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Cittadini

L’inizio di un sogno

10/11/19 Non riuscivo più a stare fermo dall’agitazione, strimpellavo qua e là in quella sala così regale e colma di storia. “Chissà quanta gente è passata di qui” pensavo e, dopo dieci minuti che sembravano dieci secoli, finalmente uscirono, uno appresso all’altro, nel mentre la folla nell’aula sparì, c’ero solo io, loro e il mio futuro che mi attendeva sospeso tra le parole di quell’uomo.

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10/11/19 Non riuscivo più a stare fermo dall’agitazione, strimpellavo qua e là in quella sala così regale e colma di storia. “Chissà quanta gente è passata di qui” pensavo e, dopo dieci minuti che sembravano dieci secoli, finalmente uscirono, uno appresso all’altro, nel mentre la folla nell’aula sparì, c’ero solo io, loro e il mio futuro che mi attendeva sospeso tra le parole di quell’uomo.

Era un’afosa giornata d’estate, beh direi una giornata qualunque se non fosse per un piccolo importante particolare: mi ero diplomato!

Ero libero, volevo trascorrere l’estate con i miei amici, visitare tutte le spiagge della Sardegna da Nord a Sud, da Est a Ovest, rientrare alle cinque del mattino ogni sabato, dormire fino a dimenticarmi di esistere e, cosa più importante di tutte, non volevo pensare al mio futuro!

È davvero andata così? Beh, ho ballato, nuotato, riso a crepa pelle con qualche pazzo amico, ho persino preso un’insolazione a “is Aruttas”, una delle più belle spiagge della Sardegna. Non scorderò mai il dolore della pelle “arrostita” che poggiava su quelle pietroline colorate! Ma così come finisce un bel sogno, finisce anche l’estate e ho dovuto fare i conti col mio futuro, anzi ho dovuto fare i conti con me stesso!

Che sbadato, non mi sono ancora presentato! Sono Edoardo, ora ho 25 anni e sono un ragazzo come molti altri. Cosa intendo dire con “molti altri”? Non siate impazienti! Lo capirete dopo che vi racconterò i miei ultimi 6 anni di vita.

Vi dicevo che alla fine di quell’estate ho dovuto fare i conti con me stesso, già, non è facile capire cosa vuoi dalla vita a quell’età, insomma, siamo tutti con la testa per aria, un po’ sbandati tra i nostri sogni e la cupa realtà, cerchiamo di divertirci all’interno delle regole imposte dalla nostra famiglia o dalla società in cui viviamo e spesso usciamo fuori strada, ma una cosa è certa, la maggior parte di noi non ha una meta, e se ce l’ha non può raggiungerla.

Bene, io non avevo una meta e neanche nessun mezzo per raggiungerla.

Tutto questo fino a quando, in una giornata abbastanza anonima e noiosa, ricevetti una chiamata dalla mia professoressa di diritto -ma che voleva questa adesso? Me ne sono appena liberato!- che con un tono del tutto entusiasta mi chiedeva di recarmi a scuola il mercoledì seguente per un colloquio informale – mah? – sicché stralunato e mezzo inalberato attaccai il telefono con un: <<non posso prof. , mi dispiace davvero tanto mi creda, ma ho un impegno urgente a cui non posso mancare!>>.

La notte non ho chiuso occhio, non so il perché, ma avevo una strana sensazione. Perché mi aveva chiamato? Di che colloquio parlava? Voleva propormi un lavoro? Nah, forse uno stage? Le domande continuavano a danzarmi nella mente come fa un ballerino di breck dance nelle strade angustie e periferiche di una cittadina americana, cosicché la mattina decisi di richiamarla e di accettare il suo, abbastanza enigmatico, appuntamento.

Si soffocava dal caldo in quell’ufficio, e mentre attendevo che la prof. si degnasse di arrivare, sfogliavo il codice civile poggiato nella scrivania stracolma del tipico disordine che accompagna il sapere. Mi ritrovai assorto tra quei numeri che si confondevano tra le mille parole e quasi mi prese un colpo quando sentii : <<Edoardo ma che piacere rivederti!>>.

Oltre alle prime chiacchiere di circostanza tipiche della nostra cultura – gli americani sarebbero subito arrivati al punto ne sono certo! – vi posso dire che fu un incontro rivelatore.

<<Che intenzioni hai Edoardo?>> furono le sue prime parole serie, <<cosa intende dire prof?>> risposi io facendo finta di non capire dove volesse andare a parare.

<<Dico, sei un ragazzo con molte capacità di apprendimento lo hai dimostrato anche dal punteggio che hai preso alla maturità, vuoi sprecare tutto? Non intendi iscriverti all’Università?>>.

Ah! Ecco in cosa consisteva il colloquio, poteva utilizzare un altro termine allora, che so, “orientamento” magari?

