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Economia

Cottarelli: “Il deficit potrebbe salire al 5% ma l’Europa ci aiuterà”

Il prof. Cottarelli:”Quest’anno purtroppo se c’è un problema sanitario è difficile che non ci sia un segno negativo per quanto riguarda il PIL.”

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Mai come in questi giorni le misure dell’Unione Europea possono essere considerate decisive per le sorti degli Stati membri. Tra questi, sicuramente in prima linea per l’emergenza Covid-19, c’è l’Italia. Nel nostro Paese già diversi giorni fa sono stati impiegati 25 miliardi per il decreto “Cura Italia”, un primo aiuto nei confronti dell’economia e quindi degli italiani.  Affinché però vi sia un supporto davvero “utile” sono necessarie altre manovre, e quindi altri fondi. Dunque,  si studiano ai tavoli europei le misure più adatte a risollevare Paesi che, come l’Italia, sono indirizzati verso il rallentamento del PIL e la crescita del debito pubblico

Dopo l’annuncio della  Commissione europea dell’attivazione della clausola del patto di stabilità, arriva la proposta del Presidente del Consiglio Conte, supportata però anche dalla Francia , di ricorrere ai “Corona Bond”, non molto apprezzati invece dalla Germania. E mentre le discussioni vanno avanti e i mercati traballano, in Italia il  numero del contagio crescono, e con essi i danni alla nostra già fragile economia. Di tutti questi aspetti ne parliamo allora con il Prof. Carlo Cottarelli, Direttore dell’ Osservatorio sui  Conti Pubblici Italiani:

  • Secondo lei i 25 miliardi impiegati dal governo per il decreto “Cura Italia” saranno sufficienti per dare un primo aiuto agli italiani?

Per dare un primo aiuto sì, il governo stesso ha detto che ce ne sarà un secondo già il prossimo mese. Ci vorrà qualcosa, quando sarà superata l’emergenza medica, anche per far ripartire l’economia. È ancora incerto quanto servirà , perché questa è una situazione che, soprattutto dal punto di vista sanitario, mi sembra ancora incerta.

  • Quali sono le sue valutazioni in merito ad un probabile, se non inevitabile, calo del PIL italiano ed a un consistente aumento del debito pubblico?

Purtroppo temo che al momento  siano  effetti inevitabili. Quando si devono tenere chiusi certi settori importanti, come ad esempio il turismo, per uno o due mesi, è difficile recuperare dopo. Quest’anno purtroppo, indipendentemente da politiche di sostegno che possano esser fatte, se c’è un problema sanitario è difficile che non ci sia un segno negativo per quanto riguarda il PIL. È inevitabile, in questo caso, che il debito pubblico aumenti. Semplicemente quando scende il PIL si pagano meno tasse,  aumenta quindi il deficit  e cresce anche il debito. D’altra parte si stanno anche  prendendo giustamente misure di sostegno all’economia.

Fortunatamente, per il momento la Banca Centrale Europea ci sta dando una grossa mano perché con le ultime decisioni che sono state prese, una bella fetta del debito pubblico italiano sarà comprata proprio dalla stessa BCE. Da qui alla fine dell’anno, se riusciamo a mantenere il deficit, lo squilibrio tra entrate e uscite, al 5% del PIL dovremmo poi emettere, per finanziare proprio il deficit e per rifinanziare i titoli che scadono, circa 330 miliardi di euro. Di questi, circa 220 che corrisponderebbero  ai 2/3, verrebbero comprati dalla Banca Centrale Europea.  E ciò significherebbe per noi rivendere solamente 1/3 di questi titoli. Sicuramente un bell’aiuto!

  • Come stanno reagendo i mercati?

Le brutte notizie dall’economia reale, che temo continueranno ad arrivare per un po’, spero non spaventino ulteriormente proprio i mercati finanziari. Tuttavia la BCE è riuscita a “calmarli” e ora anche i tassi d’interesse sul debito pubblico italiano sono scesi.

  • Cosa può fare l’Italia per “sostenersi e aiutarsi” intanto?

