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Economia

Puglisi: “Alla fine di questa crisi se le cose vanno male, potremmo aspettarci un calo del Pil del 4/5%”

Il prof. Puglisi: ” Il Paese deve avere degli interventi di reflazione fiscale, quindi più soldi in tasca alle famiglie e alle imprese”. Una chiacchierata con il prof. Puglisi su quello che sta accadendo e sulle possibili conseguenze del Coronavirus.

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A causa della diffusione del coronavirus queste sono giornate molto difficili per le borse di tutto il mondo. In Italia ieri il Ftse Mib è arrivato a perdere fino all’11%, per poi ridurre le perdite a metà pomeriggio e infine chiude a -6,10%. Molte le difficoltà anche per le piccole attività costrette a chiudere per limitare i contagi e proprio per questo nella giornata di ieri è stato varato il decreto economicoCura Italia“. Questo decreto in campo economico non sarà l’ultimo, ma solo «la prima risposta che diamo all’emergenza», come ha spiegato anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Di questo parliamo con il prof. Riccardo Puglisi, professore associato di Economia Politica presso il dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’università di Pavia.

  • Giovedì la presidente della BCE Christine Lagarde ha detto riferendosi all’Italia: ” Noi non siamo qui per accorciare gli spread. Non è questa la funzione né la missione della BCE. Ci sono altri strumenti e altri attori deputati a queste materie“. Subito dopo vi è stata la peggiore perdita( 68 milioni) nella storia della borsa italiana. Perché questa frase ha avuto immediatamente una dura ripercussione?

Non si può attribuire tutto questo andamento negativo della borsa italiana alla frase della Lagarde. E’ vero che le parole dei banchieri centrali contano molto ma in realtà siamo dentro giornate di borsa negative e questo perché si sta cercando di capire quali siano gli effetti, chiaramente recessivi se non depressivi, del Coronavirus. Il dato di partenza è che non si può attribuire tutta questa perdita alla frase detta dalla neo presidente della BCE, ma possiamo affermare che questa frase ha peggiorato le cose. In una crisi emergenziale è vero che gli spread rispecchiano la rischiosità relativa dei titoli di stato, questo è un dato di fatto. Dall’altra parte nel momento in cui c’è più comportamento irrazionale o eccessivo, la Banca Centrale Europea deve evitare che non riesca più a fare politica monetaria, cioè che non riesca più a gestire l’inflazione e gestire anche, in parte, l’andamento dell’attività economica .

Sostanzialmente gli andamenti di finanza pubblica di diversi paesi diventano troppo divergenti: cioè bisogna adottare misure per Paesi che non vanno molto diversamente uno dall’altro, se ad un certo punto, per panico, lo spread di un paese sale molto la politica monetaria della BCE funziona molto male. La Lagarde ha detto questa frase e penso si sia amaramente pentita di averla detta anche se naturalmente esistono degli orientamenti dentro l’Unione Europea che sono più favorevoli al fatto che gli spread si aprono perché prezzano il diverso rischio dei paesi. Per cui non è che tutti hanno detto che la Lagarde ha fatto un grave errore, secondo alcuni (in particolare in ambito tedesco) ci sono state delle posizioni meno negative.

Se si conteggiano i commenti negativi, questi sono stati nettamente predominanti. E’ anche vero che però una cosa giusta la Lagarde l’ha detta, come tra l’altro Draghi alla fine del suo mandato aveva detto: la politica monetaria non può fare le veci della politica fiscale e su questo ha ragione. Lo potrebbe dire a sua discolpa, in termini mal comune mezzo gaudio, questa valutazione è stata fatta anche da Draghi, una valutazione totalmente razionale.

  • In Italia sono state molte le critiche: cosa ne pensa delle parole del sen. Alberto Bagnai che ha definito la Presidente Lagarde “dalla vita sessuale appagante“? Non crede che si ci è spinti un po’ troppo in là?

Penso che il modo in cui il sen. Bagnai abbia peggiorato il livello del dibattito di politica economica in Italia sia qualcosa di assolutamente egregio, nel senso che spicca. Quindi anche in questo caso, partendo dall’essere un economista di medio livello, diciamo che il sen. Bagnai ha detto una cosa pessima, di cui dovrebbe vergognarsi. Non è la prima volta che dice cose di questo genere, quindi non mi stupisco più di tanto.

  • Quali sono le misure che la BCE ha adottato per sostenere la fragile economia italiana?

La BCE deve badare all’intera eurozona e naturalmente quando ci sono politiche monetarie più espansive ci sono due interventi: gli interventi di quantitative easing, cioè di acquisto di titoli di stato che vanno a vantaggio dell’Italia in quanto quota parte (l’Italia è un forte debitore dentro l’unione monetaria ed è un paese importante in termini di Pil). Dall’altra parte ci sono gli interventi tipo LTRO , cioè interventi di rifinanziamento delle banche a tassi molto buoni.

