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Cronaca

Riforma della prescrizione: imputati a vita?

Cos’è la prescrizione? A cosa serve ?Perché la riforma Bonafede non può risolvere le disfunzioni del processo penale?

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di Maria Cristina Frosali

In questi giorni si sente spesso parlare di prescrizione, ma in cosa consiste questo istituto su cui il Governo rischia di cadere?

La prescrizione è una causa di estinzione del reato collegata al passaggio del tempo: se, dopo un certo periodo dalla presunta commissione del fatto, l’imputato non è stato condannato con una sentenza definitiva, il reato si estingue. La quantità di tempo che deve trascorrere affinché questo avvenga dipende dalla gravità del fatto di cui si è accusati: i reati minori (quali il furto semplice) si prescrivono in un tempo che varia dai 6 anni ai 7 anni e mezzo, i reati di media gravità si prescrivono, in circa 15 anni, mentre i reati puniti con l’ergastolo, a causa della loro gravità, non si prescrivono.

La previsione di un termine di estinzione del reato corrisponde ad un’antichissima esigenza di civiltà giuridica, secondo la quale lo Stato non può esercitare per sempre (ad esclusione dei casi più gravi) il suo potere di punire. Dati i tempi eccessivamente lunghi dei nostri processi penali (il giudizio di primo grado dura dai 535 ai 707 giorni e quello di appello mediamente più di 900 giorni), la prescrizione svolge anche una funzione importante, ancorché “indiretta”, di incentivo per i magistrati a concludere il processo in termini ragionevoli, prima che la prescrizione si compia.

La riforma Bonafede, inserita nella legge “spazzacorrotti” ed entrata in vigore lo scorso primo gennaio, ha dato vita ad un acceso dibattito fra i giuristi, con quasi tutta l’accademia, il mondo degli avvocati penalisti ed alcune forze politiche schierate con forza in senso contrario.

Nella sua versione attualmente in vigore, la legge prevede che, dopo la sentenza di primo grado sia essa di condanna o di assoluzione, il decorso della prescrizione si blocca per sempre, mentre nella rivisitazione che pare emergere dall’accordo delle forze politiche di maggioranza (esclusa Iv), la disciplina si differenzia a seconda degli esiti del processo di primo grado: se la pronuncia è una condanna, la prescrizione si blocca per sempre, se è un’assoluzione, la prescrizione continua a decorrere.

In ogni caso la riforma, anche in questa seconda versione (che tra l’altro determina dei seri dubbi di legittimità costituzionale dato il diverso trattamento cui vanno incontro gli imputati condannati e quelli assolti, in entrambi i casi, per la nostra Costituzione, presunti innocenti fino a sentenza definitiva) non risolve le disfunzioni del processo penale poiché posticipa la soluzione del reale problema, rappresentato dalla eccessiva durata dei processi.

Eliminando la prescrizione si legittima lo Stato a tenere il cittadino un tempo irragionevole sotto processo, e ciò, è bene sottolinearlo, a discapito non solo dell’imputato ma anche della vittima e più in generale dell’intera collettività.

Immaginate di avere 18 anni e di rubare una maglietta in un negozio di abbigliamento. Quale senso può avere per la società, per il proprietario del negozio, e per voi stessi, che veniate condannati in primo grado e poi definitivamente a 3 anni di reclusione dopo 8, 10, 20 anni dalla commissione del fatto?

Se si ritiene che la pena abbia un senso, questo è indissolubilmente legato al passaggio del tempo e si dissolve più che ci si allontana dal punto di partenza: una condanna inflitta troppo tempo dopo il reato non serve più a proteggere la società dal pericolo che il soggetto compia altri errori, non è utile ad educare l’autore del reato a vivere nel rispetto della legge e, al contempo, non soddisfa la vittima, che è costretta ad attendere anni ed anni prima di ottenere giustizia.

Sostenere che la prescrizione non serva ad altro se non a sottrarre gli autori del reato dalla loro pena è una stortura, è un modo per non vedere il reale problema: ciò che talvolta può negare alla vittima la giusta sentenza è l’eccessiva durata dei processi.

Per questo, prima di intervenire sulla prescrizione è necessario pretendere dallo Stato che un procedimento penale si concluda entro termini ragionevoli.

Per questo, è necessario strutturare e investire su di una seria riforma del processo penale, aumentando i Magistrati e i dipendenti delle sedi giudiziarie, riducendo le ipotesi di reato e i conseguenti processi, potenziando i riti alternativi al dibattimento, affrontando la questione in tutta la sua complessità e privilegiando politiche efficaci piuttosto che obiettivi di facile e immediato consenso elettorale.

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