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Paolo Crepet:”Chi non ha paura è un imbecille e compie gesti che poi paghiamo tutti”

Il dott. Crepet:”Questa battaglia si vince con le competenze, con chi sa davvero che cosa sta dicendo. Smettiamola di dire che “uno vale uno” perché mi fa davvero rivoltare lo stomaco.”

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Poco fa nell’aula di palazzo Madama i senatori hanno tributato un lungo applauso alle vittime del coronavirus in occasione dell’informativa del Presidente del Consiglio sul decreto Cura-Italia. Il Premier ha inoltre detto che:”Questa battaglia si vince tutti insieme o a perdere saremo tutti.” Siamo di fronte ad un nemico invisibile ed è essenziale rispettare le restrizioni per limitare il contagio. Nonostante questo abbiamo assistito oltre ai vari gesti sconsiderati, di chi non capisce l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, anche ad un esodo di massa verso la Sicilia. Di questo abbiamo parlato con lo psichiatra, sociologo, educatore, saggista e opinionista italiano, dott. Paolo Crepet.

  • Dott. Crepet siamo in piena epidemia. Giudica adeguate le misure adottate dal governo?

Sono delle buone misure, se fossero state adottate alcuni giorni fa avremmo già risultati migliori di quelli che abbiamo adesso. Stiamo cercando di invertire questa curva e non si può fare altro se non nel modo in cui stiamo già facendo, in maniera più drastica.

  • Non crede che forse, la chiusura del Paese è avvenuta un po’ tardi?

Si, però noi siamo spesso anche “campioni“, cioè quelli che hanno capito tutto quando le cose sono già avvenute. Questa è stata un’epidemia che nessuno poteva aspettarsi per la sua violenza, per la capacità di diffusione. Quindi adesso venire a “fare i primi della classe” dicendo:”io lo sapevo” mi pare un giochetto un po’ troppo facile.

  • Nonostante le restrizioni per cercare di limitare i contagi, sono ancora troppe le persone che non stanno a casa. Perché secondo lei?

Perché c’è molto ignoranza, molta superficialità, molto menefreghismo, molto egoismo. Ma direi che soprattutto è un segnale di ignoranza perché, spostarsi in 40.000 mila in Sicilia vuol dire trovarsi tra due/tre giorni un numero enorme di casi positivi, mi chiedo come si fa a non capirlo. Io recentemente sono andato in un supermercato e la metà delle persone non aveva la mascherina. Ma cos’ha nella testa questa gente? Non so: non vede la televisione, non si accorge di niente. Io ho il terrore, e credo che sia giusto avere paura. Chi non ha paura è un imbecille e compie gesti sconsiderati che poi paghiamo tutti.

  • Abbandonare le proprie abitudini da un giorno all’altro non è facile, lei cosa ne pensa?

Si, non è facile però non è neanche bello prendersi un virus. Credo che ne valga la pena. Anche perché non stiamo facendo un esercizio inutile o discutibile, è l’unico modo. Il vaccino non c’è ancora, le terapie sono in fase di sperimentazione ma per ora non c’è nulla e quindi l’unico modo per cercare di limitare i contagi è far si che la gente stia in casa.

  • Nonostante gli approvvigionamenti non mancano, ancora vediamo le immagini di code infinite davanti ai supermercati. Questo perché secondo lei?

Innanzitutto credo che metà di quei carrelli siano piene di cose inutili o comunque non di primaria importanza. Siamo talmente abituati a comprare qualsiasi cosa che alla fine non riusciamo a non comprare. Siccome l’unica cosa che è possibile fare è andare in un supermercato, andiamo là. Eravamo abituati ad andare negli ipermercati, sempre pieni di gente il sabato e la domenica per comprare la qualsiasi e adesso che non possiamo mica comprarci per esempio il maglione, i calzini compriamo sette scatole di biscotti e così tanta gente ingrasserà.

  • Durante questa pandemia ad avere la peggio sono stati i rapporti umani: troppe persone sono morte senza il conforto dei propri cari, cosa ne pensa?

Purtroppo è inevitabile, non possiamo certo organizzare dei funerali in questo momento. Quindi l’unica cosa che possiamo fare per ricordare i nostri cari che non ci sono più, è ricordarli in vita, parlare dei nonni ai nipoti e a noi stessi. Questo per ora è il meglio che possiamo fare. Penso inoltre che durante questa pandemia noi ci siamo accorti di tante cose, che un domani saranno rivalutate. Per esempio il servizio sanitario nazionale, le scuole. Cioè capiremo che tutti i tagli che abbiamo fatto da trent’anni a questa parte, sono stati tutti scellerati compresa l’assistenza alle persone più deboli e meno sostenute come gli anziani, come si dice: “Quando muore un’anziano, muore una biblioteca“.

  • Una volta finita l’epidemia, secondo lei sarà facile tornare alla normalità?

Ci torneremo, ma io spero ad una normalità diversa da quella che abbiamo visto. L’economia sarà diversa, ci saranno meno soldi soprattutto da parte dello Stato per cui non sarà più uno scandalo sapere che una metropolitana, tipo quella di Torino, andrà ai privati perché lo Stato e il comune non avranno più i soldi per mantenerla. Inoltre il rapporto pubblico/privato nella sanità verrà sicuramente rivisto, con molto coraggio e determinazione: non si può pensare che una tac in una clinica privata lavori 20 ore al giorno e invece in un’ospedale pubblico solamente 6 ore.

  • Crede che veramente “andrà tutto bene”?

E’ sicuro che finirà, non so quando ma finirà. Ci saranno molti morti che dovremmo rimpiangere però si andrà avanti . Io spero si possa andare avanti con delle idee migliori. Ci abitueremo molto di più al lavoro a distanza: non sarà più in una situazione d’emergenza ma per molte aziende sarà la normalità, anche perché con lo smart working oggettivamente l’azienda risparmia e noi, lavoratori a distanza, risparmiamo perché non dobbiamo spendere soldi per i trasferimenti.

  • Un suo messaggio?

Questa battaglia si vince con le competenze, con chi sa davvero che cosa sta dicendo. Smettiamola di dire che “uno vale uno” perché mi fa davvero rivoltare lo stomaco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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