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Emergenza carceri: l’inadeguatezza delle risposte del Governo

A fronte delle diecimila persone detenute oltre la capienza regolamentare, per effetto del nuovo decreto sarebbero usciti dal carcere solo in duecento

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di Maria Cristina Frosali

Ieri pomeriggio durante il question time alla Camera dei deputati il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha comunicato che sono 15 i detenuti contagiati nelle carceri italiane.

Da giorni i giuristi italiani, sostenuti dal mondo del volontariato carcerario e dalle associazioni di categoria della Polizia Penitenziaria, denunciano con forza l’insufficienza delle misure adottate dal Governo per prevenire il rischio di esplosione dell’epidemia nelle carceri

La fornitura delle mascherine e la predisposizione di stanze per l’isolamento sanitario dei detenuti che presentano sintomi sospetti non possono essere ritenute misure sufficienti ad evitare il contagio.

Al 28 febbraio erano presenti nelle carceri italiane 61.230 detenuti a fronte dei 50.931 posti disponibili. Si tratta di almeno diecimila persone ristrette oltre la capienza regolamentare degli istituti penitenziari. Posto che le misure del distanziamento sociale non sono praticabili in istituti penitenziari sovraffollati, la messa in sicurezza dei detenuti e del personale passa necessariamente attraverso una riduzione della popolazione carceraria. 

Non sembra concordare su questo punto il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ieri pomeriggio, interrogato sul tema alla Camera dei deputati, ha affermato, con una certa fierezza, che per effetto del nuovo decreto (artt. 123 e 124 del d.l. 17 marzo 2020 n. 28) sarebbero usciti dal carcere solo duecento detenuti.

Lo stesso giorno in cui l’Alto commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet invitava i Governi ad adottare misure urgenti per ridurre il numero delle persone in carcere, al fine di proteggere la salute e la sicurezza dei detenuti, il Ministro della Giustizia italiano rassicurava l’opinione pubblica sulla scarsa incidenza delle disposizioni introdotte dal Governo per ridurre i numeri del sovraffollamento carcerario.

Come affermato dalla Unione delle Camere Penali Italiane, è dunque necessario prendere atto del fatto che “il Ministro Bonafede ed il Governo hanno voluto senza equivoci smentire che esista alcun pericolo epidemico nelle carceri, affermando che le strutture penitenziarie sono perfettamente nelle condizioni di impedirne la diffusione senza alcuna necessità di interventi deflattivi immediati sulla platea degli oltre diecimila detenuti in sovrannumero”.

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