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Cultura

Trent’anni dalla morte del Presidente

«Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.»

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Alessandro Giuseppe Antonio Pertini, conosciuto da tutti come Sandro Pertini, fu il settimo Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985. Giornalista, partigiano e primo ed unico esponente del PSI a divenire Capo dello Stato.

Il presidente più amato, è così che spesso viene ricordato Pertini: dagli anni passati al fronte, all’esultanza per la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio del 1982.

Nacque nel 1896 nel Savonese, venne inviato sul fronte dell’Isonzo durante la Grande Guerra e dopo aver ricevuto una medaglia d’argento al valor militare, il giovane Sandro si laureò in Giurisprudenza. Si avvicinò presto alle idee del socialismo riformista del ‘maestro’, come amava definirlo, Filippo Turati. Con la scissione comunista e l’allontanamento dell’area riformista dal PSI, divenne uno dei promotori della nascita del Partito Socialista Unitario, insieme allo stesso Turati, a Giacomo Matteotti e a Claudio Treves. L’omicidio di Matteotti lo colpì profondamente, tanto che pretese la data della scomparsa del deputato socialista sulla sua tessera d’iscrizione al partito.

Il suo antifascismo lo mise a dura prova: subì aggressioni da parte delle guerriglie fasciste e nel 1925 venne arrestato per la prima volta per aver diffuso un opuscolo clandestino dal titolo ‘Sotto il barbaro dominio fascista‘, di cui si assunse ogni responsabilità, rimanendo in carcere per otto mesi. Il periodo di reclusione non affievolì le sue idee, per questo venne condannato a cinque anni di confino. Fuggì in Francia insieme a Turati per evitare una nuova condanna. Svolse diversi lavori per mantenersi, mentre potenziava la rete del Partito Socialista, progettando anche un attentato a Mussolini. Rientrò in Italia il 26 Marzo con documenti falsi. Tuttavia a Pisa venne riconosciuto ed arrestato nuovamente e il 30 Novembre 1929 condannato a dieci anni e nove mesi di reclusione, e a tre anni di vigilanza, dal Tribunale Speciale. “Abbasso il fascismo! Viva il socialismo!” disse scattando in piedi alla proclamazione della sentenza.

Dall’Isola di Santo Stefano, venne trasferito, date le precarie condizioni di salute, al carcere di Turi, dove conobbe Antonio Gramsci. Venne poi trasferito al sanatorio giudiziario di Pianosa, dato il suo aggravarsi. Nel 1935 fu inviato al confino, prima a Ponza e poi a Ventotene.

Il 13 Agosto 1943, pochi giorni dopo la caduta di Mussolini, Sandro Pertini, dopo 14 anni, torna libero. Si precipitò immediatamente a Roma, per ricostruire il Partito Socialista (PSIUP) e venne eletto vicesegretario. Il 15 Ottobre però, a seguito di una riunione clandestina, venne catturato nuovamente insieme a Saragat e ad altri socialisti, dove vennero condannati a morte dal carcere di Regina Coeli. Un’evasione organizzata dalle Brigate Matteotti, li portò in salvo.

Diventò Segretario del Psiup per l’Italia occupata, si spostò a Milano nel maggio del 1944 per partecipare attivamente alla Resistenza, successivamente a Luglio, dopo la liberazione di Roma, venne richiamato da Pietro Nenni nella Capitale. Ad Agosto prese parte anche alla liberazione di Firenze.

Nel dopoguerra, Sandro divenne prima segretario del Partito socialista di unità proletaria, poi membro dell’Assemblea Costituente (essendo eletto come deputato nelle elezioni politiche del 2 Giugno 1946) e nel frattempo sposò Carla Voltolina, staffetta partigiana conosciuta a Torino.

Da sempre sostenitore dell’unità partitica, una presenza in prima linea costante, come durante il processo contro gli assassini mafiosi del sindacalista socialista Salvatore Carnevale e nella protesta contro il congresso neofascista a Genova. Nel 1968 arrivò l’elezione a Presidente della Camera, ma nel 1978, nel pieno degli Anni di Piombo, il Presidente della Repubblica Giovanni Leone, fu costretto a dimettersi per lo scandalo Lockeed. Dunque il Parlamento si trovò a dover votare il successore di Leone, tuttavia rimase paralizzato dai veti incrociati dei partiti. E fu in quella situazione che la candidatura di Pertini venne avanzata.

Il comandante partigiano ed ex combattente venne eletto l’8 Luglio del 1978 con 832 voti su 995 con la più ampia maggioranza della storia repubblicana. Sicuramente il suo modo di intervenire direttamente nella vita politica del Paese rappresentò una novità nel ruolo di Presidente della Repubblica. Morì a Roma il 24 Febbraio del 1990.

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Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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