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Cultura

L’immigrazione di ieri: la fondazione di Roma

Il poeta Virgilio ci narra attraverso il poema epico la storia di Enea, profugo troiano destinato a fondare la grande Roma.

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di Mattia Patrini

Enea era un principe guerriero che partecipò alla guerra di Troia (città situata nelle zone dell’attuale Turchia) per difendere la sua patria e la sua gente. Quando i greci ebbero la meglio sui troiani, egli fu costretto a scappare con alcuni suoi compagni tenendo in spalla il vecchio padre Anchise e per mano il piccolo figlio Ascanio. Enea ha il compito di salvare quanto è ancora possibile sottrarre alla disfatta di Troia, cioè le immagini degli dèi protettori, simbolo della continuità della stirpe. Questa devozione alle tradizioni, alle divinità e alla famiglia rispecchia i valori della pietas, da qui l’epiteto “Pius Enea“.

Dopo un tortuoso viaggio della speranza per terra e per mare, naufragò nelle zone di Cartagine (attuale Tunisia) e venne accolto dalla regina Didone, anche lei scappata dalla sua terra natale. Qui l’eroe viene accolto come hospes (ospite di riguardo) e i due si innamorarono, ma Enea dovette seguire un volere superiore a tutto, oscuro anche a lui.

<< Non torturare, perciò, con lamenti sia me che te stessa.

Non di mia volontà me ne vado in Italia >>

(Eneide, iv: 360-361)

Ripartendo per mare con le navi, Didone si suicidò, mentre Enea arrivò ai territori italici. Qui gli esuli troiani vennero etichettati come hostis (persone ostili, nemici) e dovettero intraprendere guerre con i popoli italici per sopravvivere e affermare la loro identità come nuovo popolo, fondando una nuova città, quella che poi diventerà l’Eterna Roma.

Sono tanti gli Enea contemporanei che fuggono dal loro mondo in cerca di una vita migliore o semplicemente, di una vita. Chi fugge dalla fame, chi dalla guerra, chi spera in una situazione economica migliore. Spesso il viaggio non è solo fisico, ma anche interiore: lasciare le proprie tradizioni, i propri culti, la propria religione e i propri costumi non è facile. Per questo, una volta approdati in un nuovo paese, i migranti cercano forme di coesione tra loro, nella speranza di darsi forza a vicenda e di non dimenticare le proprie origini. Allo stesso modo Enea, una volta approdato in Epiro, dove alcuni fuggiaschi troiani si erano stanziati, trova una riproposizione della vecchia Troia, una sorta di calco nel nuovo luogo di residenza dei troiani per ricordare la loro città natale.

<< Lontano dalla propria patria, lontano cioè dalla terra e dalla città che lo identifica in un preciso sistema di riferimento, l’esule tenta di ristabilire la propria appartenenza attraverso le “tromperies” dell’immagine somigliante o dell’oggetto che proviene dalla sua terra >>

Il poema epico di Virgilio è stato commissionato dall‘imperatore Augusto per esaltare le origini di Roma, dell’impero e della dinastia Iulia, iniziata con Enea, continuata attraverso Romolo e passata per Giulio Cesare e lo stesso Ottaviano Augusto. Ma dall’Eneide possiamo ricondurre le origini dell’Italia e dell’Europa, fondate su un senso di ospitalità, di accoglienza, di civiltà (civitas romana).

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