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Cronaca

Fornero:” Bisogna spendere di più per la sanità, la ricerca e l’istruzione”

La prof.ssa Fornero:”Bene la Spesa ma attenzione quest’ultima deve anche guardare al futuro e non soltanto alle esigenze correnti degli italiani, che vi sono anche, e quindi una parte va lì e un’altra parte va per la crescita del Paese.”

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In questi giorni sono molte le difficoltà nell’affrontare il Coronavirus. Molte le criticità soprattutto nel campo della sanità che è in prima linea. Infatti anni di tagli hanno sottratto risorse e personale. Lo stesso governatore lombardo Attilio Fontana negli scorsi giorni ha lanciato un segnale dall’allarme: “Purtroppo i numeri continuano ad aumentare, è sempre peggio. Siamo vicini al momento in cui non potremo più utilizzare rianimazioni perché non avremo più letto“. In questo momento sono molti i nuovi reparti di rianimazione che vengono aperti negli ospedali di tutta Italia, gli edifici in disuso come caserme, vecchie cliniche che vengono attrezzate per un utilizzo immediato e anche il personale nell’ambito medico e sanitario che viene assunto. Di tutto questo abbiamo parlato con la professoressa Elsa Maria Fornero, economista, accademica e politica italiana che ha ricoperto la carica di ministro del lavoro e delle politiche sociali, con delega alle pari opportunità, nel governo Monti, dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013.

  • Secondo lei, quando tempo ci vorrà affinché l’Italia possa riprendersi dai danni economici provocati dall’emergenza COVID-19?

E’ una domanda a cui oggi non si può rispondere perché non sappiamo la misura dei danni economici ma anche umani che il virus farà. Sappiamo però che questa è una vera tragedia umana per tutte le persone ammalate delle quali giornalmente sentiamo, per tutte le persone che perdono la vita, per le persone anziane in case di riposo che non hanno più la possibilità di vedere delle persone che vanno a trovarli se non sempre con le mascherine. A questa grande tragedia umana si accompagna una grande tragedia economica, perché il coronavirus è arrivato come un grandissimo Shock a tutto l’apparato produttivo del Paese.

Quando l’apparato produttivo del Paese si ferma, o quasi, come sta avvenendo, e non sappiamo bene per quanto tempo è chiaro che i contraccolpi in termini di perdita di occupazione, perdita di reddito, perdita di contratti, perdita di commesse sono tantissime. Il Governo ha fatto una politica di aumento della spesa e questo, al momento, tampona la situazione ma purtroppo è sempre troppo poco rispetto a quella che si annuncia essere una devastazione economica. Per questo stesso Governo ha detto che non saranno misure sufficienti e speriamo che, a queste, si accompagnino delle misure a livello europeo.

Non sappiamo neanche in che modo il virus intaccherà tutta l’economia mondiale ed è chiaro che se tutta l’economia mondiale va in recessione, noi soffriamo doppiamente: sia dalla mancanza di domanda interna nostra, sia dalla mancanza di domanda che viene dagli altri Paesi. Quindi in sintesi ci auguriamo che la caduta di produzione di reddito sia limitata nel tempo e non troppo profonda, ma non abbiamo buoni motivi per ritenere che ciò avverrà.

  • Secondo il report di settembre della fondazione Gimbe sarebbero oltre 37 i miliardi non investiti in quest’ultimo decennio nel settore sanitario dai diversi governi che si sono succeduti. L’esecutivo Monti, del quale lei ha fatto parte, è stato il secondo nel periodo indicato. Come mai ancora , e via via negli anni, si è registrato questo rallentamento nell’incentivazione di un settore così importante come la sanità?

Da decenni si dice che il nostro Paese ha una spesa pubblica sbilanciata sulle pensioni. Questo perché la spesa pubblica è alta, alta è anche la tassazione ma come sappiamo la tassazione non basta a finanziare la spesa. Quindi noi abbiamo accumulato un grande debito che è un problema soprattutto per i giovani e lo sarà anche di più in futuro. Talvolta si dice che la spesa è alta ed è in particolare, rispetto ad altri Paesi, sbilanciata sulla componente previdenziale. Questo vuol dire che sarebbe stato più saggio cercare di spendere un po’ meno sulle pensioni e spendere un po’ di più per la salute. Ma anche per la ricerca in sanità in quanto una parte importante della salute è costituita dall’individuazione di nuovi strumenti e di nuovi farmaci che possono aiutare a star meglio.

Tutti quelli che oggi si lamentano dei tagli alla sanità, erano magari i primi a dire che i governi dovevamo limitare la spesa sanitaria di certe regioni, che i costi standard dovevano essere introdotti perché alcune regioni spendevano troppo etc etc… Si deduce che quella spesa di per sé non alta era anche indirizzata poco bene, indirizzata non all’efficacia della spesa sanitaria ma magari ad alimentare una spesa meno proficua. In particolare il nostro governo ha dovuto affrontare la crisi del debito e quando c’è la crisi del debito lo Stato rischia di fermarsi per mancanza di soldi.

