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Diritto Pubblico

Lo Stato Italiano è Laico?

Ricostruzione dottrinale e commento a margine della sentenza n. 203/89.

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Una delle questioni più scottanti con riferimento al rapporto tra lo Stato e le confessioni religiose riguarda, inevitabilmente, la sua posizione in merito a tale fenomeno.

Nell’analisi che qui compiamo, vogliamo evidenziare tre tipologie diverse di modelli statali:

  • a) stato confessionista;
  • b) laico;
  • c) liberale e pluralista.

Anticipiamo sin da subito che la terza qualificazione è quella che, a nostro avviso, sembra maggiormente corrispondere alla realtà italiana.

Lo stato confessionista esercita generalmente una forma di dominio o controllo sul fenomeno religioso e, al fine di proteggere una determinata confessione religiosa, accompagna a tali condotte il riconoscimento della confessione protetta quale religione dello stato. Si badi che il confessionismo, inteso quale fenomeno, non è rimasto immutato nel tempo anzi, come ci dimostra la storia, è cambiato, spesso divenendo uno strumento per raccogliere il consenso della popolazione (v. periodo fascista).

La negazione dello stato confessionista è lo stato laico ove tutte le religioni godono di uno stesso trattamento e sono parimenti ed effettivamente libere nell’esercizio delle attività religiose e di culto. Come possiamo ben capire tale qualificazione, che emerge nella costituzione francese, non può essere ritenuta aderente al nostro stato.

Ordunque mentre nello Statuto Albertino potevamo facilmente capire quale posizione lo stato assumesse nei confronti del fenomeno religioso (art.1: “La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi”.), nella costituzione non appare alcuna qualificazione dirimente. Ciò ovviamente ha legittimato la dottrina ad effettuare le ricostruzioni più disparate, ora inquadrando lo stato italiano quale confessionista ora invece quale laico, soprattutto sulla base di una legislazione che nell’ultimo periodo si è contrapposta, e duramente, nei confronti delle posizioni secolari della Chiesa Cattolica (v. aborto, cambiamento di sesso, divorzio, unioni civili).

La verità di fondo è che, alla luce del dettato costituzionale e dell’accordo del 18 febbraio 1984 stipulato con la Santa sede, risulta assolutamente da superare l’idea dello stato italiano quale confessionista e dunque tutto ciò che lo legittimi, come l’articolo 1 del trattato del Laterano che dava, in sostanza, man forte a quanto già scritto all’articolo 1 dello statuto Albertino. In proposito il n.1 del protocollo addizionale all’accordo ricorda testualmente che: “non può più ritenersi in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti Lateranensi, della religione cattolica come SOLA religione dello stato Italiano”.

La battaglia vera è propria si gioca, dunque, sulla possibilità o meno di qualificare lo stato quale laico. Noi, aderenti alla dottrina sostenuta dal prof. Francesco Finocchiaro, riteniamo che alla luce degli ex artt. 2,3,7,8,19 e 20, l’inquadramento più corretto sia quello di stato liberale e pluralista.

Il predetto riconosce la libertà religiosa degli individui e dei gruppi sociali, non differenzia lo status dei cittadini secondo la religione professata o non, si riserva la possibilità di intrattenere rapporti paritari con le confessioni religiose organizzate, quando vi sia da dettare la disciplina giuridica alla quale possono avere interesse, assicura ad essi una pari misura di libertà anche se, in vista dello scopo specifico di ciascuno di essi, potranno essere previsti trattamenti differenziati (v. Diritto Ecclesiastico di Francesco Finocchiaro pag. 46).

La giurisprudenza costituzionale, nella nota sentenza n. 203/1989, ha ritenuto di potere desumere dagli articoli 2,3,19 nonchè 7,8,20 il principio supremo della laicità dello stato italiano. Tale principio, a detta della corte, non determinerebbe indifferenza dello stato dinnanzi le religioni ma garanzia dello stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale.

Ma possiamo davvero ritenere laico uno stato che assume un forte interessamento nei confronti del fenomeno sociale e religioso? Si ricordi che a parere dello scrivente e della dottrina sostenuta dal prof. Finocchiaro, laico è lo stato che si mostra indifferente nei confronti del fenomeno religioso. Laddove nè avversione nè indifferenza sussistono, lo stato sarà liberale e pluralista.

Questa tesi è accolta, alla luce della pronuncia costituzione sopracitata, anche dalla corte che tuttavia erra, a nostro avviso, nell’utilizzare il termine “laicità”. Ed invero basterebbe guardare le plurime disposizioni dedicate al fenomeno religioso e che si dimostrano di segno contrario ad un’indifferenza di fondo che è perno centrale del concetto di laicità.

E voi, alla luce delle tesi riportate, cosa ne pensate?

©️ Riproduzione Riservata

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