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Cronaca

Perché è necessario conoscere il carcere?

Il carcere è il nostro specchio, è il riflesso della società in cui viviamo, e il nostro benessere dipende anche da ciò che accade lì, dietro le sbarre, in quella parte di mondo nascosta ai nostri occhi ma inscindibilmente legata ai nostri destini.

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di Maria Cristina Frosali

Quante volte sentiamo discutere del carcere in televisione, nei dibattiti politici, sui social? Ne sentiamo parlare come se fosse la soluzione a tutti i mali, un contenitore in cui rinchiudere le persone pericolose da sradicare dalla società, per poter vivere per sempre in pace e tranquillità.

Ma davvero sappiamo cosa è il carcere in Italia? Abbiamo un’idea di quante e quali persone in questo momento si trovino detenute? 

Parlando di carcere con i ragazzi dei licei (in uno dei prossimi articoli vi parlerò del progetto a cui ho avuto il piacere di partecipare) ci si rende conto della discrasia che esiste tra la percezione che si ha di questa istituzione e la sua condizione reale. Alle domande: Quante sono le persone detenute? Chi sono? Per quali reati sono ristrette? Quante sono lunghe le loro pene? Da dove vengono? Le risposte (non solo degli studenti, ma anche degli adulti) sono fantasiose e affascinanti, ispirate da serie tv quali “Orange is the new black” o “Prison break” ma il più delle volte distanti anni luce dalla verità.

Il carcere è una realtà complessa, estremamente difficile da descrivere perché governata da dinamiche, gerarchie e valori profondamente diversi dai nostri. Da dove cominciare, allora, a raccontare questo mondo che sembra così distante e “altro” da noi?

Dai numeri. Perché non si può comprendere un fenomeno senza prima conoscerne le dimensioni. Ebbene, gli istituti penitenziari italiani sono 189. I detenuti presenti, al 31/01/2020 sono 60.971. Tra questi:

  • 58.293 sono uomini
  • 2.678 sono donne (delinquono meno o sono più brave a non farsi scoprire?). Tra queste, 52 sono madri con figli al seguito. I bambini che in questo momento si trovano in carcere sono 57.

Gli stranieri sono 19.841, dunque il 32% del totale.

Un altro dato rilevante è questo: dei 60.971 detenuti, i condannati definitivi sono 41.679. Ciò significa che nelle nostre carceri si trovano quasi 20 mila presunti innocenti.

Dei 41 mila condannati con sentenza definitiva:

  • in 19 mila devono scontare una pena uguale o inferiore a 5 anni.
  • in 11 mila dai 5 ai 10 anni.
  • in 7 mila dai 10 ai 20 anni.
  • in 2 mila 400, oltre i 20 anni.
  • in 1.802 l’ergastolo (di questi gli stranieri sono 111)

Guardando alle “pene residue” e cioè alla quantità di pena da scontare, ci si accorge che, al 31/12/2019, l’88,5% delle persone attualmente detenute uscirà in meno di 10 anni, tra queste, a 17 mila detenuti restano da scontare meno di due anni di carcere.

Eccolo allora il collegamento diretto tra il carcere e le nostre vite. Le vite di tutti noi, anche di coloro i quali ritengono di non condividere la logica garantista di chi crede che ad ogni essere umano, proprio e solo perché essere umano, debba essere garantito il rispetto dei diritti e della dignità. Posto che le persone detenute torneranno a popolare la società libera, è o non è anche nel nostro interesse che il carcere sia un luogo positivo, di crescita, di rieducazione, un luogo che dia alle persone i mezzi per immaginare un’alternativa al reato?

Voltaire scriveva: “Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione”

E’ per questo motivo che è necessario conoscere il carcere: per misurare, conoscere e migliorare il grado di civiltà del nostro Paese.  Perché il carcere è il nostro specchio, è il riflesso della società in cui viviamo e il nostro benessere dipende anche da ciò che accade lì, dietro le sbarre, in quella parte di mondo nascosta ai nostri occhi ma inscindibilmente legata ai nostri destini.

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