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Cultura

Oggi è il Dantedì

Oggi, 25 Marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno della Divina Commedia, si celebra la giornata dedicata a Dante Alghieri recentemente istituita dal Governo.
Attraverso la mia esperienza e studio personale vi descrivo alcuni personaggi dell’Inferno di Dante.

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Oggi, 25 Marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno della Divina Commedia, si celebra la giornata dedicata a Dante Alghieri recentemente istituita dal Governo.

Il Ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, infatti, in un’intervista ha affermato che il Dantedì può essere una bellissima occasione per ribadire che la scuola c’è, per condividere sui social o sulle piattaforme delle lezioni on line, la passione per uno dei testi più importanti della nostra letteratura.

Non le vedo ma le posso immaginare, le vostre facce già annoiate solamente con l’introduzione di questo tema. Ma non preoccupatevi farò di tutto per non annoiarvi e per parlarvi di Dante in modo fresco, leggero e quasi “teatrale”, introducendo qualche mia esperienza personale.

Perché vi parlo di Dante?

Lo volete davvero sapere? Ebbene vi racconterò il mio viaggio dantesco.

Fin da piccola ho avuto una particolare predisposizione nell’utilizzo della memoria. Tutto ciò che leggevo me lo ricordavo, parola per parola, virgola dopo virgola, e questo non è andato sempre a mio vantaggio. Quando i miei genitori venivano convocati per i colloqui di routine si sentivano dire sempre le stesse cose: “Sua figlia sa le cose, le studia ed è anche veloce ma, studia a memoria e non capiamo bene se quello che dice l’ha effettivamente capito“. Ebbene questo metodo di studio non l’ho mai perduto e non è stato facile dimostrare alle persone, ai professori, docenti che io capivo quello che dicevo, sapevo le parole che usavo e, spesso, il mio cervello ha dovuto fare una doppia operazione: ricordare la pagine del libro e tradurre l’intero testo con altri vocaboli per dimostrare che il messaggio era stato recepito.

Ma arriviamo al dunque e utilizziamo un flashback che ci riporta al 2014. Era una sera di Gennaio come tante, fredda e noiosa, ed io e mio padre guardavano in silenzio la tv quando ci imbattemmo in una bellissima interpretazione di Roberto Benigni. “Aaah – disse mio padre – quanto è bravo Benigni è veramente un genio! Nessuno potrà mai fare una cosa del genere. Studiare tutta la divina commedia a memoria“. Ebbene in quel momento ho voluto mettere in gioco la mia mente e ho aperto una scommessa con mio padre. Entro agosto dello stesso anno – dunque, in otto mesi – dovevo studiare a memoria e saper tradurre tutti i 34 canti della prima cantica della divina commedia. L’inferno.

Da qui ebbe inizio il mio viaggio ultraterreno.

L’inferno

La commedia, che Boccaccio definì Divina, è composta da tre cantiche: inferno, purgatorio e paradiso. Ogni cantica è suddivisa in 33-34 canti. Analizziamo alcuni canti dell’Inferno.

Le prime strofe le conosciamo quasi tutti:

nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura,

che la diritta via era smarrita

Eccolo qui, Dante, nel mezzo della sua vita, cioè all’età di 30 anni circa, che si imbatte nella selva oscura e inizia il suo fatidico viaggio in un mondo ultraterreno e colmo di anime dannate. Ma il sommo poeta non intraprende questo viaggio in solitaria – no non ne avrebbe mai avuto il coraggio – il suo compagno d’avventura di questa cantica è Virgilio che simboleggia l’impero ma soprattutto, la ragione umana:

“Or se tu quel Virgilio e quella fonte

che spandi di parlar si largo fiume? (…),

tu se lo mio maestro e ‘l mio autore;

tu se solo colui da cui io tolsi

Io bello stile che m’ha fatto onore

Tra le prime difficoltà con l’incontro delle tre fiere, simbolo dei peccati originari: la lonza che potrebbe essere una lince o una pantera che rappresenta la lussuria; il leone che simboleggia la superbia e la lupa l’incarnazione dell’avarizia, Dante si inoltra nella foresta, buia e tenebrosa, fino ad arrivare alla porta dell’inferno.

“Giustizia mosse il mio alto Fattore:

fecemi la Divina Potestate,

la Somma Sapienza e ‘L Primo Amore.

Dinanzi a me non fur cose create

se non eterne, e io eterna duro.

Lasciate ogni speranza voi che entrate

Queste parole trovò Dante nella porta dell’inferno. Parole che non lasciano alcun dubbio, alcuna speranza per chi varca quella soglia infernale.

Il terzo canto dell’inferno è quello che più mi ha entusiasmata, sapete perché? Perché qui il sommo poeta incontra Caronte, il traghettatore delle anime perdute:

“ed ecco verso noi venir per nave

un vecchio, bianco per antico pelo,

gridando: “Guai a voi, anime prave!

Non isperate mai veder lo cielo:
i’ vegno per menarvi a l’altra riva,

ne le tenebre eterne, in caldo e ‘n gelo”

Il primo grande personaggio di Dante è proprio lui, Caronte e suoi occhi di brace, che ha un ruolo ben preciso e al quanto scomodo, ossia quello di trasportare le anime da una riva all’altra del fiume Acheronte. Lui è “l’autista” dell’inferno che, con due parole ci dice già quale sarà il destino ultraterreno di Dante. Già, ve lo siete mai chiesti? Dante sarà andato all’inferno, al purgatorio oppure in paradiso?

