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Economia

Facciamo chiarezza…

Spesso ci si chiede se i “professoroni” che si riempiono la bocca di acronimi e sigle, lo facciano apposta per farsi capire soltanto dagli addetti al mestiere o se lo scopo è proprio quello di non farsi capire dalla maggior parte dei cittadini. Facciamo chiarezza.

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“Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione, quindi, è eccellente”

Mao Tse-tung

Di questi ultimi tempi la cronaca politico/economica italiana è fitta di eventi accomunati da un unico grande denominatore: il Coronavirus. Non voglio nuovamente parlare del Covid-19, non si fa altro da giorni – aggiungo giustamente -, mi piacerebbe aprire una riflessione su quell’ecosistema immenso di termine e “paroloni” (come li definirebbe un noto personaggio politico) che caratterizzano la discussione pubblica da circa due settimane.

Spesso ci si chiede se i “professoroni” (ogni riferimento è puramente casuale), che si riempiono la bocca di acronimi e sigle, lo facciano apposta per farsi capire soltanto dagli addetti al mestiere o se lo scopo è proprio quello di non farsi capire dalla maggior parte dei cittadini. Quindi, proviamo a fare chiarezza.

Il confronto Italia – Germania, il Qantitative easing, il bazooka, i coronabond, lo spread, il Mes, accompagnano la vita e le orecchie di ognuno di noi, ma cosa significano? Quali implicazioni hanno per le nostre vite? Facciamo chiarezza.

E’ vero che l’Italia mette in campo 25 miliardi e la Germania 550? Facciamo chiarezza.

Sul web è girata un’immagine in cui si vedono messe a confronto le risorse stanziate da vari Paesi per combattere la crisi. Dai 550 miliardi della Germania fino ai 25 miliardi italiani. Le due cifre, 550 e 25, corrispondono a risorse completamente diverse. I 25 miliardi di euro del decreto “Cura Italia” sono i soldi concretamente stanziati dal Governo da spendere nell’immediato futuro per far fronte all’emergenza. Verranno emessi più titoli di Stato e si alzerà il debito pubblico, in modo da poter finanziare misure di sostegno economico contro il Covid-19. 25 miliardi subito per sbloccarne 350. I 550 miliardi tedeschi, invece, non sono soldi che il governo mette subito a bilancio.

E’ la liquidità messa a disposizione dalla Banca pubblica di investimenti tedesca, Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW). Si tratta di una garanzia, non di un effettivo stanziamento: sono i soldi che la Germania è in grado di assicurare in questo periodo di emergenza, non quelli concretamente messi in campo contro l’epidemia. Non ha quindi senso mettere a confronto i numeri. La Germania ha messo sul piatto una garanzia futura di liquidità. L’Italia ha già stanziato i soldi. Due cose completamente diverse.

Che cosa è lo spread? Facciamo chiarezza

E’ il differenziale tra il tasso di interesse di un titolo governativo a 10 anni e quello di un analogo titolo del Paese più sicuro dell’area di riferimento. Deriva da una parola inglese che ha più significati. In finanza, lo spread è la differenza tra due prezzi, due tassi d’interesse o due rendimenti. Lo spread utilizzato dalle nostre televisioni e dai nostri giornali è lo spread Btp-Bund, ovvero la differenza tra il tasso di rendimento del titolo decennale di un Paese (nel caso dell’Italia, il Btp) rispetto a quello tedesco decennale, il “Bund”.

Il Bund tedesco è utilizzato come riferimento perché è l’obbligazione dello Stato economicamente e finanziariamente più forte della zona euro. Questo differenziale si smuove ogni volta che c’è un rischio. Uno shock, come quello che stiamo vivendo, mette in difficoltà la sostenibilità del nostro debito pubblico, già molto alto e destinato ad impennare per le maggiori spese dovute all’emergenza. Ecco perché la famosa frase “lo spread è salito” non certifica mai nulla di buono.

Che cosa è il Mes? E perché fa così tanta paura? Facciamo chiarezza

Si parla molto del Mes perché l’iter per riformarlo è giunto quasi al termine. Lo stesso presidente del Consiglio Conte ne ha invocato più volte l’attivazione. Il Meccanismo europeo di stabilità può essere definito come un fondo con lo scopo di mantenere la stabilità finanziaria dell’eurozona. Viene gestito da un Consiglio dei Governatori costituito dai ministri delle finanze dell’Eurozona oltre che da un Consiglio di Amministrazione (nominato proprio dai Governatori) e ne fanno parte anche un Direttore Generale (che ha diritto di voto), il commissario europeo agli Affari economico-monetari e il Presidente della BCE, questi ultimi due come meri osservatori.