<<No, guardi, non voglio fare l’università, non saprei neanche quale corso frequentare e, oltretutto, la mia famiglia non potrebbe neanche sostenere le spese economiche…>> e prima che finissi di vomitare la mia autodifesa mi interruppe e, con un gesto fulmineo e inaspettato, mi prese dalle mani il libro che stavo sfogliando prima del suo arrivo e che inconsapevolmente tenevo ancora tra le mani, e sventolandolo per aria disse: <<questo è il tuo destino! Ce l’avevi in mano per tutto questo tempo e tu non ti sei ancora reso conto del tuo potenziale, non ti sei minimamente impegnato a dedicare un minuto del tuo tempo per pensare al tuo futuro, ti sei crogiolato nell’idea che l’università fosse troppo spesosa per la tua famiglia che non hai neanche considerato l’idea di affrontarla, ebbene, sappi che la vita non sarà mai semplice Edoardo, mai, e che tutto richiederà sacrifici! Ma se ti rimboccherai le maniche, se suderai e faticherai ogni giorno per raggiungere il tuo obiettivo alla fine ce la farai, anzi, ti dirò di più, sarai ancora più soddisfatto>>.

Ebbene, dopo questa ramanzina non seppi più cosa rispondere e tornando a casa, un po’ scioccato e tanto deluso dalla mia superficialità, mi ritrovai con lo sguardo perso dietro la finestra del treno – se così vogliamo definirlo – che mostrandomi infiniti paesaggi solitari mi dava modo di pensare. Già, proprio in quel viaggio, che possiamo considerare più riflessivo che fisico, decisi di iscrivermi all’Università.

Per certi aspetti sono stato più fortunato dei miei amici, perché hanno dovuto fare il test di ingresso per entrare nelle facoltà e molti di loro non ce l’hanno fatta e si sono riversati in università di “ripiego”! Capita spesso sapete? Diciamo che è una soluzione alternativa per evitare l’anno sabbatico. Ma quando poi si accorgono che non è ciò che vogliono davvero, allora è troppo tardi e finiscono così per seguire un percorso che non li soddisfa, non li rende felici. Per me, invece, è stato più semplice, la facoltà di giurisprudenza prevede un test che però ti garantisce l’accesso. Mi spiego meglio, se prendi un punteggio basso entri lo stesso ma con un debito che devi recuperare entro la fine della sessione.

Certo, non fu un percorso privo di ostacoli, come sapete l’Università ha dei costi che spesso diventano difficili da sostenere. Non pensate soltanto alle tasse ma anche a tutto il contorno, ora vi spiego meglio. Non potevo viaggiare tutti i giorni per andare in dipartimento. Ripeto stiamo parlando della Sardegna e dei suoi arcaici sistemi di trasporto! non ci sono treni ad alta velocità, anzi, in alcune zone non ci sono proprio treni, sicché se da Nuoro intendi andare a Sassari devi farti due ore, dico, DUE ORE di viaggio. Insomma non sai mai se arrivi in tempo alla destinazione, o se ci arrivi. Ergo, avevo bisogno di una stanza in locazione e questo comportava un sacrificio enorme per la mia famiglia. <<Devi rimboccarti le maniche Edoardo>> disse la mia prof., ebbene lo feci!

Iniziai a fare ogni tipo di lavoro: ripetizioni ad adolescenti ribelli e brufolosi; il cameriere in un “ristorante” che tutto era fuorché un ristorante; certe volte passavo il fine settimana in campagna da mio zio; altre volte stavo al bar da un mio amico per aiutarlo nelle serate in vi era più afflusso; vendevo i miei appunti ai colleghi svogliati e la notte… studiavo!

Non era per niente facile, ma ogni esame superato e messo da parte era una botta di adrenalina! Dopo tutta la fatica e il sudore versato sui libri, quando poi ti liberi è come se ti togli un peso dalle spalle.

Oltre alla fatica dello studio, poi, ci sono i sacrifici annessi che per un ragazzo di quell’età non sono da poco. Spesso – ma non volentieri – rinunciavo ad uscire con i miei amici; ad un aperitivo; ad una serata in discoteca perché altrimenti il giorno dopo l’avrei passato a letto. Rinunci alla socializzazione, a quello svago che naturalmente tutti i giovani desiderano, ricercano.

Quindi oltre ai costi diretti ci sono anche quelli indiretti, meno percepibili ad un occhio esterno ma altrettanto significativi, perché costituiscono rinunce che richiedono un certo grado di maturità, di comprensione di ciò che al momento è più necessario e ciò che invece è sacrificabile.

Certo ragazzi, non mi sono mica rinchiuso in casa, anzi, a mio modo – e certe volte di malo modo – sono riuscito a socializzare con gli altri “esseri umani”.

Studiavo per me stesso, studiavo per la società. Sapete che la Sardegna ha il tasso di istruzione più basso di tutta l’Italia? Credo che sia un dato abbastanza allarmante! Eppure è così, e non è dato dal fatto che noi sardi non siamo inclini allo studio, ma piuttosto dal fatto che i giovani della nostra isola sono demoralizzati, sono abbandonati a se stessi in un sistema che non li aiuta in nessun campo, non li ascolta.

