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Economia

Il bazooka Americano

La pandemia è arrivata in Usa e incute terrore a Trump e agli americani ma non dal punto di vista finanziario. Il bazooka è pronto a colpire al momento giusto.

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Abbiamo parlato precedentemente delle prime mosse attuate dall’Italia per fronteggiare l’emergenza coronavirus sia dal punto di vista sanitario sia dal punto di vista economico. La crisi italiana come ampiamente previsto è dilagata c anche nel resto d’Europa con una settimana di ritardo. Ed oltre oceano cosa è successo?

E’ accaduto esattamente quello che è successo in Europa, il virus è entrato prepotentemente anche negli USA. Come ben sappiamo il sistema sanitario americano è ben diverso da quello italiano ed europeo. E’ un sistema in gran parte privato(basti pensare che un tampone li costa 3300 dollari) perciò non è per nulla facile, per gli americani, accedere alla sanità. Detto in parole povere chi ha i soldi in USA può facilmente farsi curare per il resto c’è la sanità pubblica che sicuramente non è attrezzata per far fronte ad un virus cosi difficile da contrastare.

In questo quadro generale come ha deciso di muoversi la Presidenza Trump?! E cosa ha pensato di fare la FED? Semplice, un piano da un trilione di dollari. Avete letto bene, un trilione di dollari. Ma andiamo per ordine:

La Fed il 3 marzo comunica il taglio dei tassi di mezzo punto portandoli all’1-1,25%, in quella che è stata la sua prima riduzione di emergenza ,cioè al di fuori delle riunioni programmate , dai tempi della crisi del 2008. Il 15 marzo, con una mossa a sorpresa decide di attuare un ulteriore taglio dei tassi di interesse allo 0-0,25%. E’ finita qui?

Ovviamente no, oltre a portare i tassi di interesse a zero la Fed ha lanciato un massiccio programma di Quantitative Easing per acquistare 700 miliardi di dollari di titoli di stato e obbligazioni garantite da mutui al fine di sostenere l’economia e proteggerla dall’impatto del coronavirus. Nello specifico si tratta dell’acquisto di 500 miliardi di dollari di buoni del Tesoro e di 200 miliardi di titoli ipotecari.

Ma la banca americana ha fatto sapere, inoltre,che c’è un’azione coordinata delle banche centrali mondiali per assicurare liquidità a sostegno dell’economia minacciata dall’emergenza coronavirus. I tassi a livelli vicini allo zero saranno mantenuti fino alla fine della crisi da virus e la decisione, ha spiegato la banca centrale Usa in un comunicato, è stata presa all’unanimità. L’accordo in breve prevede uno sconto di 25 punti base sui contratti swap per favorire la dotazione di dollari da parte del sistema finanziario.

E l’amministrazione Trump?

Trump si è detto,ovviamente, molto soddisfatto delle decisioni prese della Fed e ha rilanciato azioni a supporto con un piano da un trilione di dollari. Per la precisione 1,2 trilioni di dollari. Ma come si pensa verranno distribuiti?

Si sta pensando intanto a dei pagamenti diretti di 1.000 dollari (coloro che guadagnano meno di 100.000 o 75.000 dollari all’anno o più) entro due settimane per attenuare parte dell’impatto economico dell’ampliamento dell’epidemia di coronavirus. Il segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha stanziato una prima tranche di 250 miliardi( i 1000 dollari di cui abbiamo parlato prima)cui potrà seguire una seconda tranche dello stesso importo a distanza di quattro settimane, se ci sarà ancora un’emergenza nazionale.

Il primo piano ipotizzato da Trump prevedeva un intervento di 850 miliardi, ma l’ammontare è stato poi ampliato e ora verrà sottoposto al Congresso. Sono previsti, tra gli altri interventi: 300 miliardi da destinare alle piccole imprese; tra 50 e 100 miliardi da destinare all’industria aerea e a quei settori più colpiti come il turismo;  tra 250 e 300 miliardi di agevolazioni fiscali; Al pacchetto va aggiunto l’ordine già dato dall’amministrazione all’Irs, cioè il fisco americano, affinché allunghi di 90 giorni la scadenza del 15 aprile per pagare le tasse. Si tratta di un sollievo provvisorio, ma nell’immediato lascerà circa 300 miliardi di dollari nelle mani dei consumatori, che alimentano due terzi dell’economia Usa.

Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza ed un master in geografia economica. Insegno in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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