In una fase di recessione e di emergenza come questa, che è quasi una guerra poi, il debito pubblico deve aumentare. E anche parecchio. Oltre a questo cerchiamo di mantenere i nervi saldi, facendo ognuno il nostro dovere e seguire le istruzioni che ci vengono date dal Governo. Cerchiamo soprattutto di stare a casa. Non voglio poi entrare nell’aspetto sanitario perché non sono un medico e non so dire se queste misure sono sufficienti o meno, se sia necessario chiudere di più o  no. Più avanti si faranno le giuste valutazioni e si vedrà se si sarebbe potuto far meglio oppure no.

  • Tornando a parlare di Europa, ieri la Commissione europea ha attivato la clausola di salvaguardia del patto di stabilità. Cosa ne pensa di questa misura?

È necessario farlo. È stato detto dai giornali, dai media che si sospende il patto di stabilità stesso, ma non è così. Infatti il patto comprende la clausola che consente che certi limiti non vadano più applicati proprio in casi come questo che stiamo vivendo, permette di sforare il tetto del 3%  che in situazione d’emergenza non può essere un vincolo. “Il vincolo” semmai potrebbe essere costituito dai già citati mercati finanziari. In questo ci potrebbe aiutare la BCE ma anche l’emissione di debito comune, i famosi “Euro Bond”, qualora ci fosse la volontà politica di farlo che ancora manca.

  • A proposito dell’emissione degli “Euro Bond”, conosciuti anche come “Corona Bond”. Lei crede che in Europa la misura possa passare o che sarà bloccata da membri come la Germania che mostrano totale diffidenza in essa?

Fino ad ora non c’è stata molta volontà nel mettere titoli in comune da qualche istituto europeo, potrebbe essere la stessa Commissione Europea,  con cui finanziare spesa comune, perché questa viene vista come l’inizio di un bilancio centrale, un bilancio federale simile a quello che c’è negli USA. Questa idea che al momento non ha abbastanza sostegno, non è detto però che non si faccia. D’altronde 10 anni fa sono state fatte cose in emergenza che nessuno pensava potessero fare. Ne sono esempio la creazione di un” fondo salva stati” , oppure la Banca Centrale con l’acquisizione dei titoli di Stato.

  • Economicamente quali sono i Paesi europei che rischiano di subire un colpo più duro dalla diffusione del Coronavirus?  Dove emerge soprattutto “il timore dei mercati”?

Occorre tenere d’occhio la situazione a livello medico. Fino ad ora chi ne ha risentito maggiormente, anche a livello economico è stato il nord Italia,  tuttavia tra i paesi che sono tradizionalmente ritenuti più a rischio ci sono sicuramente quelli del sud Europa. Tra questi un caso a parte è costituito dalla Grecia, in quanto la maggior parte del debito greco non è detenuto dai mercati finanziari ma dagli altri Stati membri.

  • In questo periodo così drammatico si è tornati a discutere degli investimenti fatti dagli ultimi governi in materia di sanità e dei relativi tagli. A proposito di questi circolano alcune sue osservazioni del 2015, dove molti le hanno attribuito, in modo palesemente falso, l’invito ad adottare “una linea di risparmio” proprio nel settore sanitario. Professore, ci spieghi meglio lei stesso cosa stava cercando di dire in quelle circostanze.

Circola un video, dove sono stati fatti dei tagli, che non comprende una parte dove dico invece che i risparsi si possano fare da efficientamento , perché in qualunque settore si possono apportare dei miglioramenti reinvestendoli nel settore stesso. Avevo espresso un parere e qualcuno ha cercato di farmi passare come colui che voleva tagliare la spesa sanitaria. Ho cercato di replicare già più volte; menomale che ci sono certi giornali che documentano la cosa e che allora hanno riportato nel modo giusto il mio pensiero: “con i soldi risparmiati si sarebbe potuto reinvestire nella sanità stessa.”

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Fondatore e direttore del sito www.lapoliticadelpopolo.it Coltivo quotidianamente la mia passione per la politica, l'attualità e l'informazione, cercando di coinvolgere sempre più i giovani.

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