Il governo attuale ha stanziato 25 miliardi che però non ha e quindi questi miliardi li dobbiamo prendere a prestito. Questo prestito o lo facciamo noi italiani oppure lo fa l’Europa, il Mondo e magari una parte sarà fatto anche dalle banche centrali ma è sempre un prestito. Difficilmente un prestito viene cancellato e di conseguenza è un prestito che si aggiunge al debito che noi già abbiamo. Su questo debito noi paghiamo anche degli interessi, che oggi sono bassi perché la politica monetaria li ha fortemente abbassati, ma sono sempre risorse che vanno via.

Di conseguenza quando c’è una crisi del debito non si possono aumentare le spese perché non si hanno materialmente i soldi per farlo. Detto questo, io non ero responsabile della sanità ma quello che il ministro di allora, il presidente Monti hanno detto credo che sia vero ciò che con il nostro governo non è stata tagliata la spesa ma è stato limitato l’incremento. Quindi se gli aumenti sono inferiori a quelli di altre categorie di spesa allora vuol dire che nel complesso la quota destinata alla salute scende, ma non è il valore assoluto della spesa che è stato tagliato.

  • Pensa che la BCE e l’Unione Europea debba usare meno austerity e molta più flessibilità quando si parla di sanità?

La BCE ha sicuramente usato tutto quello che era in suo potere per aumentare la quantità di moneta, quindi non può esser accusata di praticare politiche di austerity, la politica fiscale europea non esiste di fatto. Adesso molti si lamentano che “l’Europa non c’è” ma sono anche gli stessi che hanno sempre accusato l’Europa “di invadere campi” che i sovranisti vogliono tenersi dicendo:”No, siamo noi che decidiamo le cose nostre“salvo poi dire :”L’Europa non ci aiuta“. Questo mi sembra che sia un po’ troppo facile. La politica fiscale dell’Europa magari, anche per mancanza di capacità di vedere nel susseguirsi nell’economia le possibili conseguenze dell’austerità, è stata effettivamente basata su trattati che imponevano un controllo della Spesa e un taglio del debito.

A posteriori possiamo dire che questa è stata una ricetta sbagliata nella misura più che nella direzione ma a priori, quando bisogna fare qualcosa e vi sono Paesi che hanno una tendenza alla spesa e al debito, bisogna vincolare. I trattati europei li abbiamo firmati tutti e non possiamo dire che ci sono stati imposti perché noi, in particolare noi italiani, abbiamo sempre avuto parecchia voce in capitolo nelle politiche europee. Però solo protestare dall’esterno e non frequentare le diverse istituzioni europee, anche per cercare di influenzare le politiche, è troppo comodo. Quindi molte cose non vanno è vero, ma quando qualcosa non funziona più che limitarsi a critiche sterili bisogna rimboccarsi le maniche, lavorare perché queste cambino in meglio e magari riuscire a convincere altri, con buoni argomenti e non con slogan che le cose devono cambiare direzione.

  • Ad oggi una delle riforme più costose per il nostro bilancio, insieme al Reddito di Cittadinanza è Quota 100. Quest’ultima ha beneficiato sicuramente ad un ristrettissimo numero di italiani avendo però costi esagerati. In questa situazione d’emergenza non sarebbe opportuno stoppare o abolire la riforma?

Quota 100 è frutto di una politica che come obbiettivo aveva il consenso elettorale invece che gli interessi veri del Paese. Questa riforma infatti ha beneficiato un gruppo limitato di persone ed inoltre possiamo anche affermare che queste persone non erano necessariamente in cima alle priorità dal punto di vista di ciò che si può chiamare giustizia sociale. E’ stata fatta, è stata applicata e io penso che stopparla per l’anno in corso è impossibile ma credo che per l’anno prossimo, anche considerata la difficile situazione del Paese, un ritocco si potrà e si dovrà fare.

Questo naturalmente salvaguardando le persone più in difficoltà che hanno le caratteristiche di Quota 100. Vi può essere: chi matura i requisiti da una buona posizione di lavoro e può continuare a lavorare e chi invece, li matura da una condizione di disoccupazione. Bisogna distinguere all’interno di questa categoria in modo da non togliere a chi è in difficoltà ma neanche fare un regalo, dal punto di vista sociale, a chi non è in cima alle priorità. Detto questo, è anche vero che oggi dovrebbero essere gli stessi sindacati, visti i guai che quota 100 ha fatto negli ospedali, nelle scuole, a ribadire che la vera priorità è il lavoro di tutti . Quindi quelli che hanno maturato i requisiti per quota 100, ma sono nelle condizioni di lavorare, è bene che continuino a farlo.

