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Politica

Problemi reali: crescita bassissima per l’Italia

Arrivano segnali di emergenza per il nostro paese che oltrepassano i litigi sulla prescrizione e i processi per sequestro di persona.

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Dati Crescita Ue

di Mattia Patrini

La Commissione europea ha stilato le previsioni di crescita dei paesi appartenenti all’Unione Europea per gli anni 2020 e 2021: per l’Italia sono persino più basse rispetto a quelle di qualche mese fa. A novembre si prevedeva una crescita del 0.4% nel 2020 e del 0.7% nel 2021, scese a 0.3% nel 2020 e a 0.6% nel 2021. Non di molto, ma il fattore preoccupante è l’essere vicini alla crescita zero.

“Il Governo italiano è consapevole della necessità di tenere gradualmente il debito su un percorso di riduzione, la scommessa è di riuscire a farlo conservando una politica espansiva, non perdendo l’occasione degli investimenti collegati alla transizione ecologica. E mi auguro che il contesto europeo possa favorire un mix di politiche di questo genere”

Paolo gentiloni, commissario europeo per gli affari economici e monetari

In fondo alla classifica anche Germania e Francia

Le due locomotive economiche europee sono anch’esse in fondo alla classifica, ferme al 1.1% secondo le stime del 2020. Bruxelles sostiene che conseguenze negative per l’economia sono dovute anche alla diffusione del Coronavirus (Covid-19) e a vista degli esperti paesi come la Germania, che hanno spazio fiscale e debito pubblico basso, sono chiamati a investire in politiche più espansive.

Serve un cambio di rotta immediato

L’Italia ora deve fare i conti con questi dati, motivo principale dell‘esodo dei giovani dal nostro paese. Necessità primaria è trovare risposte a questi segnali negativi con politiche di crescita economica, di incremento della produzione e di riduzione del debito pubblico. Più in generale, va riformata la struttura dell’Unione Europea, non facendosi intimorire dalla Brexit e dalle spinte sovraniste presenti in molti paesi membri. Che questo sia da lezione per una nuova rinascita del Vecchio Continente, sempre più soggetto alle politiche forti di USA, Russia e Cina.

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