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Cronaca

I dati allarmanti sul “femminicidio”

Questo articolo, come avrete intuito dal sangue che si vede in fondo a questo tunnel, vuole riportare l’attenzione sul femminicidio. E’ un argomento ormai diffuso, trattato e riportato all’attenzione mediatica ma che comunque continua ad essere allarmante. Oltretutto, al giorno d’oggi pare che ci siano ancora delle incertezze sul significato di questo neologismo. Dunque, lo scopo principale sarà la presa di coscienza della drammaticità di questo fenomeno tanto discusso ma ancora per niente risolto. STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE!

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L’obiettivo di questo articolo è dato dalla presa di coscienza della drammaticità connessa ad un fenomeno assai diffuso nel nostro (progredito?) XXI secolo: il FEMMINICIDIO.

Prima di tutto precisiamo la definizione di “femminicidio” perché potrebbe apparire scontato ma non lo è affatto. Qualche settimana fa un giornale italiano dedicò una prima pagina ad una <<sorprendente verità nelle statistiche>>: ci sono più maschicidi che femminicidi!

Il quotidiano, insomma, ci annunciava che il numero annuale di uccisioni di uomini e donne, in famiglia, fra amici, sul luogo del lavoro, si sarebbe attestato ad una posizione di sostanziale parità: 120 a 120.

Ma il femminicidio non nasce da una rissa qualunque scatenata da una birra di troppo; non è un omicidio derivante da un atto vandalico o da una rapina. Forse il giornale ha perso il senso della terminologia? Ebbene riportiamo la definizione per scongiurare ogni equivoco.

“Femminicidio” è un neologismo nato negli anni 90 per qualificare gli omicidi basati sul genere, che vedono come vittima la donna perché, appunto, DONNA.

Dunque, il femminicidio è un uccisione o una violenza compiuta nei confronti di una donna, specialmente quando il fatto di essere donna costituisce l’elemento scatenante dell’azione criminosa.

In altre parole, le donne vengono uccise perché non hanno rispettato un “dovere coniugale”, perché hanno violato gli “ordini” del marito/padrone, perché hanno intrattenuto amicizie vietate e così via.

Certo, è vero che gli uomini muoiono di più, ma non si tratta di MASCHICIDI. Ed è anche vero che gli uomini sono le prime vittime della mentalità maschilista: un vero uomo non deve mostrare la sua “debolezza” nel pianto; non deve lasciarsi sopraffare da una donna; non deve dare la possibilità alla “sua” donna di avere amicizie maschili – altrimenti la gente cosa potrebbe pensare? – ; dovrebbe avere potere sulle sue scelte produttive; oppure dovrebbe essere in grado di controllare il suo conto in banca e chi ne ha più ne metta.

È altresì vero che se riportiamo il fenomeno a livello internazionale, il nostro Paese insieme alla Spagna, detiene il tasso più basso di femminicidi. Ma tutto questo non esclude il fatto che se noi analizziamo il fenomeno a livello mondiale abbiamo numeri da GENOCIDIO!

Ebbene riportiamo alcuni dati che possono farci comprendere, con numeri e cifre da capogiro, la gravità del fenomeno!

  • Tra il 2012 e il 2016 si contano circa 600 femminicidi. Significa che in Italia ogni due giorni (circa) viene uccisa una donna;
  • nel 2018, secondo i dati ISTAT, 133 donne furono uccise. L’81% perse la vita da una persona conosciuta. Nel 54,9% dei casi dal partner attuale o dal precedente; nel 24,8% dei casi (33 donne) da un familiare (inclusi i figli e i genitori) e nel 1,5% dei casi da un’altra persona che conosceva (2 donne circa) come amici, colleghi;
  • nel 2019 furono 92 le donne uccise in Italia. I numeri si riducono rispetto agli anni precedenti ma sono comunque allarmanti;
  • nel primo mese del 2020 ne sono state uccise sei in una sola settimana, senza contare il cadavere di una di donna ritrovato dopo mesi: a Caltanissetta, un uomo ha ammazzato la compagna e la figlia di 27 anni, poi si è sparato. A Genova un’altra donna è stata uccisa da un uomo (forse l’ex marito) che poi ha tentato il suicidio. Un’altra sfortunata è morta dopo giorni di violenze fisiche subite dal marito. Una ventottenne incinta è stata trovata senza vita. Il corpo di Francesca Fantoni è stato rinvenuto nel Bresciano e l’uomo che l’ha uccisa ha confessato subito dopo. Infine, ad Alghero, Speranza Ponti, scomparsa da mesi è stata ritrovata cadavere.

I dati sono terrificanti, il bilancio è orribile e ci porta ad annunciare una vera e propria emergenza nazionale!

Si, gli omicidi con uomini come vittime sono calati, ma è ancora più allarmante il fatto che permangono stabili, anche se tendenzialmente in diminuzione, i cosiddetti femminicidi.

L’ambiente famigliare è quello dove viene commessa la maggior parte di questi reati e, dalle analisi statistiche, emerge un profilo “primitivo” circa la modalità dell’omicidio. Siamo in presenza di vere e proprie aggressioni, di colluttazioni corpo a corpo in cui l’uomo sfoga tutta la sua inarrestabile rabbia. Per questo, l’arma prevalentemente utilizzata è il coltello, che ci riporta all’ambito domestico perché è il mezzo che si trova a portata di mano nel momento del raptus omicida.

  • Nel 40,2% dei casi le donne vengono ripetutamente colpite da più colpi mortali (quasi mai viene uccisa da un unico colpo) per poi essere spesso soffocate con le mani o con il braccio;
  • nel 9% dei casi la vittima è aggredita e uccisa senza uso di armi, ma con pugni, calci e testate;
  • nel 15,5% dei casi la donna è colpita con oggetti di varia natura: martelli, spranghe, accette, picconi e così via;
  • nel 12,8% delle volte l’arma utilizzata è un arma da fuoco, pistola o fucile;
  • in quasi la metà dei casi è lo stesso autore del femminicidio a dare l’allarme e avvisare le forze dell’ordine

Per quanto concerne il movente di questi efferati e brutali omicidi, i casi più frequenti sono legati alla sfera del rapporto sentimentale: gelosia, amore possessivo e morboso intento a porre la compagna in una posizione di sottomissione. Dunque, la matrice della violenza contro le donne può essere rintracciata ancora oggi nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne.

Inoltre, pensate che nell’ordinamento italiano non si prevede che la fattispecie del femminicidio sia un’ipotesi di reato autonoma ma solo come una circostanza aggravante. In pratica questa violenza di genere è un’espressione che descrive il fenomeno con riferimento alle sue basi empirico-criminologiche, ponendo in risalto la posizione o il ruolo dell’autore.

Infine, ricordiamo che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 Novembre come la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Sapete perché proprio questa data? È il ricordo di un brutale assassinio avvenuto nel 1960 nella Repubblica Domenicana ai tempi del dittatore Trujillo. Tre sorelle di cognome Mirabel considerate rivoluzionarie, furono torturate, massacrate, strangolate. Successivamente buttarono i loro corpi in un burrone e venne simulato un incidente.

Tutte queste informazioni ci portano sconforto. Com’è possibile che in una società avanzata come la nostra, avvengano ancora delle simili atrocità? Com’è possibile che nel XXI secolo esistano ancora queste mentalità sessiste e discriminatorie dopo anni e anni di lotte per l’emancipazione che hanno anche raggiunto importanti progressi? Perché si tende a minimizzare un problema sociale come questo?

Tra tutte queste domande solleviamo un’affermazione indispensabile: STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE!

Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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