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L’Europa si è fermata a Lesbo

Mentre Erdogan apre le frontiere, gruppi di estrema destra si scagliano contro i profughi e i giornalisti bloccati al confine.

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Una vera e propria catastrofe umanitaria si sta compiendo a Lesbo, in quell’isola greca descritta come un inferno in questi ultimi mesi: repressione e violenza sono divenute la normalità contro i profughi e contro coloro che forniscono assistenza.

Le Ong attive nel luogo, in realtà, cercarono di attirare l’attenzione dell’Europa e dei Governi interessati già dall’inizio dell’anno, quando la situazione, giorno dopo giorno, continuava ad aggravarsi, rendendo una quotidianità già sofferta sostanzialmente insopportabile.

L’hotspot di Moria, il più grande dell’isola, oggi ospita circa 20.000 persone (di cui 7.000 minori), rispetto alla capienza massima di 3.500: tra le tende fuori dai cancelli, decine di famiglie, per la maggior parte provenienti dall’Afghanistan, dalla Siria e dal Pakistan, sono bloccati in attesa dell’esame della richiesta d’asilo, una valutazione che potrebbe durare anche anni.

I profughi temono di essere deportati in Turchia dato l’aumento delle domande di asilo respinte, l’inasprimento delle leggi, le nuove misure di controllo per le Organizzazioni non governative e il “NO” del Governo Greco all’introduzione di uno stato di emergenza sulle Isole dell’Egeo proposto dal Governatore Moutzouris , con un decreto approvato il 4 Febbraio in Parlamento. In programma ci sarebbe anche la trasformazione degli hotspot esistenti in campi profughi chiusi con massimo 5-10 mila posti.

“Con 40.000 persone intrappolate nelle isole greche, la situazione ha raggiunto il limite di sopportazione per i richiedenti asilo e per le comunità locali, entrambi abbandonati dai leader europei a causa dell’accordo UE-Turchia. Di conseguenza, crescenti tensioni hanno portato a scontri, blocchi nelle strade e attacchi contro chi cerca di dare assistenza.” Queste alcune delle parole di Marco Sandrone, capo progetto di Medici Senza Frontiere a Lesbo, costretto a chiudere, proprio per ragioni di sicurezza, la clinica pediatrica davanti al campo profughi.

Da settimane le ostilità sono diventante ingestibili, continue le reazioni aggressive da parte dei gruppi isolati contro gli abitanti della Moria, nell’assenza totale delle istituzioni greche. Migliaia di profughi, in fuga per lo più da Iblid, fulcro degli scontri tra il Regime di Assad e la Turchia, sono spinti dal Governo turco ad oltrepassare la frontiera, anche con l’uso di lacrimogeni. A rispondere dall’altra parte del confine, sempre a suon di lacrimogeni e armi da fuoco, il Governo greco. Gli ultimi dati aggiornati ci parlano di 3 morti e 164 feriti, numeri che andranno probabilmente ad aumentare nelle prossime ore.

Persone abbandonate in un limbo infernale, dove le grida e i pianti dei bambini scandiscono le ore interminabili, mentre la Turchia utilizza i migranti come “arma di pressione” sull’UE e la Grecia continua a violare qualsiasi norma internazionale di tutela dei diritti umani.

“Come in una zona di guerra”: queste le parole che meglio vanno a descrivere una catastrofe umanitaria inascoltata.

Di pochi giorni fa il video diffuso da alcuni attivisti che mostra la Guardia Costiera Greca sparare verso un gommone in mare e speronarlo. Immagini che saranno difficili da dimenticare e da giustificare per un Paese Europeo. Un continente teoricamente sicuro dove si è scelto di voltare lo sguardo. Diversi volontari sono stati aggrediti da gruppi di estrema destra proprio mentre soccorrevano dei migranti durante uno sbarco.

La questione di Lesbo è sotto gli occhi di tutti, ma al momento nessuna risposta, nessuna soluzione, nessun intervento: dall’estate scorsa c’è stato un aumento esponenziale degli arrivi, in circa otto mesi dai 6.500 migranti nel campo di Moria si è passati ad ospitarne circa 20.000.

Nel frattempo crescono gli appelli da parte delle Ong e degli attivisti che chiedono visti umanitari per i siriani e corridoi umanitari, per dislocare i profughi negli Stati membri. La presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha assicurato sostegno a Grecia e Bulgaria in questo momento, anche attraverso un rafforzamento di Frontex (Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera) . Solidarietà ai due paesi è arrivata anche dal presidente francese Emmanuel Macron.

Con un’emergenza sanitaria in crescita e nuovi casi di contagi da Codiv-19 in Grecia, l’escalation umanitaria potrebbe, ancora una volta, passare in secondo piano.

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Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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