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L'Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna

Tra Citofoni e Memorie perdute

Che cosa accomuna la tristemente nota citofonata di Matteo Salvini dell’altro giorno all’olocausto? Un viaggio attraverso la nostra memoria collettiva.

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L’altro giorno Salvini ha suonato al citofono di un ragazzo – ovviamente non italiano – per chiedere se fosse uno spacciatore. Un brivido ha percorso la mia schiena, una sensazione che troppo spesso sto associando ai metodi della Lega. “Sbatti il mostro in prima pagina, non importa che sia vero o falso ciò che dici, fallo e basta“!

Il pensiero immediato è stato: “Oggi tocca a lui, domani a me”. 

Sono una ragazza lesbica del Sud Italia, cresciuta in una società che inizialmente era monocromatica: nel mio paesino non c’erano gli omosessuali, non c’erano persone di altre nazioni, non c’era niente. In apparenza. Ero consapevolmente lesbica fin da piccola, veramente molto piccola! Ricordo ancora quella sensazione di calore allo stomaco quando guardavo certe donne belle, la voglia di abbracciarle, il sorriso istintivo e i miei occhioni che si spalancavano alla loro vista. Nessuno lo percepiva, e io “sentivo” di non doverne parlare, ovviamente! 

Sono una ragazza lesbica del Sud Italia, figlia di una famiglia che non ha mai tollerato la mia omosessualità. Quando ho capito chi fossi, dopo anni di letture solitarie e cotte innocenti, ho realizzato anche che non avrei mai potuto passare la mia vita con una maschera. E ho pianto. 

Sapevo che vivendomi avrei scelto di essere minoranza, di camminare contromano, contro la mia famiglia, contro il mondo ultracattolico nel quale ero vissuta, contro tutto ciò a cui ero abituata. Mi piacerebbe dire che con il tempo la sensazione di essere minoranza, di essere profondamente e intresacamente “altro”, sia cessata del tutto. Mi piacerebbe dire che fosse una paura infantile, ma purtroppo non è così.

Essere “altro” dalla realtà in cui ero nata tuttavia, mi ha dato la possibilità di avere uno sguardo diverso sulle cose intorno a me, mi ha permesso di sentire sulla mia pelle le difficoltà di tutti “gli altri possibili” e farli miei. Quando Salvini ha suonato al citofono di quel ragazzo, l’ha fatto anche al mio. Ha violato anche la mia serenità, il mio equilibrio, la mia casa. Anche io non corrispondo al Suo ideale di Donna Italica, anche io sono “Altro” dalla sua ideologia. 

La Memoria

Che cosa ci ricorda questo “bollare” l’altro pubblicamente e automaticamente escluderlo dalla pretesa parte “sana” della società?

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare».

Questo sermone del pastore Martin Niemöller ci risponde. 

Oggi quasi tutti, quando affrontano l’argomento Shoah, ricordano che oltre agli Ebrei, c’erano anche i disabili, i pazzi, gli zingari e gli omosessuali nei campi di concentramento. Prima non era così.

Era così forte il senso di vergogna, la paura di essere bollati e arrestati, che gli omosessuali vittime del Nazismo tacquero. Del resto, erano ancora in vigore le leggi antiomosessuali (il paragrafo 175 che aveva condannato agli orrori nazisti tanti omosessuali, venne abrogato solo nel 1994). 

La vergogna dentro l’orrore. Immaginate di vivere una tragedia immane, il cui solo pensiero è inconcepibile, di sopravviverne, e tacere perché – in fondo e nemmeno troppo in fondo – la società “liberata” darebbe ragione ai tuoi carnefici, perché tu non meriti di essere definito “vittima”, perché tu sei un omosessuale.  

Mi dispiace dirlo, ma viviamo in una società in cui, in fondo e nemmeno troppo in fondo, alcuni pensano che vada bene distruggere la privacy di chi “non è degno” di stare in Italia, secondo i parametri di un nazionalismo creato ad hoc per loro e loro soltanto. 

Il 27 Gennaio, fra qualche giorno, si celebra il Giorno della Memoria in cui si ricordano le vittime dell’Olocausto. Una ricorrenza importante, che dovrebbe farci riflettere su cosa noi scegliamo di ricordare e chi. L’omocausto, ovvero l’uccisione degli omosessuali durante l’olocausto, è stato un argomento a lungo dimenticato, complice una politica che ha confinato il mondo lgbtq a un argomento spinoso, “di cui meno si parla meglio è”. Oggi non è così, perché tante persone hanno lavorato affinché non lo fosse, portando la loro testimonianza, facendo lavori di ricerca negli archivi (spesso in modo assolutamente gratuito e volontaristico) e nella memoria collettiva di piccole comunità per far emergere la doppia tragedia dell’omocausto: l’orrore nazista e la damnatio memoriae. 

Lo storico e attivista Giovanni Dall’Orto, parlando dell’omocausto, afferma: “La gravità di un fenomeno storico non si misura dall’altezza delle pile di cadaveri che lascia; quello che conta è la gravità del vulnus ai diritti umani”. 

Tenendo a mente questo, forse, certe citofonate, non ci sembreranno più così innocenti, o peggio ancora, divertenti. 

Ilustrazione di Anna Lopopolo

Una nuova collaborazione a tinte arcobaleno della Politica Del Popolo, direttamente dal suo blog omonimo: l’Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna. Una rubrica lgbtq sulla realtà contemporanea.

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