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Cronaca

Guido Rossa, quarant’anni dall’omicidio di un eroe

“Se perdessi la testa quando c’è pericolo non avrei mai fatto un passo in montagna ” rispose Guido Rossa al compagno di stabilimento Renato Penzo

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Operaio, sindacalista e alpinista di origine veneta, iniziò a lavorare in fabbrica a soli 14 anni. Dalla provincia di Belluno, dove nacque, si trasferì con la famiglia in Piemonte per trovare un impiego, per poi spostarsi nuovamente in Liguria, dove nel 1961 entrò a lavorare all’Italsider, l’acciaieria genovese nel Cornigliano.

Come molti degli operai di quegli ‘anni di piombo‘, Guido era iscritto al Partito Comunista e alla CGIL, divenendo dirigente della federazione metalmeccanica. In prima linea e a fianco della classe operaia, a viso scoperto e a testa alta durante gli anni più duri e sanguinosi.

Ricordiamo che nella primavera del 1978 le BR lanciarono la cosiddetta ‘offensiva di primavera’ che, attraverso attacchi ed attentati, culminò proprio con il rapimento di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. La gravità dell’attentato portò il paese ad unirsi contro il terrorismo, avvicinando gli avversari e le opposizioni politiche e sociali.

Fu proprio pochi mesi dopo il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, nell’Ottobre del 1978, che Guido Rossa, con altri sindacalisti dell’Italsider, intercettarono un operaio della fabbrica che distribuiva dei volantini di propaganda delle BR. Il suo nome era Franco Berardi.

Dopo averlo visto nascondere i manifesti intorno ad una macchina del caffè, Rossa avvisò la vigilanza interna dell’azienda e il corpo sindacale. Secondo qualcuno Berardi era un esagitato, Guido però decise di andare fino in fondo, non sapendo quanti potevano essere coinvolti, e lo denunciò.

Vennero organizzate delle ‘squadre di cattura’ formate dagli stessi operai, Berardi fu fermato e consegnato alle Forze dell’Ordine. Nel suo armadietto trovarono i volantini di propaganda della BR e un foglio dove erano stati appuntati dei numeri di targa.

Tuttavia, secondo i Carabinieri, era necessario che tutti i componenti del consiglio dell’Italsider firmassero la denuncia in modo da diluire la responsabilità ed evitare di attirare attenzioni e minacce nei confronti di una singola persona. Di fronte a quella richiesta, pian piano tutti si tirarono indietro.

A non farlo, fu proprio Guido Rossa, che depose solo contro Berardi. La denuncia si rilevò fondata.

Berardi, infatti, risultò essere un militante irregolare delle BR che supportava l’organizzazione. Durante gli interrogatori, altri brigadisti vennero coinvolti, alcuni dei quali assolti nella prima fase dei processi e poi condannati negli anni Ottanta.

Ancora oggi è difficile misurare l’impatto che la denuncia di Rossa ebbe. D’altro canto le fabbriche erano state fin da subito un ambiente tranquillo in cui le BR si muovevano tranquillamente.

Per queste ragioni, i dirigenti delle BR, dopo discussioni interne, decisero di colpire Rossa e farne un esempio. L’idea era quello di ferirlo alle gambe, dopo che diversi brigadisti avevano espresso la contrarietà a colpire un operaio, ritenuto ‘uno di loro’.

La mattina del 24 Gennaio 1979, Guido uscì di casa alle 6 e 35 e raggiunse la sua Fiat 850 parcheggiata in Via Fracchia, in quella stessa via si trovava la base del commando delle BR.

Quando Guido si sentì chiamare, capì immediatamente cosa di lì a poco sarebbe accaduto. Quattro persone iniziarono a seguirlo, riuscì ad entrare in auto ma uno di loro gli sparò quattro volte alle gambe. Gli uomini si allontanarono velocemente, ma uno di loro, Riccardo Dura, ruppe il finestrino e gli sparò due colpi al cuore, uccidendolo.

Un’ora dopo, arrivò una prima rivendicazione alla stampa. Il giorno stesso i sindacati proclamarono lo sciopero generale a Genova e oltre ventimila persone scesero in piazza. Dopo il funerale, un altro corteo invase le strade. Presente anche il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Un anno dopo l’omicidio di Rossa, Dura e altri tre brigadisti furono uccisi nel covo di via Fracchia. Nel 1981 il capo delle BR, Mario Moretti, organizzatore del sequestro di Aldo Moro, venne arrestato. Proprio Moretti ammise che era stato un enorme errore uccidere un operaio e che questo velocizzò la fine del movimento. In un’intervista di qualche anno dopo, Moretti disse “Guido Rossa non bisognava neanche ferirlo”.

Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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