“per altra via, per altri porti

verrai a piaggia, non qui, per passare:

più lieve legno convien che ti porti

Beh, pare proprio che il nostro Poeta si sia scritto da solo il suo destino – con tutto il rispetto Dante, ma così è troppo facile non credi? – perché Caronte con queste parole, fa capire a Dante che verrà trasportato da una barca un po’ più leggera, insomma, “paradisiaca”.

Ma andiamo avanti nel nostro viaggio, e lasciamo il terzo canto con i suoi “ignavi” e andiamo direttamente al tanto famigerato Canto V. Come dite? Paolo e Francesca? Esatto! Ci sono loro in questo canto, i Lussuriosi.

Credo che un po’ tutti conosciate questi versi:

“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende (…),

Amor, ch’a nullo amato amar perdona (…),

Amor, condusse noi ad una morte

Basta con le smancerie! In questo Canto, uno dei più amati di tutta la Commedia, c’è un altro personaggio che vi voglio presentare. Il mitico Minosse! Il re di Creta, che ascolta le colpe dei peccatori e ne stabilisce le pene:

“Dico che quando l’anima mal nata

li vien dinanzi, tutta si confessa;

e quel conoscitor de la peccata

vede quel luogo d’inferno è da essa:

cignesi con la coda tante volte,

quantunque gradi vuol che giù sia messa

Ebbene si ragazzi, è Minosse che sceglie la condanna dei peccatori. Mi spiego meglio! Dopo che Caronte traghetta le anime, queste si devono presentare dinnanzi a Minosse che, una volta scrutate, conosce immediatamente i loro peccati più oscuri e, con il numero di giri di coda ch’egli fa attorno al proprio corpo, indica il cerchio a cui l’anima del peccatore è destinata.

Curioso vero? Quali peccatori siete curiosi di conoscere? Abbiamo visto gli ignavi, i lussuriosi Paolo e Francesca, che ne dite di scoprire il goloso per eccellenza?

Il terzo personaggio che vi propongo è situato nel Canto VI, dove troverete i golosi, ma soprattutto lui: Ciacco. Si suppone che questo sia un soprannome datogli dai concittadini che significa <<porco>>, ma potrebbe essere anche un vezzeggiativo di Jacopo o di Giacomo, oppure ancora, il poeta Ciacco dell’Anguillara, conosciuto come uomo molto amante della buona tavola.

Beh, di una cosa siamo però certi, Ciacco aveva non poco risentimento nei confronti dei suoi concittadini fiorentini:

“la tua città, ch’è piena

d’invidia sì, che già trabocca il sacco,

seco mi tenne in la vita serena.

Voi cittadini mi chiamaste Ciacco:

per la dannosa colpa della gola,

come tu vedi, a la pioggia mi fiacco

Lasciamo Ciacco al suo risentimento e approdiamo al Canto VII, il canto degli avari e dei prodighi. Ma, ormai avrete capito il mio intento. Non voglio annoiarvi con le solite informazioni che avreste sentito migliaia di volte, come la legge del contrappasso e le sue regole. Voglio, invece, proporvi l’inferno da un punto di vista più “teatrale”, con i suoi mitici personaggi.

Alla fine del sesto Canto troviamo già un’altra figura: Pluto, il dio greco della ricchezza, figlio di Iasione e di Demetra. Anche questo personaggio è stato trasformato in un demonio, è nemico della tranquillità degli uomini, dominato com’è dalla passione del danaro.

Il Canto VII, infatti, inizia proprio così:

“Papè Satàn, papè Sàtan aleppe!

Scusa Pluto ma non abbiamo capito cos’hai detto! Proprio così questa frase non ha ancora avuto una precisa traduzione, sicché non sappiamo con certezza cosa intendesse Dante – o Pluto? – con questi versi. Ma una cosa è certa, Pluto è gonfio di rabbia, è un lupo che simboleggia la cupidigia che Virgilio ha dovuto zittire per potergli spiegare che il viaggio di Dante – uomo ancora vivo – non era dovuto al caso:

“taci, maladetto lupo;

consuma dentro te con la tua rabbia!

Non è senza cagion l’andare al cupo

Questi personaggi che vi ho qui presentato sono solamente alcuni delle tante figure che il Poeta ci riporta. Abbiamo Flegìas che è il demonio messo a custodia degli iracondi; le tre Furie infernali figlie dell’Erebo e della Notte: Megera, Aletto e Tesifone; e poi ancora Medusa; il Minotauro; Nesso il Centauro; le Arpie; la straziante storia del Conte Ugolino e così via.

Il mio intento è stato quello di alleggerire il racconto Dantesco e di riportarlo sotto una veste un po più scherzosa e accattivante. Non so se ci sono riuscita, però sicuramente vorrete sapere se la scommessa che avevo fatto nel lontano 2014 era stata portata a termine. Ebbene si! Studiai tutti i 34 canti e alla fine di questo lungo percorso anche io avevo intrapreso un viaggio ultraterreno che giorno dopo giorno mi ha sempre più entusiasmata proprio quando mi misi a leggere la saga di Harry Potter. Perché se ci pensate i personaggi di Dante e quelli di Herry Potter sono abbastanza similari.

Similare è l’approccio che si deve adottare per immergersi in questi racconti! Occorre una totale apertura mentale e lasciarsi andare, lasciar viaggiare la mente in un mondo del tutto nuovo, parallelo ma straordinario.

E allora come concludere un articolo del genere se non con un verso di Dante? Io ho vinto quella scommessa, e una volta portato a termine il mio compito mi sentivo soddisfatta e ricca di una nuova esperienza, ecco perché vi riporto l’ultimo verso della Cantica dell’inferno, che potrebbe descrivervi meglio il mio stato d’animo alla conclusione della cantica:

” e quindi uscimmo a riveder le stelle

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Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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