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Società

Leadership autoritaria vs democratica: chi vince su chi

Due diversi tipi di leadership, ciascuna con le proprie peculiarità; ma cosa succede se si trovano a coesistere insieme in uno stesso gruppo?

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Cosa accade se in uno stesso gruppo di persone vi è la compresenza di più leadership differenti? La risposta a questa domanda è stata favorita dal libro “Essere leader” di Daniel Goleman (edizione italiana Rizzoli 2002). In esso sono presentate sei diverse tipologie di leadership, di cui due verranno approfondite in questo articolo: la leadership autoritaria e quella democratica. Non verranno confrontate semplicemente le loro caratteristiche, ben descritte nel libro sopra citato; sarà soprattutto approfondita la particolare dinamica che avviene quando in un unico gruppo di persone sono presenti entrambe queste tipologie di leadership.

Una questione di empatia

L’elemento che probabilmente distingue nel modo più netto i due tipi di leadership è sicuramente l’empatia: quella particolare predisposizione individuale che porta una persona a comprendere le esigenze, le difficoltà, le emozioni dell’altro, mettendosi nei panni di quest’ultimo. La leadership autoritaria, per sua natura, possiede un livello di empatia inferiore a quello della leadership democratica.

BASE DELL’AMICIZIA – Perché è importante il concetto di empatia? Perché è quel particolare elemento che permette di stringere solidi legami emotivi e di amicizia tra le persone. È la condizione necessaria per un rapporto autentico e sano, può generare un sentimento di reciproca riconoscenza e stima. La persona empatica spesso non crea soggezione, ed in questo modo l’altro è in grado di esprimersi in tutta la sua genuinità.

Comprendere le esigenze dell’altro è il primo passo per instaurare legami sani e duraturi

Leadership a confronto

DEMOCRATICO – Per le sue stesse capacità personali, il leader democratico è pronto ad ascoltare, riconoscere e valutare le opinioni di ogni altro membro del gruppo; infatti dal suo punto di vista ogni membro ha pari dignità e lo stesso diritto di parola. Questa caratteristica peculiare della leadership democratica porta il leader in questione ad essere stimato dai suoi collaboratori e dai membri del gruppo. Il clima che si crea è disteso, privo di soggezione.

AUTORITARIO – Che cosa accade invece in presenza di una leadership autoritaria? Per il leader autoritario non è detto che tutte le idee abbiano pari dignità; la sua idea sicuramente vale più delle altre. E questa mentalità si evidenzia chiaramente nel momento in cui compare una voce fuori dal coro, un’opinione che critica o contrasta l’idea del leader: essa può essere rigettata, anche con violenza.

Soggezione vs distensione

Il diverso modo di ascoltare e accogliere le opinioni altrui di questi due tipi di leadership crea due ambienti differenti: uno tendenzialmente disteso e sereno (quello del leader democratico), un altro più teso e di controllo (quello autoritario). Questi due differenti climi all’interno del gruppo determinano la maggiore o minore familiarità dei singoli membri con il leader. Si arriva così al nodo cruciale: la combinazione di propensione all’ascolto e clima generale.

Il clima di soggezione generato
da un leader autoritario
può impedire ai membri del gruppo di esprimere liberamente
le proprie opinioni

STIMA VS OBBEDIENZA  – Spostandoci dal punto di vista del leader a quello dei membri, risulta chiaro che essi percepiscono in modo diverso i due tipi di leadership. Si possono generare due sentimenti: la stima nei confronti del leader da una parte e la volontà di obbedienza ad un comando dall’altra. Quale leader decidono allora di seguire i membri del gruppo?

CONVENIENZA – Ad una prima valutazione, sembrerebbe logico dire che i membri seguiranno il leader che ritengono più vicino a loro; quindi in linea di principio dovrebbero seguire il leader democratico. Ma molte volte questo non accade, perché? Perché per un membro “semplice” del gruppo è meno rischioso obbedire ai comandi del leader autoritario, evitando così ripercussioni morali o relazionali, piuttosto che seguire la linea del leader democratico, sicuramente più indulgente e comprensivo.

IL RISULTATO – Sembra quindi che la stima per il leader non basti in alcune situazioni: in caso di compresenza tra leadership democratica e autoritaria, per un membro del gruppo diventa più conveniente seguire i comandi del leader autoritario, pur non stimandolo. Da questo punto di vista, la leadership autoritaria vince su quella democratica.

Il leader democratico ha la stima dei propri membri
ma potrebbe non essere seguito

Un’alternativa possibile

La leadership democratica ha una possibilità per controbattere: sfidare quella autoritaria proprio sul terreno a quest’ultima sfavorevole, ovvero quello che chiama in causa la stima dei collaboratori. Il leader democratico deve cercare di dimostrare al leader autoritario e a tutti i membri che avere un’idea diversa non solo è lecito, ma anche legittimo.

ESSERE D’ESEMPIO – Soltanto riuscendo a mantenere la linea contro la volontà del leader autoritario, il leader democratico può essere d’esempio per i propri membri. La stima che questi ultimi hanno nei suoi confronti può portarli più facilmente dalla sua parte. Se ciò avviene, il leader democratico, mantenendo la posizione davanti al leader autoritario, priva quest’ultimo della sua stessa linfa vitale: l’ottenimento dell’obbedienza da parte dei suoi membri.

Solo dimostrando che ogni idea ha pari dignità
il leader democratico può vincere
contro i prepotenti

Appassionato di relazioni di genere, psicologia sociale e politica internazionale, scrivo sul blog nazionale della community dei Millennials su queste tematiche. Sono nato a Trieste il 27 luglio 1997 e sono stato Senatore Accademico all'Università degli Studi di Trieste dall'aprile 2019 all'ottobre 2020. Ho conseguito il 15 ottobre 2020 nella stessa università la laurea triennale in Scienze Politiche e dell'Amministrazione, con una tesi in sociologia politica. Attualmente frequento il corso magistrale in Comunicazione Giornalistica, Pubblica e d'Impresa all'Università di Bologna. Sono iscritto al partito Italia Viva dal settembre 2019 e sono attivista presso l'associazione di promozione sociale RIME di Trieste. Dal gennaio 2020 sono anche responsabile dell'Ufficio Stampa dell'associazione ProgettiAmo Trieste e dal novembre 2019 coordino a livello locale un gruppo di discussione politica tra giovani.

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