero presto chiuse le basi militari statunitensi e britanniche e, entro il 1970, i cittadini italo-libici furono costretti a lasciare il paese dopo l’ordine di confisca dei beni. Una politica di sviluppo del territorio permise miglioramenti infrastrutturali e grandi opere idrauliche, con lo sfruttamento dell’acqua fossile.

Gheddafi appoggiò fin da subito i movimenti di liberazione nazionale, come l’OLP di Arafat nella lotta contro Israele e nel 1977 venne proclamata la ‘Giamahiria’ ( letteralmente “repubblica delle masse”). Sull’onda della popolarità,  rinunciò a ogni carica politica ufficiale, pur rimanendo “guida della rivoluzione” .

A partire dagli anni ottanta, la Libia di Gheddafi divenne lo ‘stato canaglia‘ in quanto sostenitore di gruppi terroristici quali l’IRA e il Settembre Nero, risultando anche connesso ad alcuni attentati in Europa, come quello alla discoteca di Berlino del 1986. Il Paese così venne progressivamente emarginato dalla NATO.

La guerra civile scoppiò nel febbraio del 2011, con delle sommosse popolari che sfociarono in un conflitto armato tra le forze fedeli al leader e gli insorti del Consiglio Nazionale Libico. Il 19 marzo 2011, con la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni, venne autorizzato un intervento militare internazionale, con l’obiettivo di tutelare le popolazione civile.

Ad essere bombardate furono le truppe governative, le infrastrutture civili e militari, mentre venivano appoggiate le milizie antigovernative. All’intervento parteciparono gli stati appartenenti alla Nato, tra cui Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Italia, Canada e alcuni paesi arabi come Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Il 17 ottobre 2011 cade l’ultima città fedele a Gheddafi.

Il 20 ottobre 2011 Mu’ammar Gheddafi venne catturato, torturato ed ucciso. Senza più la ‘guida della rivoluzione’ , il regime cadde e si concluse la guerra.

Con la morte di Gheddafi, la Libia divenne un paese in ostaggio degli scontri fra le numerose milizie tribali, con diversi governi che tentarono, senza riuscirci, di imporre un’autorità centrale.

La situazione precipitò nuovamente nel 2014 in seguito al colpo di stato del generale Khalifa Belqasim Haftar.

LA LIBIA OGGI

Due dunque, ad oggi, le fazioni contrapposte: il governo di unità nazionale di Fayez al-Sarraj – con sede a Tripoli e riconosciuto dalle Nazioni Unite- e il governo di Tobruk guidato dal generale Khalifa Haftar – che controlla tutta la Cirenaica, regione orientale della Libia. Con l’insuccesso della trattativa per una Conferenza di unificazione nazionale, il generale Haftar decide di conquistare Tripoli, ma un’operazione lampo si è ben presto trasformata in un assedio. L’11 Dicembre scorso, riparte l’offensiva in una guerra per procura internazionale.

All’interno di alleanze internazionali complicate, il 27 novembre scorso c’è la firma di un memorandum tra Sarraj e il Presidente turco Erdogan che prevede, da quanto emerso, 5mila uomini dell’esercito turco da schierare a Tripoli, oltre a droni ed armamenti pesanti. Questo sembra essere l’unico appoggio militare diretto di cui gode Sarraj, oltre a quello del Qatar. Sul piano diplomatico, invece, a sostenere Sarraj sono l’Onu, la Gran Bretagna e l’Italia.

Da parte sua, il generale Haftar, oltre al sostegno politico e militare della Russia, di Riad, di Abu Dhabi e de Il Cairo può contare sull’appoggio, mai riconosciuto, della Francia.

Sul terreno combattono i miliziani di Misurata, che da sempre sono a difesa della capitale, le forze di Zintan, la Rada Special Force e la brigata Nawasi. Numerose anche le truppe straniere. Un territorio di circa un milione e 700 mila chilometri quadrati, che per 42 anni era sotto il controllo di Gheddafi, oggi è presieduto anche da militari italiani, francesi, statunitensi e inglesi.

QUALE IL RUOLO ITALIANO?

L’Italia è presente ufficialmente con la missione Miasit di assistenza e supporto al governo di Serraj, che prevede un impiego massimo di 400 militari, 130 mezzi terrestri e mezzi navali e aerei. I militari italiani sono impegnati anche nell’addestramento delle forze locali.

Ho incontrato più volte Haftar. Allorché mi informò della iniziativa militare gli dissi subito che stava commettendo un grave errore. Gli dissi che la violenza avrebbe generato altra violenza, sofferenze alla popolazione civile e avrebbe attirato terroristi anche da altri scenari di guerra (…) L’Italia ha fatto una scelta ben precisa: siamo disponibili a investire tutto il nostro capitale per indirizzare gli attori libici e la comunità internazionale verso una soluzione politica, ma non siamo disponibili a fornire armi o militari per alimentare un conflitto armato. Sul piano politico la nostra linea è coerente e la nostra presenza è costante. Pur consapevoli delle difficoltà incontrate dalle Nazioni Unite nel far avanzare il processo politico, abbiamo sempre sostenuto i suoi sforzi così come l’iniziativa tedesca riguardante la Conferenza di Berlino” queste le parole del Presidente del Consiglio Conte prime della conferenza di stamattina.

LA FRANCIA E L’APPOGGIO AD HAFTAR

La presenza di militari francesi è divenuto il cosiddetto ‘segreto di Pulcinella’, come ribattezzato dalle stesse testate giornalistiche francesi dopo che, nel 2016 a seguito dell’abbattimento di un elicottero dell’esercito del generale Haftar con a bordo tre membri dei corpi speciali francesi, il Governo fu costretto a rispondere in merito. “Le forze speciali ci sono per contribuire a garantire che la Francia sia presente ovunque nella lotta contro i terroristi” rispose l’allora portavoce del premier Valls (sotto la Presidenza Hollande) Stephane Le Foll.

Il Presidente Emmanuel Macron , che ha convocato in due occasioni Serraj e Haftar a Parigi, punta a tutelare gli interessi economici della Francia nel Paese, a fermare i gruppi jihadisti e a ridurre il transito dei migranti verso il continente europeo.

Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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