Pensateci! Siamo demoralizzati perché non abbiamo futuro. Quante volte sentiamo ripetere la solita affermazione: “perché devo sprecare tempo con lo studio se poi la laurea non vale niente, non mi dà un posto di lavoro?”, sapete quante volte mi hanno detto che il mio titolo di studio non mi porterà da nessuna parte? Beh circa un milione di volte!

Siamo abbandonati perché la nostra Regione non ci ascolta. Quando chiediamo aiuto economico – come maggiori borse di studio o prestiti agli studenti – oppure quando chiediamo a gran voce eventi che ci aiutano a crescere professionalmente; master; un personale docente che sia in linea con i nostri tempi e le nostre esigenze; metodi di studio meno nuragici e così via.

Infine, dico che il sistema non ci aiuta in nessun campo perché il tasso di istruzione così basso è strettamente connesso con tutte le altre lacune che insistono sul nostro territorio. Volete un esempio? Ritorno al sistema dei trasporti! Si ve lo ripeto perché davvero è precario, anzi, direi quasi del tutto assente, ma anche i servizi delle segreterie studenti sono lenti e non in linea con i tempi.

Pensate che spesso sono stato in coda insieme ad un altro centinaio di studenti in segreteria, a causa di piccoli inconvenienti che si potevano risolvere per via telefonica o telematica.

L’attesa era logorante! c’era chi si portava da casa i libri e studiava, chi ascoltava musica, chi giocava a carte, chi andava al bar per farsi una aperitivo prima del suo turno, insomma, sarebbe stato più efficiente mandare un piccione messaggero – magari Edvige di Harry Potter sarebbe stato più rapido – piuttosto che quel sistema farraginoso e precario.

Ecco, questi sono alcuni dei tanti motivi che portano i giovani sardi a non proseguire gli studi, e io in tutto questo mi sento un ragazzo fortunato, perché in qualche modo ce l’ho fatta!

Ho proseguito così i primi 4 anni, con alti e bassi, con adrenalina mista alla stanchezza, con momenti divertenti e altri di solitudine, tra diritto civile e diritto penale fino ad arrivare all’ultimo anno che si è rivelato una guerra con me stesso, senza elusione di colpi.

Sapete credo che sia il momento più difficile della carriera universitaria! La stanchezza si è accumulata negli anni e quando finalmente inizi a vedere la luce in fondo al tunnel ti acceca quasi a tal punto da voler rimanere abbagliato, quasi come se ti bastasse solo ammirarla senza mai raggiungerla. Ora mi rivolgo a chi sta leggendo e ha vissuto questa situazione in prima persona, ho reso bene il concetto? È come se vedere la fine sia essa stessa la fine, e in fin dei conti fine non è! È proprio in quel momento che devi mostrare la tua forza, la tua caparbietà e determinazione. Non ti devi lasciar cullare dal “lo farò domani” o “tanto mi manca poco posso prendermela con calma” No, perché proprio in quell’istante stai iniziando a cedere, a crollare. Ogni tua cellula del tuo corpo smette di crederci e quando dici “ non ce la farò mai” hai già perso. A riguardo mi piace riportare la frase di Martin Luther King che ci suggerisce di non soffermarci a guardare l’intera scalinata ma iniziare semplicemente a salire il primo gradino.

Ebbene ho capito tutto questo un pochino in ritardo, dopo aver sprecato l’anno a temporeggiare.

Ma naturalmente il momento è arrivato anche per me e dopo sei anni e una tesi riguardante un argomento di diritto del lavoro – l’orario di lavoro – mi sono presentato davanti alla commissione.

<<Prego Edoardo può iniziare la sua discussione>> disse il presidente della commissione e così iniziai il mio sproloquio lungo circa un quarto d’ora. In quel momento non ero agitato ma piuttosto consapevole di quanto mi meritassi quel titolo; ero consapevole del sudore che avevo versato; ero orgoglioso di non aver fatto gravare sulla mia famiglia le spese; ero convinto della mia preparazione; ero sicuro della mia scelta di cui mai mi sono pentito!

<<Bene se non ci sono altre domande Edoardo può accomodarsi e attendere l’esito nel mentre ci ritiriamo!>>. Ecco, in quel momento iniziai a spazientirmi, volevo festeggiare e pensare finalmente al mio domani.

Non riuscivo più a stare fermo dall’agitazione, strimpellavo qua e là in quella sala così regale e colma di storia “chissà quanta gente è passata di qui” pensavo, e dopo dieci minuti che sembravano dieci secoli finalmente uscirono, uno appresso all’altro, nel mentre la folla nell’aula sparì, c’ero solo io, loro e il mio futuro che mi attendeva sospeso tra le parole di quell’uomo: <<Edoardo, in virtù dei poteri a me conferitimi dalla legge la dichiaro dottore in giurisprudenza!>>.

Il mio sorriso conseguente a quella frase fu talmente spontaneo che non mi ricordavo di averlo fatto fino a quando non ho visto le foto che lo attestavano, e dopo la smania, la concitazione seguita da continue congratulazioni dei minuti successivi, varcai quella porta non da vincitore ma da colui che ha superato un altro immenso gradino e che adesso era un passo più vicino al suo grande sogno!

Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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