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Cronaca

Nuovo Coronavirus 2019, SARS-COV-2 e cuore: realtà o fantascienza

Opinione diffusa è che il nuovo coronavirus colpisca unicamente il sistema respiratorio, in realtà in alcuni pazienti compromette anche il sistema cardiovascolare.

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della prof.ssa Carolina Scagnolari

L’immaginario collettivo associa il processo infettivo associato al nuovo coronavirus 2019 ora denominato dall’Organizzazione Mondiale delle Sanità SARS-COV-2 (Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2, Sindrome Respiratoria Acuta Grave Coronavirus 2) unicamente ad un coinvolgimento di tipo respiratorio. Purtroppo, molte persone non sono a conoscenza che lo stesso coronavirus può compromettere in alcuni pazienti, il cui numero risulta ancora difficile da stimare, il sistema cardiovascolare.

Nella sindrome respiratoria severa da SARS-COV-2, i pazienti possono infatti presentare non solo una polmonite bilaterale con comparsa di dispnea (difficoltà a respirare) ma anche un grave danno al miocardio. Tra i casi confermati di infezione da SARS-COV-2 segnalati dalla National Health Commission of China (NHC), alcuni pazienti presentavano palpitazioni, oppressione o dolore al centro del petto prima dell’insorgenza della sintomatologia respiratoria.

In uno studio pubblicato su Lancet, circa il 12% (5 su 41 pazienti analizzati) dei pazienti ricoverati per infezione da SARS-COV-2, presso l’ospedale di Wuhan in Cina, presentava un danno cardiaco. I pazienti con condizioni croniche sottostanti avevano inoltre una prognosi sfavorevole con un maggior rischio di mortalità a causa del SARS-CoV-2. Tra le persone decedute per COVID-19 (Coronavirus Disease 2019 o Malattia da Coronavirus 2019) segnalate dal NHC, l’11,8% dei pazienti presentava un danno cardiaco sostanziale. Pertanto, nei pazienti con infezione da SARS-COV-2, la presenza di patologie croniche sottostanti, in particolare a carico dell’apparato cardiovascolare, può aggravare la polmonite e aumentare la gravità dei sintomi.

Diventa pertanto prioritario valutare i meccanismi alla base dell’associazione tra infezione da SARS-COV-2 e danno al sistema cardiovascolare, in modo da consentire una tempestiva ed efficace gestione clinica di quei pazienti a maggior rischio di complicazioni e mortalità legate al nuovo coronavirus.

Perché i pazienti con patologie cardiovascolari sono maggiormente vulnerabili al SARS-COV-2?

Il maggior rischio di complicazioni gravi e di decesso legato all’infezione da SARS-COV-2 riscontrata nei pazienti con patologie cardiovascolari potrebbe essere spiegata in parte dai livelli di espressione dell’enzima ACE2 (angiotensin-converting enzyme 2 o enzima di conversione dell’angiotensina 2).

Quale è il ruolo di ACE2?

ACE2 è un enzima associato alla trasformazione dell’angiotensina. ACE2 è abbondantemente espresso non solo nei polmoni, ma anche nel sistema cardiovascolare. Inoltre, ACE2 sembra essere coinvolto nel controllo della funzione cardiaca, nello sviluppo dell’ipertensione e del diabete mellito.

Perché esiste un legame tra ACE2 e il nuovo coronavirus 2019?

ACE2 rappresenta il recettore cellulare di SARS-COV-2. I virus, essendo dei parassiti intracellulari obbligati, devono necessariamente riconoscere e legare un recettore per entrare nella cellula e replicarsi nell’ospite. I recettori sono delle proteine normalmente presenti sulla membrana citoplasmatica che riveste le nostre cellule. Il SARS-COV-2, tramite una proteina espressa sulla sua superficie o envelope (la proteina di attacco S, spike) si lega al recettore ACE2. Questo tipo di interazione non rappresenta una novità nella virologia in quanto lo stesso recettore, ACE2, era stato identificato come principale porta d’ingresso utilizzata dal SARS-COV nell’epidemia del 2002/2003.

Cosa potrebbe aggravare il quadro clinico associato al nuovo coronavirus 2019 nei pazienti con patologie cardiovascolari?

La maggiore severità clinica dell’infezione da SARS-COV-2 nei pazienti con patologie cardiovascolari potrebbe essere associata ad un aumento dei livelli di ACE2 rispetto ai soggetti sani. Tuttavia, attualmente, non si è a conoscenza se i livelli di ACE2 possano essere modulati dall’utilizzo di inibitori del sistema renina-angiotensina-aldosterone. Pertanto diventa imperativo valutare gli effetti della terapia antiipertensiva con ACE-inibitori o bloccanti del recettore dell’angiotensina nei pazienti con SARS-COV-2. In maniera analoga, durante il trattamento di COVID-19 con farmaci antivirali, il rischio di sviluppo di insufficienza cardiaca, aritmia o altri disturbi cardiovascolari necessita un attento monitoraggio nei soggetti a rischio.

Huang, C. et al. Clinical features of patients infected with 2019 novel coronavirus in Wuhan, China. Lancet 395, 497–506 (2020).
Zheng YY, et al.. COVID-19 and the cardiovascular system. Nat Rev Cardiol. 2020

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