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Uno tsunami nel Super Tuesday

Joe Biden, politico 77 enne con una escalation clamorosa e con l’approvazione di quasi tutti i candidati dem ritirati dalle primarie, cerca l’impresa contro Bernie Sanders rivale ritenuto iper-favorito a sfidare Donald Trump alle elezioni presidenziali.

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Proprio così, con molto clamore e quasi incredulità (non a detta di chi lo sostiene fin dall’inizio della sua campagna) Joe Biden è l’indiscusso vincitore del super tuesday. Ma andiamo per ordine:

Cos’è il Super Tuesday?

Il super tuesday altro non è che uno degli appuntamenti più importanti delle elezioni presidenziali. La corsa dei candidati alla presidenza è suddivisa in tappe chiamate “caucuses”o più semplicemente primarie. Nelle suddette primarie vengono nominati i delegati di ogni Stato e territorio Usa( ovviamente il numero dei delegati varia da Stato a Stato in relazione alla grandezza).

I delegati, durante i congressi che si svolgeranno a metà luglio per i liberali e a fine agosto per il “Grand Old Party”, saranno chiamati ad eleggere ufficialmente il candidato per le presidenziali di novembre del partito repubblicano e del partito democratico.

Ieri gli elettori democratici sono stati chiamati a votare in 14 Stati più un territorio non incorporato, Samoa Americane, e il collegio dei democratici all’estero per un totale di 1.357 delegati da nominare.

Tra i democratici, i candidati che si sono sfidati per rappresentare il partito alle elezioni presidenziali erano 5: Bernie Sanders, Joe Biden, Michael Bloomberg, Elizabeth Warren e Tulsi Gabbard.

L’esito, quasi, a sorpresa

Mentre da una parte è scontata la ricandidatura di Donald Trump, dall’altra di scontato( ed in pochi ci credevano) c’e veramente poco e l’esito di ieri ne è stata la conferma. In molti davano già come candidato dem ufficiale Bernie Sanders, un politico di grande esperienza con una visione molto radicata a sinistra al cospetto di candidati sicuramente più moderati e riformisti come Biden.

Ed è proprio quest’ultimo la vera sorpresa. Dopo aver incassato il 2 Marzo l’appoggio del miliardario Tom Steyer (convinto a ritirarsi nonostante una campagna da 20 milioni di dollari), del promettente Pete Buttigieg( del quale sentiremo molto parlare da qui al 2024..) di Amy Klobuchar ma anche quello dell’ex consigliera alla sicurezza nazionale Susan Rice, l’attivista del movimento #MeToo Alyssa Milano, la vedova del senatore Ted Kennedy, Victoria e tanti altri , l’ex vice presidente, e stretto amico, di Barack Obama vince in 9 Stati precisamente: North Carolina, Virginia, Oklahoma, Alabama, Tennessee, Minnesota, Arkansas, Massachusetts( pezzo forte della Warrens che si deve accontentare di un misero terzo posto) e Texas.

A Sanders vanno invece: Vermont, Colorado, Utah e soprattutto la California, ma senza sfondare come si ci attendeva. Infine all’ex sindaco di New York Bloomberg va Samoa ed anch’egli ha annunciato, poco fa, il ritiro dalle primarie e l’endorsement a Joe Biden.

«Non siamo la faccia dell’establishment. Vogliamo tutti la stessa cosa, una politica decente: e la gente lo ha capito». E’ la senatrice del Minnesota Amy Klobucher a spiegare nel modo più semplice e diretto cosa ha scatenato in meno di 24 ore quello che già tutte le televisioni chiamano “lo tsunami Joe Biden”.

È bastato, infatti, il ricompattamento del partito democratico intorno ad un unico candidato, l’ex vice di Obama appunto, per ribaltare le sorti della campagna elettorale.Proiettando sul podio della raccolta dei delegati proprio colui chiamato spregevolmente “Sleepy Joe”, Joe l’addormentato, da Donald Trump. Ma che tutti sanno essere il rivale finora più temuto dal presidente degli Stati Uniti, pronto a congelare gli aiuti ad un’intera nazione, l’Ucraina, pur di trascinarlo nel fango.

Stando ai primi calcoli, Biden ha anche ottenuto un numero di voti decisamente superiore a Sanders: il New York Times prevede che ne abbia ricevuti 5,3 milioni, contro i 4,9 di Sanders. In generale Biden è andato meglio di quanto previsto dai sondaggi in tutti gli stati tranne quelli in cui buona parte del voto è stato anticipato, quindi inviato per posta diversi giorni fa, mentre l’opposto è avvenuto per Sanders.

Al termine dei risultati, intervenendo dal palco del Baldwin Hills Recreation Center di Los Angeles, Biden ha commentato con decisione e sicurezza con un secco “siamo più vivi che mai”aggiungendo successivamente “la nostra campagna sta decollando. Unitevi a noi per cambiare le cose”. Dall’altra parte invece Sanders ha ribadito “fiducia assoluta” nelle sue idee e sulla sua vittoria proseguendo poi attaccando Biden preannunciando settimane davvero intense.

Secondo il modello predittivo del sito FiveThirty Eight , il più probabile esito finale delle primarie continua a essere una contested convention cioè l’eventualità che nessun candidato ottenga 1.991 delegati. Ma dopo mesi in cui Sanders era stato il candidato favorito, ora Five Thirty Eight dà a Biden il 31 per cento di possibilità di vincere la nomination contro l’8 per cento di Sanders. Fino a una settimana fa era Sanders ad avere la percentuale di Biden. Di sicuro ormai sarà un affare tra loro due, e basta.

Riuscirà Sanders a salvarsi oppure verrà definitivamente travolto dallo tsunami Biden? Il tempo ci darà la risposta giusta.

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Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza ed un master in geografia economica. Insegno in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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