In ogni caso è vero che noi abbiamo bisogno di spendere per la sanità, la ricerca, per le attrezzature e per le infrastrutture. Oggi possiamo constatare che una parte delle scuole italiane ancora non ha l’accesso a internet e quindi quei bambini sono più svantaggiati rispetto a quelli che possono utilizzare le lezioni in via telematica. Non solo, abbiamo tanti capitoli di spesa compreso l’aiuto alle famiglie e quelle giovani che in questo momento sono in difficoltà. Per questo credo che chiedere a qualcuno, che sta bene di salute, di lavorare un po’ di più sia anche una questione di giustizia.

  • Un’altra riforma è il Reddito di Cittadinanza. Alla luce dei numeri, dei costi e della sua strutturazione, questa potrebbe costituire un altro eventuale taglio, reintroducendo magari il REI (reddito di inclusione) , per favorire nuovi incentivi alla sanità?

Il Reddito di cittadinanza innanzitutto ha già un nome che non corrisponde al vero ed è nato su un presupposto ambiguo perché si proponeva, al tempo stesso, di risolvere il problema della povertà e il problema della mancanza di lavoro. Però gli strumenti utilizzati solo in parte si possono identificare con i due obbiettivi che sono diversi. E’ vero che una parte importante di persone ha beneficiato di questa entrata ma quello che clamorosamente è mancato, è la parte di attivazione del lavoro. La povertà, se non parliamo di persone che hanno un’età non più giovane oppure qualche disabilità, si combatte dando lavoro: creandolo e permettendo alle persone di attivarsi sul mercato aiutandole anche a ri-professionalizzarsi.

Questo è lo strumento importante, mescolare i due ha creato un qualcosa che non è né carne né pesce. Oggi nessuno sa più cosa fanno i navigator e comunque non hanno avuto nessuna efficacia dai dati che abbiamo. Queste però sono cose che possono tamponare una situazione di breve termine e non aiutano invece la situazione del problema della povertà e dell’occupazione nel medio termine. Il Rei? Forse si poteva continuare su quella strada e magari ampliare le risorse. Il punto è che questo Governo doveva far vedere che era contro tutto quello che era stato fatto prima. Adesso invece chiedono comprensione , coesione, critiche ben formulate e con parole garbate, esattamente il contrario di ciò che hanno praticato sempre quando erano all’opposizione, quando la loro protesta e il loro antagonismo è stato incattivito ed ha anche alimentato molto astio sociale nel Paese.

  • Come giudica l’ultimo decreto “Cura Italia” che il Governo ha emanato per cercare di risollevare l’economia italiana?

Direi che aumentare la spesa in questo momento era la cosa giusta da fare, ora si tratta di vedere esattamente l’efficacia dei singoli provvedimenti. Bisogna impedire che quello che prima ho chiamato un grave Shock, che è arrivato sul sistema produttivo del Paese, si trasferisca al lato della domanda delle famiglie italiane che spendono per consumi, delle imprese che spendono per investimenti. Se questo accade la crisi si aggrava ulteriormente. Quello che il governo ha fatto è destinare risorse anzitutto alla sanità, in modo da tamponare questa crisi grave che in alcune regioni sembra investire tutto il sistema sanitario. Infatti sentiamo ogni giorno che la Lombardia è vicino ad un punto di non ritorno, che i medici lavorano 24 h senza la possibilità di una turnazione.

Siamo in una situazione di vera emergenza e quindi bisogna mettere delle risorse: per esempio sarebbe anche un bel segnale che la Lombardia riuscisse, anche con l’aiuto di questi mezzi, a costruire un nuovo ospedale alla Fiera che hanno detto di voler costruire in tempi rapidissimi. Poi ci sono gli aiuti alle famiglie in modo che le persone possano arrivare a fine mese, spendere ed alimentare anche un po’ la domanda. Ci sono anche gli aiuti alle imprese perché se non abbiamo le imprese che producono non c’è occupazione e non c’è reddito.

Noi abbiamo un’economia che si regge sulle piccole imprese, molti piccoli imprenditori, molte partite IVA in questi giorni sono veramente stremati perché non hanno un lavoro ed è difficile tenere aperta anche solo un’officina se manca la liquidità necessaria con la conseguenza che, si può essere indotti a chiudere. Mi sembra in definitiva che il provvedimento nella grandi linee risponda alle necessità del Paese.

  • Personalmente ha una proposta economica da consigliare all’attuale governo italiano?

Intanto io credo che bisogna lavorare in maniera coesa cercando soprattutto il bene del Paese, ricordandoci non solo l’oggi ma anche il domani. Noi dobbiamo aiutare l’economia ma, per esempio se i miliardi di spesa aumenteranno, come forse è giusto, bisogna destinare una parte di questi miliardi a costruire infrastrutture per la sanità, per la scuola, fare investimenti, fare ricerca. Bene la Spesa ma attenzione quest’ultima deve anche guardare al futuro e non soltanto alle esigenze correnti degli italiani, che vi sono anche, e quindi una parte va lì e un’altra parte va per la crescita del Paese.

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