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Società

Le donne e la politica: un rapporto ancora complicato

A 74 anni dal primo voto concesso anche alle donne in Italia, sembra che la partecipazione femminile alla vita politica sia ancora minoritaria in diversi contesti sociali

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Che cosa c’è ancora che non funziona nel rapporto tra donne e politica? Come mai il dibattito sulle dinamiche che riguardano i decisori politici non affascina la gran parte delle donne? Perché le discussioni su questi argomenti risultano ancora oggi ad appannaggio principalmente maschile? In questo articolo si vuole approfondire il particolare rapporto tra l’argomento “Politica” e la sfera femminile, frutto sia di riflessioni proprie dell’autore sia di dialoghi avuti in merito con donne e uomini.

Perché le donne non parlano di politica?

Quando gli uomini si incontrano parlano principalmente di tre argomenti: il calcio, le donne e la politica”. Come ogni stereotipo, questa frase è un’estremizzazione di qualcosa che tuttavia a livello sociale è percepito come una verità; ovvero che uno degli argomenti più colloquiali ed “esclusivi” maschili è quello della politica. Già di per sé questa fase potrebbe far riflettere: perché la politica, l’arte di amministrare la cosa pubblica – quindi di tutti – è ancora percepita come argomento tipicamente maschile?

L’OPINIONE E L’ESPOSIZIONE – Una chiave di lettura del fenomeno può essere data in questo modo: la politica è un argomento che costringe chi vuole entrare nella discussione ad esporsi, in un contesto di gruppo o in pubblico. Ed è qui che sembra esserci un primo nodo che divide i due sessi, poiché l’accettazione sociale nei confronti di chi ha preso una posizione su una determinata tematica politica cambia se si tratta di un uomo o di una donna.

IL TIMORE DEL GIUDIZIO – Un filo conduttore rintracciabile nelle testimonianze di alcune donne in merito a questa questione è la paura di essere giudicate; come se la società nel suo insieme suggerisse alle donne di non prendere posizione, di non esporsi con proprie idee, di rimanere in silenzio piuttosto che parlare ed essere sottoposte al giudizio degli altri. Ovviamente questa considerazione è un’estremizzazione di una situazione che però, in modo latente, sembra essere presente nella nostra società.

La preoccupazione di essere giudicate per le proprie posizioni politiche
può scoraggiare alcune donne ad esporsi pubblicamente

Non appiattirsi sulla quotidianità

Una delle cose che più ha incuriosito l’autore di questo articolo è il fatto che, in generale, molti dialoghi tra donne riguardano tematiche strettamente legate al quotidiano o a una propria sfera personale. Manca spesso, invece, quella spontanea iniziativa a parlare di “massimi sistemi”, cioè di cose che non riguardano direttamente la propria quotidianità del vivere, ma concetti più astratti e di carattere generale. In questo caso i tema del calcio o della politica, seppur rappresentanti dei discorsi stereotipati maschili, sono un esempio di argomenti generali e astratti come intesi dall’autore.

PUBBLICO VS PRIVATO – Un’altra dicotomia sembra non essersi ancora del tutto schiodata da modelli ottocenteschi: il rapporto tra la sfera pubblica e quella privata nei due sessi. In ancora troppe coppie l’attività pubblica, d’incontro, d’iniziativa è riservata prettamente all’uomo. In diverse forme malate di rapporto le esigenze maschili – e quindi anche i desideri – vengono prima di quelle femminili. Tutto ciò ha una significativa ripercussione sulla sicurezza femminile nel prendere posizioni e quindi sulla esposizione pubblica in determinati contesti.

ASSOCIAZIONI VS PARTITI – Fa riflettere anche la percezione che l’autore ha avuto nel frequentare due ambienti comunitari differenti: il mondo del volontariato e dell’associazionismo da un lato, e quello partitico e di gruppi politici dall’altro. La differenza nella distribuzione dei due sessi è evidente, poiché il rapporto tra presenza maschile e femminile è praticamente invertito nelle due tipologie di realtà: maggiore presenza femminile per il primo, predominanza maschile nel secondo. Anche in questo caso ci potrebbe essere una ragione legata al rapporto tra pubblico e privato, per il quale si riscontra una maggiore partecipazione femminile in ambiti che richiedono poca esposizione mediatica, mentre una presenza più forte maschile nel caso di attività che possono avere un eco pubblico.

In conclusione

L’articolo non vuole avere l’ambizione di trattare questa delicata tematica in modo esaustivo, ma di offrire qualche spunto di riflessione su un argomento mai ben affrontato dai media e dall’opinione pubblica. Eppure tutti questi elementi sono emersi nei diversi dialoghi che l’autore ha avuto con persone di entrambi i sessi.

USCIRE NEL PUBBLICO – Un concetto sembra quindi accompagnare tutto l’articolo, che costituisce anche la chiave di volta per avviare un cambiamento virtuoso nell’approccio femminile al contesto pubblico: l’acquisizione di quel coraggio ad esporsi e a prendere posizione a partire dalle situazioni di gruppo, svincolandosi da un ambiente privato che sembra ancora bloccare molte donne. Ma questo ovviamente non dipende soltanto da loro, essendo tutta la società chiamata in causa per la creazione di quelle condizioni necessarie per l’espressione libera e incondizionata dell’iniziativa femminile. E ciò passa anche attraverso la volontà maschile al cambiamento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Appassionato di relazioni di genere, psicologia sociale e politica internazionale, scrivo sul blog nazionale della community dei Millennials su queste tematiche. Sono nato a Trieste il 27 luglio 1997 e sono stato Senatore Accademico all'Università degli Studi di Trieste dall'aprile 2019 all'ottobre 2020. Ho conseguito il 15 ottobre 2020 nella stessa università la laurea triennale in Scienze Politiche e dell'Amministrazione, con una tesi in sociologia politica. Attualmente frequento il corso magistrale in Comunicazione Giornalistica, Pubblica e d'Impresa all'Università di Bologna. Sono iscritto al partito Italia Viva dal settembre 2019 e sono attivista presso l'associazione di promozione sociale RIME di Trieste. Dal gennaio 2020 sono anche responsabile dell'Ufficio Stampa dell'associazione ProgettiAmo Trieste e dal novembre 2019 coordino a livello locale un gruppo di discussione politica tra giovani.

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