Ecco questa è una seconda parte d’interventi che cerca di “mettere una pezza” alle problematiche finanziarie dei Paesi in cui le imprese possono avere problemi di liquidità e le banche potrebbero essere molto restie se non completamente bloccate nel far prestiti. Quindi gli interventi sono di finanziamento: si mettono soldi comprando titoli di stato, cioè si contribuisce all’andamento di finanza pubblica e dall’altra parte si finanziano le imprese ad un tasso basso.

  • Come giudica la scelta del governo italiano di non aver chiuso la borsa? Non abbiamo, forse, lasciato campo libero agli speculatori?

Io ho un posizione intermedia su ciò: da una parte si possono temere delle reazioni tipologicamente esagerate ma dall’altra parte si può valutare che, come conseguenza del calo fortissimo dei prezzi, bisogna aspettarsi che l’economia vada male in modo tale che gli utili delle imprese quotate siano più bassi o si vada verso le perdite. Qual è il problema nel chiudere la borsa? Se si chiude la borsa non si rende liquidabile l’investimento, quindi se io ho bisogno di soldi e ho delle azioni potrei vendere in perdita con un guadagno molto più basso, in forte perdita. Se la borsa è chiusa non posso più liquidare il mio investimento, questa la conseguenza negativa nel chiudere la borsa.

Dal’altra parte se si chiude la borsa, a meno che la situazione non si risolva splendidamente, si rischia di ritrovare lo stesso fenomeno più forte quando la borsa riapre. Questo perché le persone sono ancora più timorose dato che non sono riuscite a liquidare, a fare soldi con il loro investimento prima perché la borsa era chiusa.

  • Crede che i 25 miliardi in deficit stanziati dall’Italia in accordo con l’Unione Europea saranno sufficienti per sopperire ai contraccolpi economici dell’epidemia?

Questo è un primo intervento, vale all’incirca un punto e mezzo di Pil. Naturalmente dipende dalla durata della crisi ma non è poco. Bisogna vedere quanto dura la crisi, in quanto tempo l’incremento dei contagi totali comincia a scendere in termini assoluti, cioè si inizia a vedere che la cosa si sta risolvendo. Ciò non vuol dire che bisogna togliere tutte le limitazioni immediatamente ma lo si farà molto gradualmente e vuol dire la luce si vede alla fine della crisi. Mi sembra un primo importo molto sensato ed è logico che il governo si tenga delle munizioni per gli interventi futuri.

  • Secondo lei, dopo quest’epidemia quali saranno le ripercussioni sulla nostra economia?

Tutto dipende dal fatto da quanto la crisi sia a V oppure sia a U, cioè dal fatto di quanto sia prolungata la fase di grossa esigenza e di blocco parziale, ma comunque importante delle attività produttive. Io non mi stupirei che se le cose vanno mediamente male, potremmo aspettarci un calo del Pil del 4/5%, se la ripresa è più veloce potremmo avvicinarci verso il 3%.

  • Lei è d’accordo con gli economisti che sostengono che ci vorrebbe una Shock Fiscale?

Sostanzialmente il Paese deve avere degli interventi di reflazione fiscale, quindi più soldi in tasca alle famiglie e alle imprese. La ragione del blocco è il virus stesso quindi temerei interventi troppo forti che peggiorino ulteriormente il debito pubblico, in aggiunta a quelli attuali, che invece sono necessari. Tagliare le tasse, tenendo ben protetti i settori dell’istruzione, della sanità va bene ma bisogna potenziare gli investimenti pubblici e non si deve far correre la spesa pubblica a prescindere da una valutazione delle aree in cui serve.

  • Qual è il suo messaggio ai tutti i piccoli risparmiatori preoccupati per i loro risparmi?

Allora di crisi finanziare ce ne sono state tante, quindi non è la prima e non sarà l’ultima. Questa è particolarmente grave perché è un contagio forse paragonabile alla grande recessione del 2008 ma con caratteristiche diverse, perché appunto dovuta a un contagio. Bisogna distinguere le esigenze di liquidità dalle esigenze a lungo termine. Quelle a lungo termine si valutano non in un anno ma in cinque anni, quindi attenzione a svendere a meno che non si abbia bisogno di liquidità.

Le risorse messe negli investimenti azionari non dovrebbero essere necessarie nel breve termine perché si contraddice con l’investimento azionario stesso che è a lungo termine. Bisogna stare attenti a non confondere il breve termine con il lungo termine per il bene stesso dei risparmiatori.

  • Crede che la sua proposta economica, cioè l’emissione di titoli di stato specifici per finanziare gli investimenti più urgenti in ambito sanitario, verrà prese in considerazione oppure no?

Ho una posizione intermedia: ho notato con piacere che sia stata menzionata anche da Monti. A mio parere il finanziamento di spese sanitarie di emergenza tramite bond specifici per questo fine ha un senso, cioè le darei una priorità maggiore del 50% però vediamo…

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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