Il Mes è l’erede del Fondo europeo Salva-Stati entrato in azione durante la crisi del 2008 per aiutare i Paesi a rischio default, come Spagna, Grecia e Portogallo. In quel caso era la Commissione Ue, assieme al Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale (la famosa Troika) a predisporre un programma di aiuto. Il Mes invece, nato nel 2012, definisce il programma e lo finanzia al tempo stesso, con un gettito massimo di 700 miliardi di euro. Tutti gli Stati europei hanno una quota del Mes, in relazione al loro Pil (Prodotto interno lordo). Non mancano chiaramente le polemiche. In Italia, soprattutto dall’attuale opposizione, sono state mosse numerose critiche sul fondo e sulla sua funzione. In realtà, senza esprimere un giudizio, il nuovo programma di aiuto è più “leggero” rispetto al precedente fondo Salva-Stati, non prevedendo ad esempio commissariamenti. Dopo l’Eurogruppo del 17 marzo 2020, svoltosi nel mezzo dell’emergenza coronavirus, la riforma del MES è stata ufficialmente rimandata per dare priorità alla lotta alla pandemia.

Cos’è un bond? E Che cosa sono i coronabond? Facciamo chiarezza.

Il bond è una obbligazione. Gli Stati chiedono soldi in prestito per finanziare le loro attività, che possono essere quelle ordinarie – come le pensioni, gli stipendi alla Pubblica Amministrazione, i servizi -, oppure straordinarie, proprio come la pandemia che stiamo vivendo. I bond vengono acquistati e chi acquista i titoli di Stato (grandi banche, società di investimento, fondi internazionali, piccoli risparmiatori) chiaramente presta soldi ai Governi. Il rimborso del prestito verrà ottenuto alla scadenza – sempre se chi ha prestato non venda prima sul mercato cosiddetto “secondario” – e riceverà un interesse annuo, in percentuale ai soldi prestati (il così detto “tasso d’interesse”), che chiaramente aumenta se il Paese in questione è percepito come rischioso.

I coronabond, invece, sono simili – a livello concettuale – ai più famosi eurobond: titoli emessi durante la crisi finanziaria precedente del 2012 per permettere ai Paesi profondamente indebitati, ed a corto di liquidità, di ripagare i propri debiti. Uno strumento finanziario emesso non da uno Stato, ma dai Paesi dell’Unione Europea nel suo insieme. I coronabond, o corona bond, sono obbligazioni (bond) che l’Unione europea potrebbe emettere per un tempo limitato – quello della pandemia in corso – per permettere agli Stati di far fronte all’emergenza economica, ripartendo con investimenti e produzione.

Attraverso i coronabond sarebbe possibile finanziare tutte le spese straordinarie connesse all’emergenza sanitaria in atto. Poiché il Coronavirus non è un problema italiano, ma europeo, anche il Presidente Conte ha auspicato l’individuazione di comuni risposte economiche. La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha chiesto ai ministri delle finanze dei Paesi che compongono l’Eurozona di prendere in seria considerazione lo strumento dei coronabond per aiutare a combattere la pandemia di Coronavirus. Ma anche su questo tema lo scontro è più che acceso.

Cosa si intende per Quantitative easing? Facciamo chiarezza

Per Quantitative easing o “allentamento quantitativo”, si intende uno dei modi con i quali una banca centrale, (nel caso dell’Europa la Bce), interviene sul sistema economico e finanziario di un Paese per aumentare la moneta in circolazione, immettendo liquidità. Un programma approvato nel 2015 e rivisto più volte, pensato ed ideato dall’ex presidente della Bce Mario Draghi, che ha tra gli obiettivi quello di scongiurare il rischio di deflazione e mantenere il tasso di inflazione attorno al 2%. Quindi, la Bce acquista titoli di stato o altre obbligazioni sul mercato, stimolando così la crescita economica dell’area euro. Con l’acquisto di titoli di stato e delle obbligazioni i tassi di interesse diminuiscono e i prestiti diventano più economici.

La Bce acquista questi titoli sul mercato secondario – dove si scambiano i titoli prima della loro scadenza, come ho già spiegato precedentemente – per immettere liquidità e rispondere alla crisi. Le aziende e i privati possono così chiedere prestiti, spendendo meno per rimborsare i propri debiti. Consumi e investimenti ricevono in questo modo una spinta, determinando una crescita maggiore nel medio termine. Qualche giorno fa, si è tornato a parlare di Quantitative easing. La Bce ha annunciato il nuovo “Qe pandemico” con un’iniezione di 750 miliardi di euro per contrastare gli effetti dell’epidemia.

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Mi chiamo Jacopo, ho 23 anni e vivo a Roma, città in cui sono nato e cresciuto. Sono uno studente di Scienze Politiche all'Università La Sapienza di Roma. Sono un appassionato di politica, di comunicazione e di giornalismo. Mi piace parlare di giovani, ambiente ed attualità. Oltre a collaborare con alcune testate, lavoro tra i corridoi di Camera e Senato. Inoltre, mi occupo di comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico. Sono il vicepresidente di Green Atlas, un'associazione che opera sul sociale e si batte per il verde. Sono attualmente il vice direttore della nuova piattaforma web di Save The Children, Change The Future. Sono più che convinto che i giovani cambieranno il mondo. Studio ed elaboro strategie. Colleziono libri. “Trasmettere il sentimento per cambiare l’esistente” è la frase che più mi rappresenta.

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