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Cultura

Chi fu Antonio Gramsci?

Chi fu Antonio Gramsci? Un grande politico, filosofo, giornalista e critico letterario che ha fatto tanto per il nostro Paese.

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Il 22 Gennaio del 1891 nasceva ad Ales, in Sardegna, Antonio Sebastiano Francesco Gramsci. Con origini albanesi alle spalle, lo ricordiamo come un politico, un filosofo, un giornalista e un critico letterario di spessore.

Così scriveva dal carcere di Turi nel 1931 alla cognata: “[…] io stesso non ho alcuna razza; mio padre è di origine albanese (la famiglia scappò dall’Epiro durante la guerra del 1821). Tuttavia la mia cultura è italiana, fondamentalmente questo è il mio mondo; non mi sono mai accorto di essere dilaniato tra due mondi. L’essere io oriundo albanese non fu messo in giuoco perché anche Crispi era albanese, educato in un collegio albanese.”

La gioventù e gli studi

Un’infanzia tutt’altro che tranquilla, a soli due anni si ammalò del morbo di Pott, una tubercolosi ossea che gli deformò la colonna vertebrale, infatti, da adulto, Gramsci non supererà il metro e mezzo di altezza.

Date le sue delicate condizioni fisiche, Antonio iniziò la scuola elementare a sette anni, che concluse con il massimo dei voti. Fin da giovanissimo contribuì all’economia domestica, lavorando 10 ore al giorno nell’Ufficio del catasto di Ghilarza per circa 9 lire al mese (l’equivalente di un chilo di pane al giorno).

Durante gli studi classici, mantenuti con continui sacrifici, il giovane Gramsci si avvicinò alla politica e, alla fine della seconda classe liceale, il Professore Raffa Garzia salì alla cattedra di lettere italiane. Garzia, considerato un radicale e un anticlericale, direttore de ‘L’Unione Sarda’ (quotidiano legato alle istanze sarde rappresentate in Parlamento da Francesco Cocco-Ortu), strinse con Gramsci un buon rapporto: il giovane Antonio veniva invitato a vistare la redazione del giornale e , una volta ricevuta la tessera di giornalista, pubblicò il suo primo pezzo di cronaca ironica.

L’Università degli Studi di Torino vantava professori di alto livello e di diversa formazione come Luigi Einaudi, Francesco Ruffini, Vincenzo Manzini, Pietro Toesca, Achille Loria, Gioele Solari e il linguista Matteo Bartoli.

La vita politica

Si iscrisse al Partito Socialista, molto probabilmente, nel 1913. Iniziò così la sua passione per il giornalismo che lo portò, il 1º maggio 1919 a pubblicare il primo numero dell’‘Ordine nuovo‘ , in qualità di segretario di redazione. Dopo l’esperienza della rivoluzione russa, nuove esigenze si affacciavano nel panorama politico che non potevano essere rappresentate dalla Direzione nazionale del Partito:

L’unico sentimento che ci unisse, in quelle nostre riunioni, era quello suscitato da una vaga passione di una vaga cultura proletaria; volevamo fare, fare, fare; ci sentivamo angustiati, senza un orientamento, tuffati nell’ardente vita di quei mesi dopo l’armistizio, quando pareva immediato il cataclisma della società italiana”

Sebbene la rivista ebbe un inizio incerto, dove, secondo Tasca, mancava un programma certo, Antonio, invece, preferiva concentrarla su un’analisi profonda del mondo operaio, ponendo all’ordine del giorno la necessità d’introdurre nelle fabbriche italiane nuove forme di potere della manovalanza, come i ‘consigli di fabbrica’, sull’esempio dei Soviet russi.

In Italia, le continue rivendicazioni salariali non trovavano accoglienza presso gli industriali e, allo stesso modo, portarono alla luce la mancanza di una strategia dei dirigenti socialisti quanto l’incapacità degli stessi operai a iniziative rivoluzionarie, per le quali occorrevano organizzazione e disciplina.

Nell’ottobre del 1920 si riunirono a Milano Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Luigi Repossi, Bruno Fortichiari, Nicola Bombacci, Francesco Misiano e Umberto Terracini, dando vita al ‘Comitato provvisorio della frazione comunista del Partito Socialista‘. La scissione avvenne il 21 gennaio del 1921 a Livorno, nel Teatro San Marco, con la nascita del Partito Comunista d’Italia, sezione italiana dell’Internazionale.

Il 12 febbraio 1924 uscì  il primo numero del nuovo quotidiano comunista l’Unità . Il titolo del giornale venne giustificato dalla necessità dell’«unità di tutta la classe operaia intorno al partito, unità degli operai e dei contadini, unità del Nord e del Mezzogiorno, unità di tutto il popolo italiano nella lotta contro il fascismo», dopo che nel IV Congresso dell’Internazionale, tenutosi dal 5 novembre al 5 dicembre 1922, di fronte all’avvento al potere di Benito Mussolini, emerse la necessità di fondersi con la corrente socialista.

Venne eletto deputato al Parlamento e rientrò a Roma protetto dall’immunità parlamentare. Antonio Gramsci era convinto che la caduta del regime fascista fosse imminente, malgrado le divisioni dell’opposizione. Purtroppo si sbagliava, perchè l’inerzia delle opposizioni non fu in grado di rappresentare una valida e coraggiosa alternativa la blocco sociale.

Una vita lontano dalla famiglia

Ormai le squadre fasciste circolavano ed agivano indisturbate e in totale libertà, non era prudente coinvolgere i familiari in possibili aggressioni. La moglie Giulia, che aspettava il secondo figlio, lasciò l’Italia il 7 agosto e il mese dopo fu la volta della cognata Eugenia.

L’arresto e il processo

Il processo a ventidue imputati comunisti, tra i quali Umberto Terracini, Mauro Scoccimarro e Giovanni Roveda, iniziò il 28 maggio 1928 a Roma. Ricordiamo che Mussolini aveva istituito il Tribunale Speciale Fascista nel 1927. Gramsci fu accusato di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all’odio di classe. Il pubblico ministero Isgrò concluse la requisitoria con una frase rimasta famosa: “Bisogna impedire a questo cervello di funzionare per venti anni”.   Gramsci, infatti, venne condannato a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione e il 19 luglio raggiunse il carcere di Turi, in provincia di Bari.

La detenzione e la morte

L’8 febbraio 1929, durante il periodo di detenzione, ottenne finalmente l’occorrente per scrivere e iniziò la famosa stesura dei suoi ‘Quaderni del carcere’. Nell’ora d’aria, Antonio teneva una sorta di ‘colloqui-lezioni’ con i compagni di partito. E’ proprio in questo periodo che venne a contatto con Sandro Pertini, esponente del PSI.

Le sue condizioni fisiche peggiorarono e solo il 24 agosto 1935 venne trasferito nella clinica “Quisisana” di Roma, in gravi condizioni. Il 21 aprile 1937 Gramsci passò dalla libertà condizionata alla piena libertà: morì all’alba del 27 aprile a quarantasei anni in clinica. 

Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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